di Giampiero Prozzo 24 Settembre 2011

Per spiegare il successo di Groupon (dalla crasi di group – coupon), il più famoso gruppo d’acquisto online, andrebbe approfondito il senso di espressioni antipatiche tipo “marketing della crisi”, ma alzi la mano chi si sente stregato dall’idea. Allora semplifichiamo: ogni giorno eoni di persone comprano online viaggi, soggiorni, pranzi, cerette, visite mediche, massaggi e  altro con sconti fino all’80%. Tra questi, pure il gastrofanatico che è in me, tentato dopo l’apertura della posta elettronica in un fatidico giorno di luglio: “49 euro invece di 167 per una cena di coppia accompagnata da un calice di prosecco. Dall’antipasto al dolce, i sapori mediterranei si sposano al lusso del George’s Restaurant (Grand Hotel Parker’s) di Napoli, 5 stelle L.” Clicco su dettagli e rileggo: 49 invece di 167. Vinco le resistenze e compro. Alla scadenza delle 48 ore sarò in compagnia di altri 1087 commensali. Tardo qualche giorno a prenotare il tavolo, risultato: prima disponibilità a metà settembre (!). Ed eccomi qua.

Due o tre premesse: ho sbirciato dietro la porta di una stanza la rack rate a 3 cifre per dormire in hotel, non inizia per 1 né per 2. Il ristorante, con una cucina definita “creativa” dalla guida Michelin, è il primo in città ad aver giocato la carta gourmet. Lo chef è Vincenzo Bacioterracino, piemontapoletano apprezzato da tutte le guide italiane. La terrazza con vista sul golfo di Napoli è splendida. Il piccolo menù stampato per l’occasione, esposto su tutti i tavoli della terrazza, offriva 4 scelte per ogni voce, del tutto inedite rispetto alla carta del ristorante.

Dunque mi ritaglio una piccola degustazione mare e attendo fiducioso.

L’Insalatina di seppioline, sedano e noci, acquarello al nero, fresca nel sapore, è irrobustita da una pennellatura di nero di seppia. Gli schiaffoni gamberi e zucchine, imprevedibile e trucido tributo agli anni ’80, si rivelano peggiori delle modeste aspettative: zucchine stracotte, pomodoro inopportuno, mantecatura eccessiva, gusto dei gamberi sovrastato. Il trancio di pesce spada al pane saporito è ottimo a iniziare dalla cottura, e anche il baccalà brasato in crema di cime di broccoli è esente da critiche. Chiusura con gelato di mozzarella e confettura di pomodori acerbi (in carta a €. 14,00 !). Ho la conferma di aver fatto un affare malgrado il servizio frettoloso, ma queste sono fisime da gastrofighetto.

Se vi dico che mi sono sentito strano al momento del conto ci credete? Non capita sempre di allontanarsi, conversare e attendere con calma l’ascensore, senza che nessuno in astinenza da carta di credito ti insegua rabbioso. Beh, stavo quasi per pagare un’altra volta.

Sceso in strada avrei volentieri confidato i miei dubbi a qualcuno: l’operazione Groupon sarà davvero servita al ristorante George del Grand Hotel Parker’s, 5 stelle L.?

[Crediti | Link: Groupon, Grand Hotel Parker’s, immagini: Giampiero Prozzo]

commenti (59)

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    1. Avatar bitforbit ha detto:

      Dire che groupon è morto dopo che ha fatto 217 mil di $ di incassi personali mi sembra un pò azzardato solo perchè alcuni manager se ne vanno . Il business model è certamente cool ed il brand è di fatto ormai a livello mondiale 😉
      Devono solo capire come avere minori costi di vendita attraverso una community affezionata e profilata 😉 ed il successo sarà assicurato.

      In merito al locale da George’s la strategia è innovativa ed intrigante specialmente se fatta da un locale top ed una tantum, se poi questa iniziativa fa parte di una strategia complessiva per rendere il locale più moderno e Be sociable potrebbe avere un senso. Certamente coloro che hanno acquistato il coupon non ce li vedo a tornare a cena a prezzo pieno, o mi sbaglio ?

    2. pronto a scomettere una cena pagata a prezzo pieno 🙂

      se durera’ lo fara’ solo abbassando tremendamente la qualita’, e quindi non avra’ senso…

    3. Ma non che non è morto! In occasione del lancio in borsa il mercato ha scoperto che la prima valutazione, pari a 20 miliardi di dollari, era totalmente assurda (ma va?).

      Il business per ora rimane, considera che dei buoni acquistati circa il 30% non verrà mai utilizzato. Prima i soldi incassati andavano solo a Groupon (in caso di non utilizzo), ora anche alle strutture coinvolte nella vendita, da qui la riduzione del fatturato netto.

  1. Mmmh … secondo me, messa così (menù disegnato per l’occasione), non servirà tanto, nel senso che poi non ci torni.
    Io personalemte ho approfittato, sempre con GR**ON, dell’apericena del Giuda Ballerino a Roma, però è un altro contesto, non vai all’apericena per avere un’idea di quella cucina.
    Mi sa un po’ do 1h di vissani, dove hai un menù ad hoc low cost, ma non puoi dire di esserti fatto un’idea della cucina di Vissani.
    Però va anche bene così, eh!!!

    1. Avatar Giampiero Prozzo ha detto:

      Ciao Fabrizio, hai colto nel segno. Quello che il post voleva chiedersi era proprio il senso dell’operazione da parte di un ristorante di hotel che non e’ una nuova apertura ne tantomeno un locale che per costi e tipo di proposta debba aspirare a fare breccia tra i tradizionali frequentatori di osterie. Chi cerca un certo tipo di ristorazione e vive in città non poteva non conoscerlo già. Non ho dubbi che a tutti sia andata bene così, perché in un posto elegante e su una terrazza meravigliosa si e’ cenato pagando praticamente solo il secondo. I dubbi restano, come sottolinei giustamente, soprattutto sull’aver impostato un menù semplificato per l’occasione che di fatto (oltre a non rendere giustizia allo chef) non fa conoscere la reale offerta gastronomica più sofisticata che la carta propone tutte le sere ai suoi ospiti che avrebbe potuto intrigare qualcuno magari poi disposto a replicare la cena anche al costo “normale”. Ricordiamo, tra l’altro, che tolta la percentuale che Groupon incassa, a queste cifre, non restano certo margini di guadagno per cui non e’ possibile considerare accessoria l’unica motivazione per mettere i saldi cioè il ritorno pubblicitario.

    2. Ma è chiaro che DEVE essere una mera operazione pubblicitaria per il venditore (sia esso ristorante o coentro esteteico).
      Altra esperienza … sempre Groupon o Groupalia a Roma.
      Un risto japu che di solito frequento, mette in vendita dei coupon del valore di 20€ a 9€ (55% di sconto). Cumulabili, utilizzabili quando e come vuoi, in qualsiasi gg della settimana, su qualsiasi menù / ordinazione (anche take away).
      Questo mi sembra di gran lunga migliore in termini di promozione commerciale e potrebbe attirare sia chi vorrebbe avvicinarsi alla cucina di alto livello, pur avendo qualche difficoltà economica, sia il fine gourmet che (perchè no) vuole risparmiare.

  2. Ehm.. scusate la pignoleria ma scrivere “ogni giorno eoni di persone” non ha molto senso. L’eone è, detto grossolanamente, un’unità di misura del tempo, non della quantità.

    1. In un momento in cui i neutrini scavano tunnel, secondo la Gelmini, non mi permetterei di fare certe affermazioni con tanta sicurezza.

      Oltretutto, con il precariato che c’è, siamo tutti temporanei, ed ecco che giustappunto ci scatta l’eone, no?

    2. E’ vero, è vero.
      Le dichiarazioni della gelmini ribaltano completamente secoli di vecchie, banali sicurezze scientifiche e linguistiche; posso solo dire, a mia parziale discolpa, che quando ho spedito la mia ormai inutile e superata annotazione, non le avevo ancora lette.
      Benvenuti eoni di persone: il futuro è vostro (e dei neutrini scavatori).

  3. Il punto e’ che nella (poca) cultura gastronomica napoletana non c’e’ l’idea di andare a cena nel ristorante di un hotel, per quanto prestigioso. Sono andato a George due volte una per curiosita’ con mia moglie e l’altra per una cena di lavoro, ma devo dire che al di la’ della cucina non riesce a togliersi da dosso la patina di “tristanzuolitudine” dei ristoranti di molti hotel, dando ragione alla (poca) cultura gastronomica napoletana.
    Ecco magari il senso di questa iniziativa potrebbe essere uscire da questo tunnel assieme ai neurini, agli eoni ed alla maestra elementare che ha dato il diploma a uno che scrive tristanzuolita’…

  4. Avatar Roberto Sorano ha detto:

    Amici, credo che Groupon e simili funzionino solo per la ristorazione medio bassa.
    saluti

    1. Avatar mario maggi ha detto:

      Ci risiamo con il gastrifighettismo. Facciamo due conti. Groupon trattiene in 50% del valore del coupon, ergo al ristorante sono andati 25 euro a testa. Clientela aggiuntiva, spalmata nei buchi di prenotazione, a costo marginale zero (escluse materie prime), poiché i costi generali e di personale si sarebbero sostenuti comunque. E poi quattro portate accompagnate da UN calice di prosecco? Diciamo che il 90% dei grouponisti si sarà accattato una bottiglia di acqua e mezza di vino (con i ricarichi che conosciamo)? Aggiungiamo che un flight di 15 gg in esterna a Napoli (comparabile in termine di generazione di notorietà sul target) sarebbe costato un paio di centinaia di migliaia di euro tra spazi, creatività, produzione, tasse e ammennicoli vari. Non sembra proprio un’operazione in perdita, per l’hotel.

    2. Avatar Giampiero Prozzo ha detto:

      L’offerta era di 49 euro per 2 persone per cui al ristorante sono andati poco più di 12 euro a persona. La sera nella quale ero presente TUTTI i tavoli erano riservati a Groupon e vino ne ho visto girare davvero poco… A queste condizioni non credo si possa parlare di guadagni 🙂

    3. Avatar mario maggi ha detto:

      Grazie per la puntualizzazione. Mi era sfuggito “per una cena di coppia”. Quanto alle serate “dedicate Groupon” mi giunge nuovo. A Milano ho sempre usato coupon nei ristoranti inframmezzato alla normale clientela. Forse all’hotel in questione hanno scelto la strategia della produzione “di massa” del cibo a menù fisso per ottimizzare i costi, facendo slittare il tutto dopo il peak time turistico (acquisto a luglio, consumazione a settembre – come racconta lei).
      PS: non ha mai scritto di “guadagni”, ma di “operazione non in perdita”, tutti gli elementi inclusi.
      PS2: tutti i tavoli GroupOn? Il maitre respingeva all’ingresso i clienti normali, inclusi gli ospiti dell’hotel? Non è ironia, è curiosità, perché da utente GroupOn non mi sono mai imbattuto in “riserve indiane”. Grazie
      PS3: su GroupOn il George’s Restaurant ha fatto almeno due offerte identiche: tafazzisti recidivi?

    4. Avatar Giampiero Prozzo ha detto:

      chiedo scusa per le imprecisioni che si sono generate per la brevità della risposta. La serata non era esclusiva Groupon ma lo era di fatto, su tutti i tavoli della terrazza quella sera troneggiava il menù dedicato e non ho visto altri ospiti benché potessero ovviamente essere presenti. lo slittamento a settembre della prenotazione e’, come specificato, dovuto ad un mio ritardo che ha fatto si che tutti i giorni di luglio e i primi di settembre fossero stati già assegnati alle centinaia di clienti prenotatisi prima di me.Per concludere il post sollevava degli interrogativi sull’utilità e sul senso della proposta e se cio’ potrebbe rappresentare un nuovo modo di avvicinare clienti ai ristoranti e ringrazio tutti coloro che ci stanno fornendo le loro impressioni.

    5. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Mario: scusi l’ignoranza. Cosa vuol dire, in italiano schietto “un flight di 15gg in esterna a Napoli”? Pensavo che il Milanenglish (scritto, parlato e capito solo a Milano) fosse competenza esclusiva dei meneghini….

    6. Avatar primus ha detto:

      sarebbe come dire che la location entry level delle amenities e della mise en place e la coverture quando mangi un club sandwich….cpaisci?? stay tuned 😉

      oramai parlano così

    7. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno,

      ha perfettamente ragione. Si tratta di gergo professionale della peggiore specie. Proprio come quando in queste pagine si discetta di mise en place e di amuse-bouche.
      Converrà con me, tuttavia, che usare le corrispondenti perifrasi italiane “periodo di tempo in cui i manifesti permangono affissi sugli spazi dei circuiti acquistati” oppure “periodo di tempo in cui gli spot televisivi vengono trasmessi sulle emittenti pianificate” appesantirebbe un po’ la conversazione 😉

      PS: Fight, tuttavia, non è pidgin english o milanenglish, bensì un termine usato dei media planner là dove garriscono Union Jack e Old Glory.
      PS2: sicuramente un eccesso di terminologia britannica, ma il marketing e la pubblicità sono “invenzioni” anglosassoni. O forse lei chiama “puntatore” il mouse? 😉

    8. Avatar alezzandro ha detto:

      “PS: Fight, tuttavia, non è pidgin english o milanenglish, bensì un termine usato dei media planner là dove garriscono Union Jack e Old Glory.”

      ??? e infatti non capivo cosa c’entrasse un volo per napoli con la storia di groupon.

      non so se la “perifrasi” appesantirebbe la conversazione, certamente renderebbe il commento leggibile.

    9. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Grazie della spiegazione – molto interessante, visto che ho studiato, vivo e lavoro in UK dal 1974 e di pubblicita’ per far conoscere il mio locale nel punto piu’ adatto del mercato ne faccio parecchio, sia do solo che con un paio di agenzie specializzate. Ma non ho mai visto FLIGHT (volo – quel che lei scrisse nel primo testo) ne’ di FIGHT (lotta) usati in messaggi pubblicitari. Infine: quando scrivo e parlo, o uso una lingua oppure un’altra – non mischio mai, visto che nella societa’ in cui vivo tale pratica e’ considerata alla pari di chi alza il mignolo quando beve una tazza di the’ of caffe’.

    10. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno,

      ho postato qualche ora fa una risposta che non appare: forse la presenza di ben due link l’ha fatta bloccare dal sistema. Riprovo spezzandola, e sperando in una maggiore indulgenza del filtro.
      Premesso che io per primo ho scritto trattarsi di gergo della peggiore specie, le confermo senza intenti polemici che FLIGHT (fight è un errore dattilografico) è un termine usato nel mondo anglosassone nell’accezione da me indicata (esempio tra i molti possibili http://adage.com/article/news/tn-media-tool-adds-optimizers-viewing-tv-commercials-factored-software/67028/ quart’ultima riga).
      Segue

    11. Avatar mario maggi ha detto:

      Segue dal precedente

      Quanto al mescolare due lingue, mignoli a parte, non è certamente lei l’Ermanno Nuonno che scrive: “Noi usiamo il frullatore per il Crumble, Pate Sucree (per tutte le variazioni), Pate Brisee e Shortcrusts. Ma non c’e’ vergogna ad usare una planetaria, anche se il risultato puo’ essere leggermente piu’ paragonabile ad un prodotto industriale. Lievito? Mai!” https://www.dissapore.com/cucina/la-ricetta-perfetta-bang-crostata/#comment-112807

      Cordialmente
      mm

    12. Avatar mario maggi ha detto:

      Chiedo scusa a tutti per la ripetizione. lungi da me il voler fare spam. Sono stato beffato dal sistema (pubblicazione ritardata).

  5. Avatar Simone ha detto:

    Ho esperienza di Napoli. Sono napoletano.

    Ho esperienza di ristorazione. Sono un ristoratore napoletano.

    Ho esperienza di Groupon perchè conosco bene la società (il vice-presidente Italia è un ragazzo di Torre del Greco).

    Premesse queste tre cose aggiungo solo che conosco anche molto bene e da vicino il Grand Hotel Parker’s.
    Si sa che da qualche anno ormai il Parker’s non sta facendo affari degni di una simile struttura (e in particolare dei costi minimi che essa deve sostenere). Il ristorante dell’hotel è un pò fermo a una ristorazione datata e troppo formale, sempre nel solco di una formalità anni’80-’90.
    Napoli è una città gastronomicamente difficilissima.
    Il Parker’s si è fatto affascinare da un meccanismo che non potrà portargli mai nulla di buono, nè in termini di pura immagine nè, tantomeno, in termini economici.
    Sono più che certo che i commensali couponisti non saranno pienamente soddisfatti della cena e so per certo che le spese extra coupon rappresentano meno del 3% nel totale dell’operazione.
    Groupon ha fortuna perchè stimola nelle viscere dell’utente medio moderno l’istinto primordiale del RISPARMIO e della CONVENIENZA tout court. Parker’s ha fatto vendere oltre un migliaio di coupon perchè risultava irresistibile per il signorotto “spararsi la posa” con la donna e portarla al Parker’s a meno di 50 € totali.
    Naturalmente della cucina del ristorante dell’albergo non si può avere nemmeno l’idea. E tutto ciò anche se i costi per l’operazione non verranno MAI coperti da parte della dirigenza che si pentirà presto della scelta fatta.
    Per me questo è il colpo di grazia che un ex gloria della ristorazione partenopea si è data da sola.

  6. Avatar Simone ha detto:

    E mi permetto di aggiungere che a mio parere GROUPON sta finendo di uccidere la ristorazione distorcendo perversamente la domanda.
    Specie quella di qualità.

    1. Avatar mario maggi ha detto:

      A quando un Ordine dei Ristoratori che, come quelli dei Medici e degli Odontoiatri, faccia causa a GroupOn?
      GroupOn non distorce nulla, non risulta che i suoi agenti si presentino a proporre i loro coupon appoggiando preventivamente una 44 Magnum sul tavolo.
      Al massimo sarebbero ristoratori che sbagliano a fare i loro conti.

    2. Avatar sergio ha detto:

      e poi si chiedono perchè l’italia stia fallendo… parlare di concorrenza in italia equivale ad offendere una qualunque categoria…

      “ve lo meritate ALberto Sordi!Ve lo meritate!”

    3. Avatar Giampiero Prozzo ha detto:

      Mi sento di condividere le sue opinioni 🙂

  7. Avatar Giulia ha detto:

    L’hotel Parker’s e il suo ristorante George’s è una realtà in agonia poichè è assolutamente avulsa dal contesto sociale/turistico delle mia città.
    Lo conosco da più di un decennio, da quando partecipai al pranzo di nozze un mio parente, allora era una struttura nuova e piena di belle speranze.
    Nel tempo ci sono tornata almeno altre tre volte a cena.
    Un signore galante mi invitò alla cena di S.Valentino.
    Atmosfera elegante, ingessata e un pò triste. Menù fisso, qualità nella media, cucina un pò pesante senza nessuna creatività. Però omaggiarono tutte le signore di un grazioso piccolo posacenere senza marchetta a vista.
    Ci sono ritornata altre due volte, l’ultima qualche tempo fa, era una domenica e la squadra della Juventus era alloggiata nell’hotel.
    La sala era requisita, ci confinarono in un angolo della terrazza, il servizio era lento ed il personale “scocciato” della nostra presenza.
    Mangiammo malissimo, tempi lunghissimi, piatti freddi messi assieme in fretta, senza cura e serviti con malagrazia.
    Naturalmente poichè il mio finacé (quello del S.Valentino)aveva pagato a prezzo pieno, scandalizzati decidemmo di non rimetterci mai più piede.
    A proposto, c’è ancora il direttore di sala “roscio” che non si scusa mai alle proteste del cliente e vuole convincerti che sei tu che capisci nulla d cucina?
    Non credo diventerò mai un cliente Groupon, ma in ogni caso non trovo la loro politica assolutamente adatta a rilanciare un ristorante come il George’s.
    Come diceva qualcuno, qui a Napoli non c’è la cultura di andare a pranzo nel ristorante di un Hotel.
    Coloro che sono accorsi a comperare il coupon sono quelli del vorrei ma non posso, che si sono presi la soddisfazione di “spararsi la posa” con il partner.
    Naturalmente saranno convinti di aver assaggiato una cucina divina e lo racconteranno in giro per i prossimi anni.
    Ma a prezzo pieno, da George’s, non li vedranno più.
    Ed io, se anche avessi saputo dell’offerta Groupon , non l’avrei presa in considerazione, vista la qualità del prezzo pieno…

    1. Avatar M&M ha detto:

      Mia esperienza da Groupon.

      Cena con sconto tipo 60% in ristorante 1 stella copertone. Vorrei e potrei, ma con lo sconto sono di certo più felice e poi penso “mica uno stellato si va a sputtanare con un cena/servizio non all’altezza…”.

      Risultato: unico tavolo groupon in sala, piazzato davanti alla porta e con una corrente gelida addosso. Servizio “latente”. Piatti davvero “base” (ingredienti+preparazioni).

      Come sono rimasto: se volevo e potevo ora posso ma non voglio…

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      Questa mi sembra un’eccellente considerazione. L’idea di offrire pasti “scadenti” (nell’insieme, dal tavolo al servizio) ai clienti “abbuonati” mi sembra una politica suicida.
      Intanto, se fai promozione del marchio e lo vendi male, non ci tornerà mai nessuno. Ma certi clienti meglio perderli che trovarli ? E allora perchè aderisci alla promozione ? Giusto per riempire la sala ?

  8. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

    Per Mario Maggi
    Si, ho usato Crumble etc proprio per evidenziare che questi sono nomi ‘indigeni’e quindi da indicare nella loro lingua.
    C’e’ una bella differenza quando inventiamo nomi per indicare quello che gia’ esiste. Ermanno.

    1. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Ancora per Mario
      Vorrei far notare che l’articolo da lei quotato col famoso ‘Flight’ fu’ scritto nel 1998 ed in piu’ il giornale in questione e’ Americano (USA). Come lei ben sa’, USA e UK sono Paesi gemelli … divisi da una lingua che sembra uguale ma e’ in realta’ diversa dall’altra. Se lei accetta l’American-English beh, auguri – il resto del mondo anglosassone usa Queen’s English per evitare incresciosi malintesi.

    2. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno,

      (e qui la pianto perché il dialogo si fa stucchevole) la data è ininfluente, semmai conferma che il termine è in uso da tempo. E l’esempio è solo il primo che mi è venuto sotto le mani.
      Nel merito: penso che australiani, canadesi, sudafricani e indiani sarebbero non poco sorpresi venendo a scoprire che parlano il “Queen’s English”.

    3. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno,

      lei non scrive solo Crumble, ma anche Pate (2 volte e sbagliando gli accenti) e qui il termine italiano si imporrebbe. Quanto al “già esiste” secondo lei qual è la parola italiana corrispondente a flight, definizione di uso comune in un contesto marketing/media? Torno a chiederle: lei quando parla in italiano usa puntatore al posto di mouse, supporto di memorizzazione invece di hard disk oppure calcolatore elettronico per indicare un computer?
      cordialmente
      mm

    4. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Egregio Mario: grazie per i suoi scritti. Condenso una risposta per i suoi due commenti.

      Gli anglosassoni, escludendo gli USA, usano il British-English
      che e’ diviso in Queen’s, Upper, Middle, Lower, Blue Collar ed infine Chav. Logico che il primo (noto anche come ‘crystal-cut’) viene usato in preferenza degli altri. Ogni Paese ha inflessioni diverse ma il testo e’ uguale. Lo stesso non si puo’ dire per l’American-English: lift diventa elevator; centre lo scrivono center e cosi’ via. Qui parliamo di differenze sostanziale – lo sapeva che i documenti ufficiali tra i due Paesi vengono preparati in entrambe le versioni?

      Il secondo punto. Forse lei non conosce una tastiera britannica: gli accenti su vocali e consonanti non esistono.
      Lo sa’ meglio di me che la Pate (Sucree, Brisee etc) e’ un termine della pasticceria francese usato da centinaia d’anni anche nella cucina inglese e scozzese perche’ sarebbe stupido non usare un termine che descrive il procedimento ed il prodotto finale. Allo stesso tempo i francesi ripagano la cortesia usando ‘Crumble’ – mica perdono mezza giornata dicendo “dolce al forno a base di frutta cotta, ricoperta da un impasto di farina, burro e zucchero sbriciolati”.

      Non ho mai avuto la necessita’ di citare computer e mouse in Italiano – con amici e familiari parlo d’altre cose! Ma i francesi usano ‘ordinateur’ per computer e ‘souris’ (topolino) per mouse: non le dice qualcosa?

    5. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno

      Se è per questo gli spagnoli usano raton e computadora. Tot capita, tot sententiae. Grazie per la lezione sugli idiomi, interessante (parlo seriamente), mi ricorda l’aneddoto citato da Churchill in The Second World War relativo all’equivoco ingeneratosi tra top brass sulle sponde opposte dell’Atlantico in merito alla decisione di “to table” un determinato argomento.
      Quanto al linguaggio, già negli anni ’40 George Orwell rilevava come fosse sempre più difficile “posizionare” nella scala sociale un inglese basandosi solo sull’accento e sull’abbigliamento. Ritengo che da allora un po’ di acqua sia passata sotto i ponti.
      Per il resto: se i francesi non “perdono mezza giornata dicendo “dolce al forno a base di frutta cotta, ricoperta da un impasto di farina, burro e zucchero sbriciolati”, perché gli italiani dovrebbero perderla per arzigogolare improbabili perifrasi di flight (di cui – noto – lei non mi ha fornito una corrispondenza tricolore).

      PS per gli accenti ci sono i codici ASCII

    6. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Salve Mario
      Per eliminare dubbi sul significato di FLIGHT, ho chiesto l’aiuto di alcuni conoscenti che lavorano in note agenzie pubblicitarie londinesi.

      AKQA, compagnia USA indipendente, il cui portafoglio include Volkswagen, Coca Cola, Virgin Airlines, Sky, Visa, Nike etc.
      McCann-Ericksson, compagnia internazionale – clienti includono American Airlines, UPS, Sony, Microsoft, Hp etc.; Rapier, compagnia UK con Mercedes Benz, Lloyds TSB, B&Q, Heath etc.
      A tutti e tre ho spedito l’articolo dell’Advertiser USA del 1998 da lei quotato e ho ricevuto la seguente risposta:

      “In one real-life test of a national TV commercial flight….” means that “a time-true, share-based analysis was made for a airline commercial flight, advertised on TV”.

      Spero che questo sia sufficiente per definire la questione.
      Cordialita’, Ermanno

    7. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno,

      la ringrazio per il disturbo che si è preso, a mio modesto parere la spiegazione da lei esposta potrebbe soffrire di quella separazione tra paesi gemelli citata in uno dei suoi post precedenti. Anche perché simile spiegazione mal si adatta all’altro esempio da me postato http://www.isp-planet.com/marketing/ispbf_ads.html
      Rimane comunque in me inappagata la curiosità di scoprire quale termine si usa in Queen’s English per indicare il periodo di tempo in cui una campagna rimane on air (non ho il mignolo alzato, si noti 🙂 ) sui mezzi pianificati.

      Cordialmente
      mm

    8. Avatar mario maggi ha detto:

      Caro Ermanno,

      non volendo lasciarla da solo a lavorare, ho dedicato qualche minuto alla raccolta di altri esempi disponibili online, ad uso dei suoi immaginifici consulenti. Dopotutto, non sono agenzie creative per nulla!
      Per evitare il filtro antispam sono costretto a postarli uno ad uno. Perdoni il metodo farraginoso.

      Cordialmente

      mm

      http://www.shsmedia.com/

  9. Avatar Viola ha detto:

    Ho fatto un’indagine su estetiste varie che hanno messo le loro offerte su groupon. In pratica, il guadagno per la prestazione erogata e’ veramente minimo, quasi zero. Il vantaggio di chi si affilia a groupon consiste nel fatto che si fa pubblicita’, si fa conoscere da nuovi potenziali clienti il tutto a un costo ridotto rispetto a quello che spenderebbe su media tradizionali. Tuttavia, nel caso degli estetisti, ho trovato una cosa molto spiacevole, che imputo alla scarsa cultura italiana: anziche’ darsi da fare con questi nuovi clienti che potenzialmente potrebbero tornare, offrendo un servizio di qualita’, spesso chi compra con groupon viene trattato da cani, come se fosse un cliente di serie B, al limite del pezzente. Qui casca l’asino perche’ se il cliente nuovo non viene invogliato a tornare a prezzo pieno, l’operazione perde completamente di senso. Quindi, mentre trovo corretto che il ristorante proponga menu con scelta limitata per i clienti groupon, trovo veramente stupido che facciano male da mangiare…..visto che il guadagno non e’ in quella cena specifica, ma su chi ritorna…… Alla fine, per quanto riguarda i centri estetici, tutte le persone che conosco e che comprano con groupon si sono limitate a cogliere offerte diverse, senza tornare nello stesso posto, perche’ non ce ‘era uno dove valesse la pena tornare…… quindi il senso della promozione e’ proprio vicino a zero!