di Massimo Bernardi 18 Ottobre 2010

Non siamo malati di dibattitismo, ma a leggere certe cifre sanguinano gli occhi: “prezzo a persona 307 euro“. Quando a febbraio, una delle mangiatoie di lusso più risolutive in circolazione — Le Calandre di Rubano (PD) — ha dato un taglio al passato rinunciando all’aspetto rassicurate per un look scarno e più moderno (tavoli senza tovaglie, luci soffuse, lampadine al posto dei lampadari, pelli di baccalà appese al soffitto) abbiamo scritto che il nuovo ambiente equivaleva a una seconda moglie: giovane, considerevolmente più nervosa, (s)vestita da far strabuzzare gli occhi. Ma dentro di noi pensavamo: “hanno scelto un ambiente minimalista, sapete c’è la crisi”.

Nel fine settimana però, ci siamo imbattuti in questa rece.

Una considerazione personale prendendo come spunto quanto scrivono gli Alajmo sul loro sito per giustificare il cambiamento interno: “Abbiamo dato vita al locale che vorremmo trovare noi … senza costrizioni e formalismi, nella semplicità. Riteniamo ci sia stato un cambio generazionale della clientela, che ha un certo timore nell’affrontare un locale che rappresenta l’Italia nei primi cinquanta ristoranti nel mondo. Attraverso questa nuova veste vogliamo sdoganare un tabù e portare l’alta cucina in un ristorante al passo con i tempi.”
Nobile e apprezzabile intento. Ma il timore della nuova clientela non diminuirebbe proponendo dei prezzi più “terrestri” dopo il vistoso calo della mise en place e alla semplicità della location?

Prezzo a persona: 307,00.

In un momento ci son passati davanti decine di vibranti commenti che volenterosi lettori di Dissapore avrebbero potuto scrivere contro chiunque, per un prezzo del genere.

Le Calandre no?

[Fonte: Il Mangione]