di Stefano Caffarri 9 Luglio 2009

tutti-fotografi-al-ristorante

A tavola, per sapere dove mettere le mani mi sono finora attenuto alle auree regole di Lina Sotis. Mai passarle tra i capelli, mai lo stuzzicadente, tollerata la scarpetta. Questo PRIMA del diluvio digitale. Cioè, prima di ritrovarci tutti tra le mani un biscottino da miliardi di fotografie a costo zero. Mai decollata ai tempi della pellicola, troppo rischio, troppo poca la luce e troppo temperata, col digitale la foo-tomania imperversa, tanto che i nuovi gourmet americani cresciuti alla scuola del blog domandano lumi sulle norme di comportamento.

Chiedere il permesso? Infischiarsene andando avanti? Usare il flash? Contorcersi come anguille per trovare la migliore posizione?

Oggi si richiede un nuovo Galateo, sebbene la maggior parte dei ristoratori nostrani sia alquanto tollerante con i foo-tografi. A me è capitato solo una volta di sentirmi dire “vietato fotografare”, ma era uno scherzo. In Francia invece, scrivono direttamente sul menù quando le fotografie non sono gradite.

Lurkando qua e là, vedo molte immagini cavolettizzate: nel senso che Sigrid Vebert – già collaboratrice del Gambero Rosso e brillante conduttrice del footo-blog Cavoletto di Bruxelles – ha impresso la sua cifra stilistica. Molto imitata. Fa storia a sè il celeberrimo Viaggiatore Gurmè che con i suoi fotoracconti ha marcato il campo, mentre sta su un altro pianeta Francesca Brambilla, professionista del food-imaging i cui scatti abbracciano un tratto ridotto a puro segno, di struggente comunicativa.

E noi cosa facciamo?

Comincio io. Mi siedo, ordino, quando arriva il primo piatto tiro fuori la minuscola lumix, scatto senza flash, senza chiedere, senza fare chiasso ma senza tentare miseramente di nascondermi, e se qualcuno mi chiede rispondo: “sennò poi non mi ricordo nulla…”
C’è qualcosa che non sarebbe ammesso dal Nuovo Galateo del foo-tografo?

Foto: Food-o-grafia by Alessio Guerani