Essere Clara Barra

Clara Barra al TG5

Mettersi nei panni di Clara Barra. Se da una parte presenta innegabili vantaggi—la curatrice della guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso li riempe meglio di ogni suo parilivello—dall’altra, non deve essere facile. Bisogna affrontare la reazione dei delusi dalla nuova edizione della guida. Che sono molti e illustri, primo tra tutti, Carlo Cracco. Uno il cui core-business, era essere lo chef del ristorante più in vista di mezza Italia (il nord), due anni fa non due secoli, e che oggi viene escluso dalle Tre Forchette. Cosa avrà spinto Clara Barra a prendere questa decisione?

Una risposta possibile sono i titanici ricarichi su 1) vini e 2) tartufi, ma allora Ciccio Sultano? Già, perché un altro trombato eccellente è il ristorante Duomo di Ragusa Ibla. Sì, è fuori dai 21 (ventuno!) migliori ristoranti italiani. Cosa può avere spinto Clara Barra a degradare lo chef che piace al New York Times?

Chi ha potuto leggere le risposte premurose che la curatrice ha dato su Facebook alle lamentele di alcuni ristoratori, si divide in due scuole di pensiero. Ha fatto bene, un guidaiolo moderno non se ne sta arroccato nella sua torre d’avorio. Ha fatto male, se crede nelle sue scelte non deve giustificarsi, tanto meno facendo riferimento ai curatori precedenti.

Ma Clara Barra non ha solo bocciato. Gianfranco-Vissani-un-uomo-solo-al-comando è una scelta che riflette la sua personalità. Dovesse invitarvi a cena è lì che vi porterebbe. Ciò detto, qualcuno ha fatto notare che ora, il cuoco migliore d’Italia è quello che in cucina non c’è mai.

Le quote rosa. Anche le 4 donne nelle Tre Forchette (Nadia Santini, Valeria Piccini, Fabrizia Meroi e le signore Fischetti del ristorante Oasis), sono un un risultato (appena decente) riferibile a Clara Barra.

Il Veneto, non così amato da chi è venuto prima, è ora la prima regione italiana con 4 ristoranti tra i primi 21 (Calandre, Laite, Perbellini, Met), mentre per merito del Met, Venezia riscatta la fama di città da evitare a ogni costo (“Più belli sono i posti, peggio si mangia“, aveva detto nel 2007 l’ex curatore Marco Bolasco).

Chissà che anche lo sdoganamento della cucina d’albergo, caduta in disgrazia da qualche decennio, almeno in Italia, non sia farina del suo sacco. Tra i premiati dalla guida la Gazza Ladra dell’Hotel Palazzo Failla a Modica, il Relais Blu di Massa Lubrense, La Pergola de l’Hotel Rome Cavalieri, L’Olivo del Capri Palace, il Maxi del Capo la Gala di Vico Equense.

Ecco, la cosa che volevamo discutere, non con la fretta della diretta, è se oggi vi piacerebbe essere Clara Barra, visti i risultati della guida 2010. Oppure no.

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

28 ottobre 2009

commenti (81)

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  1. sì, la curiosità acchiappa:

    cosa può avere spinto Clara Barra a degradare Ciccio Sultano, lo chef che piace al New York Times?

    io lavoro sempre da quando sono aperto, dal lontano 2000… posso fare a meno delle tre forchette con onore, anche perchè il motivo è ridicolo. (Dissapore, 14 ottobre 2009)

  2. Azz, “Being Clara Barra” – oggi citazioni da cinema come piovesse !

    Se entrassi nella testa della bella Clara oggi querelerei Dissapore e Bernardi per aver messo una foto che non mi rende giustizia 🙂

    e ringrazierei di esser nata donna perchè, in caso contrario, da un eventuale triello con Ciccio Sultano e Carlo Cracco ne sarei uscita malconcia..

    1. Verissimo… chi la conosce lo sa 😉

    2. Verissimo,
      Perché in giro ci sono dele foto, recenti, parliamo della cena tre forchette, che mettevano decisamente meglio in valore l’aspetto cellulitico delle sue braccia ignude;
      Però, potrebbe anche essere che la stessa Clara apprezzasse il velato clin d’oeil a Gusto, cioè al Bonsignore, un signore che conosce molto bene ;-)))

    3. Trivo che il commento di apricot sia di una volgarità senza limite. Penso che possa francamente vergognarsi per la sua gratuita mancanza di rispetto.

    4. Vai Cernilli. Già che ci sei, ricordagli anche che chi lo dice sa di esserlo.

    5. Ehm…tanto per spostare il discorso lontano dal gossip becero, altro gossip: la citazione sarà cinematografica, ma in campo gastronomico già utilizzata da MuccaPazza!

  3. Personalmente ritengo che il “riscatto veneziano”, più che a Clara Barra, sia da attribuire al notaro Perrotta, frequentatore assiduo e finissimo conoscitore della Serenissima.

  4. ma sto motivo ridicolo che ha penalizzato il povero ciccio si sa???

    Cmq il fatto che Vissani non ci sia in cucina e’ una cosa risaputa, credo che le tre forchette vadano al ristorante e alla cucina, non al nome del ristorante =)

    1. la cucina quest’anno ha convinto un po’ meno
      forse piccole sfumature
      un paio di piatti un po’ ridondanti e non netti nei sapori
      qualche pecca nel servizio
      soprattutto se si è in quattro o più commensali
      si viene “orientati” un po’ troppo nella scelta del menu


      prima impressione:
      comprata stasera, la leggerò nel w.e. ma è l’ultima edizione che accetterò di pagare
      *con dvd a soli* 26,90 € (l’anno scorso erano 22, quello prima 22, prima ancora 20…)

  5. 8 mln di € di esposizione bancaria
    2007 un passivo di circa 2,5 mln di €
    perdite degli ultimi tre esercizi 9 mln di €
    GRChannel e la CitGustoNap passive per 2 mln di €

    e meno male che 2008 ci sono stati i sovvezionamenti statali ca 550.000€
    sono queste le aziende italiane che fanno guide enogastronomiche per ‘informare’ il ‘povero e sprovveduto consumatore?’
    ma un autocontrollo sulla propria azienda non sarebbe più opportuno e logico?
    oltre comprendere il criterio di valutazione che operano su altre aziende, mi piacerebbe che la guida fosse regalata visto che l’avete pagata voi.

    1. Non mi dire che anche tu avevi intenzione di rilevarlo… 😉

      Dimmelo, casomai facciamo una joint venciur…

    2. in toscana si dice che a pagare i debiti e morire c’é sempre tempo. ma se tu trovi un finanziamento… e lo si compra subito

    3. Il bilancio del 2009 sarà molto migliore di quello del 2007. Le esposizioni bancarie calano, per via del fatto che restituiamo i soldi spesi per fare la Città del Gusto. Le perdite, oppure chiamiamole investimenti per la realizzazione delle Città del Gusto e del canale, sono state tutte ripianate, come accade in qualunque società. Forse a qualcuno sfugge che, se non si è miliardari, per fare impresa si deve investore, e nei primi anni si perde anche. Nei primi anni, però. Ora andiamo molto meglio, a qualcuno non farà piacere, ma è così.

  6. In che senso Clara Barra su FaceBook giustifica le sue decisioni facendo riferimento alla precedente cura della guida?

    Comunque, a proposito di “Being Clara Barra”, la risposta è NO grazie. Soprattutto dopo l’articolo di Licia Granello.

  7. Scusa Gianna, a quale articolo di Licia Granello ti riferisci?

    1. Per la serie “regoliamo i conti”, l’articolo di Licia Granello per Repubblica

      Gambero Rosso, Vissani torna al vertice … La guida dei grandi assenti. L’edizione numero venti dei Ristoranti del Gambero Rosso sarà ricordata per la sua parata di super chef, monca di alcuni dei pezzi più pregiati e per la classifica tumultuosamente riassestata, con il ritorno alla vetta di Gianfranco Vissani…Su tutti, mancano i nomi di Carlo Cracco, due stelle Michelin nel cuore di Milano, e Ciccio Sultano, bistellato nella piazza-gioiello di Ragusa Ibla. Fine del paradiso delle Tre Forchette anche per Ugo Alciati – cuoco di vaglia a coté dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Cuneo – Bruno Barbieri di Villa del Quar (altro due stelle Michelin) e Gualtiero Marchesi, peraltro in dichiarato disaccordo con il sistema delle guide. Al posto degli epurati, nell’empireo dei ristoranti del Gambero, l’Oasis di Vallesaccarda e il veneziano Met dell’hotel Metropolitan. Comunque, ben quattro ristoranti in meno nell’elenco degli over 90 e una discesa complessiva di punti e posizioni tra i locali della nuova cucina d’autore, dal Combal. zero all’ex capoclassifica (con Fulvio Pierangelini, che ha chiuso) Torre del Saracino. È una strana storia, quella del Gambero Rosso. Per molti anni, guide, mensile e canale satellitare hanno ruotato intorno alla figura di Stefano Bonilli, fondatore carismatico e contraddittorio. Per assurdo, la fine dell’era Bonilli è cominciata con il compimento dell’impresa più gloriosa, quella Città del Gusto, cattedrale della cucina costruita dirimpetto allo storico quartiere di Testaccio, sede di corsi, eventi e cene memorabili, eppure mai davvero decollata. Risultato: conti in rosso, linea editoriale resa complicata dalle diverse anime interne, rapporti inesistenti con la macchina da guerra di Slow Food. Ma tra errori e aggiustature, complice la nomina di Marco Bolasco a curatore della Guida Ristoranti, i Gambero Boys si erano ricavati uno spazio importante, come talent scout e promotori della nuova gastronomia italiana. Senza minare le fondamenta della ristorazione tradizionale, ma portando in passerella i giovani talenti. Negli ultimi mesi, tutto è cambiato: via Bonilli, via Bolasco, via le teste pensanti di Canale e mensile, forte spostamento delle tematiche enogastronomiche sul mondo dei vini (gradito alla nuova proprietà, che molti attribuiscono al tandem Panerai-Zonin). Così, la guida 2010, firmata dal curatore di un tempo, Giancarlo Perrotta, e da Clara Barra, esibisce una sorta di duplice anima, certificata dal doppio premio: Tradizione/Innovazione. Curiosamente univoca, invece, la scelta dei dieci piatti dell’anno – con dvd delle ricette in allegato – testimoni della nouvelle vague gourmand, tra cui spiccano quelli dei bocciati Cracco e Sultano. A beneficio degli oltre 4 milioni di appassionati (i cosiddetti “foodies”), quasi duemila i ristoranti recensiti, con un occhio di riguardo a wine bar e locali della birra.

  8. Ogni anno assistiamo al medesimo deprimente spettacolo.
    Attorno all’uscita delle Guide si affilano i coltelli, si calibrano i mirini delle carabine, e si posizionano le mine anti uomo. Nella guerra che si viene così a combattere ne usciamo tutti feriti e malconci, dopo aver dato un triste spettacolo al nostro mondo che magari ci osserva silente.
    Più o meno la stessa schifezza era venuta fuori l’anno scorso con le polemiche false e pretestuose attorno ai giudizi delle Guide gastronomiche con quelli di Striscia che provavano a fare i censori ed i castigamatti e qualche brillante ristoratore a fargli da spalla.
    Quest’anno, specialmente attorno al vino lo spettacolo è stato particolarmente deprimente con continue e lunghe battaglie quasi sul nulla, come a voler regolare conti personali mai sopiti.
    Per giungere rapidamente ad una conclusione positiva di questo mio lungo argomentare penso che questo nostro mondo sia in profonda crisi economica. Crisi che accentua e radicalizza scontri e rancori antichi. Quasi un tutti contro tutti, in una reciproca delegittimazione, sperando di esser l’unico a salvarsi e godere finalmente i favori del mercato.
    Io penso che se continua così non si salverà nessuno ed il mercato degli appassionati incomincerà a guardare qualcos’altro.
    Stiamo dando un bruttissimo spaccato del nostro mondo, chi ci segue silente perchè dovrebbe aver voglia di seguirci ancora?
    Non sarebbe meglio remare tutti assieme costruttivamente e non distruttivamente verso la ricostruzione collaborativa e condivisa di un tessuto connettivo fatto di giornalisti, guide, ristoratori e consumatori, per superare questa nostra crisi?
    Badate che non è un invito a nascondere la polvere sotto il tappeto o a far finta di niente. E’ un invito pubblico a trovare delle dinamiche di dialogo, di confronto anche duro ma che rimanga corretto ed equidistante.
    Confrontandoci solo nel merito delle questioni, perchè sul metodo siamo tutti, da adesso in poi, d’accordo.
    .
    Ciao

    1. Bè, tu dici che è peggiorato con la crisi economica, può darsi, o forse è l’atmosfera che si respira in Italia ad essere più avvelenata in generale. In ogni caso io ho cominciato a sbirciare l’universo webgastronomico nel 2005 e l’ho sempre visto più o meno così!

  9. Sull’esclusione di Barbieri, non saprei; non ci sono ancora stato. Su Cracco e Marchesi invece dico: era ora! Basta con le tre forchette alla carriera!! Con un pò piu’ di coraggio avrei ridimensionato, e di molto, anche i punteggi de La Torre del Saracino. Pieno accordo su Vissani, simpatico o meno è ancora il migliore (chiuso Pierangelini..) Qualcosina in più avrebbero meritato il Don Alfonso, il Laite, Villa Crespi e Perbellini. Pollice verso anche per Heinz Beck, vale 2 forchette e 1 stella…ma la mia è una guida che esisterà mai! Le guide fatte da chi campa d’altro, forse, non avranno mai un ewditore.

    1. Premio alla carriera a Cracco e Marchesi?! Mettere quei due sullo stesso piano è ridicolo anche solo per questioni anagrafiche.
      Lo sai che Cracco ha 44 anni? E Marchesi 79?

    2. bravo angelo, bravo. affanculo la carriera. ma che cosa stà carriera? a cosa serve? questi vecchi sempre in mezzo ai coglioni.
      hai ragione…hai ragione in fin dei conti cosa ha fatto Marchesi?
      angelo… biiip

    3. Peccato che Marchesi è stato escluso per sua richiesta. L’abbiamo accolta per il rispetto che gli si deve. Quindi non è stato declassato. Prima di parlare si dovrebbe sapere come stanno le cose.

    4. trovo la precisazione non coerente. mi pare che il sig. Marchesi, mi pare, abbia fatto scelta di essere ‘escluso’ dopo le numerose critiche a lui mosse. e se Marchesi ad un certo punto della carriera decide che ‘é stanco di essere giudicato da chi non capisce niente’ vorrà dire che forse, dico forse, qualcosa non funziona. poi se anche lei pensa che la carriera ed il percorso di un uomo non valgano niente e che debbano essere sempre messe in discussione. ma vorrei chiederle un paio di cose: chi garantisce che la recensione sia frutto sempre di una profonda conoscenza del settore? perché non proviamo a giudicare la capacità oggettiva dell’ ‘essere in grado di saper giudicare’?

    5. Marchesi ha chiesto di essere escluso già dallo scorso anno, e lo ha chiesto a tutte le guide. Quest’anno abbiamo deciso di accontentarlo proprio perché è Marchesi, quindi per rispetto. Personalmente ho ottimi rapporti con lui e mi è sembrato rispettoso accontentarlo. Quindi la mia risposta è coerente e non c’è alcun declassamento. Chi ha la “capacità oggettiva” di giudicare? E che vuol dire “capacità oggettiva”? Perrotta e Barra sono persone competenti ed oneste. A me basta questo. I collaboratori devono semplicemente rappresentare i clienti e giudicare nel loro interesse. Tutti quelli che collaborano con noi sono, a mio avviso, in grado fi farlo. Lei non so.

    6. Aggiungo che lo scorso anno noi l’avevamo premiato.

    7. sig. cernilli, io non ho mai detto che Perrotta e Barra non siano competenti o disonesti.
      la capacitrà oggettività é un’insieme ideologico corrispondente alla realtà e al mondo oggettivo. non può dipendere dalla singola persona che ne assumerebbe un predominio assoluto.
      l’oggettività è realtà e non interpretazione soggettiva. detto questo, perché il dubbio oggettivo sull’essere in grado di giudicare non può mai, dico mai, essere preso in considerazione proprio da chi opera nel giudizio quotidianamente? lei dice che i suoi collaboratori sono in grado di farlo. io dico no. perché dico no? perché io, oggettivamente, posso dimostrale che la capacità di giudicare dei singoli alimenti é impossibile. so che questa cosa é difficile da accettare.
      ma proprio voi che mettete sempre in discussione tutto dovreste essere i primi a sottoporvi al giudizio degli altri, o siete esenti dai giudizi?
      io sono gli altri. e i recensori non rappresentano i clienti. il cliente é una cosa, il recensore é un’altra. si pongono davanti al cibo in modo diverso, tando diverso che la loro predisposizione al giudizio modifica l’oggettività stessa.
      le posso garantire che io per primo metto in dubbio la mia capacità nel saper giudicare. ed il dubbio é così forte, anche dopo 45 anni di esperienza attiva in questo settore, che mi chiedo come possano fare gli altri ad avere tante certezze.

    8. Mi sa che deve leggere Wittgenstein prima di affrontare discorsi sull’oggettività. E forse anche Einstein ed Heisenberg.

  10. Bravo al duo Barra/Perrotta, esperienza e competenza al servizio dei lettori. Complimenti, anche se dispiace per chi ha perso le tre forchette!!!

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