Dichiarazione d’amore per un piatto eticamente scorretto

Croccantino di foie gras e aceto balsamico tradizionale 40 anni

Da bambino c’erano i cremini, i pinguini, i ricoperti di cioccolato, poi il concertino e il croccantino: praline a ricoprire fiordilatte che nascondeva un cuore di sciroppo denso all’amarena. Il Magnum è venuto dopo, con tutta la carica lussuriosa della copertura che faceva crock tra le labbra di angelinejolie con i capelli al vento. Croccantino di foie gras e aceto balsamico tradizionale 40 anni, così lo chef Massimo Bottura ha chiamato un non-gelato, ponte spazio-temporale tra infanzia e presente, tra innocenza e peccato, tra nord e sud passando per la sua Modena. Croccantino, attenzione, non magnum: la perversione si nasconde dove meno te lo aspetti.

Da bambino cercano di insegnarti che non si chiudono gli occhi mentre si mangia: ma ti viene spontaneo se addenti quel croccantino e chissenefrega se gli altri ti hanno visto, o forse hanno chiuso gli occhi anche loro. Dolce salato, morbido croccante, ossimori gustosi che non ti avvertono, stramaledetti, dell’aceto balsamico che ti scapriola la memoria spaparanzandola sul letto sfatto del tuo sistema limbico, amigdala e ippocampo compresi. Riapri gli occhi, reset: hai uno stecco in mano.

Da bambino cercano di insegnarti che non si succhia lo stecco del gelato e tantomeno che lo si possa usare per drenare un piatto malauguratamente solcato da straordinarie striature balsamiche. Da grande lo fai, senza ritegno.

Da bambino cercano di insegnarti la coerenza: non ami il foie gras, non apprezzi certi metodi, speri che siano adottati sistemi incruenti e rispettosi. Ebbene non sono stato coerente, lo ammetto… ma qualcuno mi spieghi come cavolo potevo fare per arrivare al cuore, dolce e vellutato, dell’aceto balsamico e della mia sfrontata felicità.

Immagine: La grande abbuffata

Avatar Fabrizio Scarpato

1 Marzo 2010

commenti (10)

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  1. Avatar Gregorio ha detto:

    Lo sottoscrivo al 100%.
    Un piatto di emozioni, un grande piatto.
    Le emozioni in questa cena a Modena non finivano più.
    Grazie a Massimo Bottura!

  2. si lo so è politicamente scorretto.

    pero’ mi arrogo il piccolo diritto di poter dire che fabrizio l’ho convinto io a venire quel giorno.

    lui gufo’ al tempo della prenotazione, un mese prima circa, dicendo che ci sarebbe stata probabilità di neve quel giorno. ed effettivamente neve ce n’era,ma noi passammo indomiti sulla ” camionale della cisa” fra frizzi e lazzi contro lo scarpato moderatamente portasfiga.

    certo poteva andarci un’altra volta è ovvio.

    ma io sono contento che sia venuto con me ed altri.
    infatti vedere come se la godeva dal francescano è stata libidine per gli occhi.
    quel croccantino gli è cosi’ piaciuto che mi pare gli si sia aggrovigliata persino la prosa della descrizione, meno fluente del solito.

    si chiama innamoramento: puo’ succedere per gli occhi di una splendida DONZELLA ed anche per una cosa da mettere in bocca che sembra effimera ma è geniale. almeno so cosa regalare allo scarpato per il compleanno: una confezione da sei del magnum bottura, da sgranocchiarsi in momenti felici:-)

    ps: mi sfugge la tempistica: andammo mi pare il 9 o il 10 di febbraio. .questo pezzo esce oggi. tenuto conto che l’aceto balsamico contenuto nel croccantino era già abbastanza invecchiato……

    ps2 non mi serve una risposta, sia chiaro. è solo che io volutamente non ho scritto nulla su quel pranzo perchè non mi volevo rovinare il piacere di leggere qualcosa di fabrizio( per la verità anche di altri) e stavo in ambasce:-))

    1. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Novelli Annibali valicammo le Alp…ehm l’Appennino, senza elefanti (??) ma spaparanzati su tedesche turbointegrali inanellate .
      Vero è l’innamoramento inteso come stato nascente alberoniano, rivoluzione dei sensi: prima o poi si farà istituzione, amore, ma senza stranguglioni. Guarda te cosa ti fa un croccantino.
      Che io possa scrivere è opzionale, comunque un privilegio, sempre un regalo, ma nella sostanza è uno scritto di sensazioni e emozioni a posteriori, a stomaco pieno, senza addentrarmi nel piatto, ma nella testa e nel cuore.
      Allo stesso modo, a posteriori ma pubblicamente, elevo peana al Maffi condottiero della spedizione.

    2. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Ops.. novelli Annibale…

  3. Avatar ROLO TOMASSI ha detto:

    Mamma miaogni volta che vedo la foto di questa creazione di Bottura mi immagino le consistenze e i sapori… chissà se un giorno il mio stipendio da povero impiegato 29enne mi permetterà di rendere reale quel morso…

    1. Avatar gumbo chicken ha detto:

      Anch’io ho lo stipendio da impiegatucola, ma Bottura non ha prezzi inaccessibili. Basta porsi l’obiettivo e con un po’ di risparmio su qualcos’altro, come evento speciale te lo puoi permettere se vuoi (come abbiamo potuto noi, del resto). 🙂

    2. Avatar ROLO TOMASSI ha detto:

      🙂 sìsì hai ragione, del resto sono ormai abituato a scialacquare il mio stipendio in vino e cibo, è che a volte mi deprimo perchè la passione è tanta ma i mezzi sono pochi…

    3. Avatar Matteo ha detto:

      Buonasera 🙂

      io, ben tre anni prima di te, sono riuscito a metter via un gruzzoletto per pranzare all’Osteria Francescana.

      Ne vale la pena?
      Il predessert “Orto” mi ha teletrasportato nella campagna di mia nonna: erano 15 anni che non ci andavo.

      e poi tutto il resto…
      pazzesco. pazzesco. pazzesco.

      Mentre tornavo a casa il mio amico mi ha detto: finalmente sono andato in un ristorante dove il mio piatto è stato fatto per me, e lo stesso per il tuo. L’attenzione per il cliente, che parte dalle materie prime, si percepisce in ogni dettaglio.

      Come non essere d’accordo. Io, quell’attenzione, la chiamo rispetto. Rispetto verso il cliente e delle materie prime.

      Fantastico.

      Matteo.

      p.s.: sono andato proprio oggi a pranzo e l’entusiasmo non è ancora calato 🙂