di Massimo Bernardi 11 Settembre 2010

Alla fine di una strada che costeggia la spiaggia per chilometri trovate finalmente una capanna di legno. Ringraziate la vostra tenacia, è proprio quando pensate di aver sbagliato che siete sulla buona strada per La Pineta di Marina di Bibbona. Dimenticate la disgustata apprensione dei locali quando chiedete informazioni e sbarazzatevi delle tre mappe che gli amici vi hanno disegnato, tutte e tre diverse. Non ne avete più bisogno, ormai è chiaro che siete dotati di arguzia logistica. E se arrivare “dallo Zazzeri” è stato l’evento nell’evento, l’evento è il ristorante dove tutti vi ripetono di mangiare quando dite che andate in Maremma.

La Pineta
via Cavalleggeri Nord 27, Bibbona, Livorno
Tel. 0586 600016
chiuso lunedì e martedì a pranzo.
Prezzi: menù degustazione 70 €.

So bene che molti di voi non hanno il coraggio di ammetterlo per non fare la figura dei sempliciotti davanti al capo della guida per cui lavorano, quindi mi faccio carico della responsabilità: gli spaghetti alle vongole che si mangiano alla Pineta non sono nient’altro che i migliori d’Italia, se proprio vogliamo sceglierci un confine geografico.

Ecco l’ho scritto.

A chi risponde ecchessaràmai un piatto di spaghetti alle vongole, rispondo che “sembra facile ma prova a farli”.

E se dopo averli finiti vi chiedete per quale motivo sono così buoni, trovate una risposta nel primo mestiere di Luciano Zazzeri – il carismatico padrone di casa – e di suo padre, che per soccorrere l’appetito dei bagnanti nel 1964 hanno tirato su una capanna in riva al mare. Erano pescatori ovviamente. E ancora oggi 3 barche di proprietà assicurano al ristorante il pesce fresco della costa (si narra che gli habitué possano far parte dell’equipaggio).

Solo che tutto questo mangiare è insostenibile, perché vanno mangiati anche il Crudo, gli Straccetti di pasta fresca alle triglie, pomodoro e cipolla bianca e il Bollito misto di pesce con maionese e mostarda. La quasi soprannaturale brezza del mare “dello Zazzeri” rischia di non aiutarvi abbastanza. Un po’ di amarezza per il Caciucco Cacciucco leggero mancato, ma ce ne faremo una ragione.

Luciano Zazzeri dicevamo. La Pineta è lui: informale, cordiale, sornione, molto indipendente e molto convincente. Non fargli scegliere il menù è un po’ come avere Superman e dirgli di mettersi seduto. E anche oggi che è diventato famoso e scrive libri (“La baracca dello Zazzeri”, Storie di mare e di penna, aromi, colori, profumi, silenzi, incontri e immagini tra innovazione e tradizione con Luciano Zazzeri in Alta Maremma” di Patrizia Turini Bandecchi e Vivaldi Editori) non è il tipo che ha bisogno di rifarsi una verginità, conquista e basta.

Finisce così che vi chiedete come ha fatto a tramutare una piccola capanna di legno da 12 tavoli, più qualche altro d’estate sulla veranda, in un indirizzo per veri intenditori, il primo che invariabilmente chiunque vi consiglia, appena saputo che andate in Maremma.

[Fonti: L’Espresso Food & Wine, fotografie: Andrea Gori]

commenti (30)

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  1. Avatar mal ha detto:

    “Dimenticate la disgustata apprensione dei locali quando chiedete informazioni, la stessa di una madre davanti al figlio ritardato.”

    Che classe, ragazzi. Che classe.

    1. Avatar dansan ha detto:

      In effetti, caro Massimo, la mia anarchia intellettuale m’aveva sin qui portato a render trascurabile ogni tua affermazione rasentasse il “discutibile” anzi, a trovarle talvolta anche salaci, provocanti, dirompenti, insomma più che congrue con la posizione che per indubitabili meriti occupi.
      Ma questa, per quanto poco possa interessarti, proprio l’ho trovata di così cattivo gusto che stento a crederci!!!
      Avrai mica messo in mano ad un improvvido ghost-writer la stesura dei post mentre ti assenti… (?!)
      buonpomeriggio danielesavi

  2. Massimo da genitore di un bambino, come dici tu’ “ritardato” sono semplicemente basito e anche offeso!
    Hai fatto ‘na cazzata…
    So sad 🙁

  3. A volte caro Massimo le cose possono essere molto semplici. Basta scrivere “ho sbagliato” e chiedere scusa ad Alessandro per chiedere scusa a tutti i lettori.
    E poi chiedersi se tra il dissacrante e il famoso momento del cretino non ci sia una differenza.
    Con serenità, Vincenzo

  4. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

    Mi scuso con tutti i lettori per il periodo infelice che cancello subito. Doveva essere modificato dopo la prima stesura del post ma per errore è rimasto com’era.

    1. tutti abbiamo pensieri inaccettabili, impietosi, feroci…spesso, semplicemente inopportuni.. a volte ci manca quello che i cattolici chiamano la grazia di un secondo pensiero…

  5. Avatar Alessandro Bocchetti ha detto:

    Mah, Massimo pensavo che ritardato, mongoloide, negro, muso giallo, invertito, donnaccia ecc fossero definitivamente archiviati! Il problema non è averlo corretto, tra l’altro avendolo fatto sparire (ma su dissapore non si correggeva con una bella linea dritta? 😉 ), ma ammettere di aver fatto una imperdonabile cazzata! Altri sono stati molto rapidi a farlo 😉
    So sax 🙁

    1. Avatar Alessandro Bocchetti ha detto:

      So sad 🙁
      Anche se so sax non è male almeno sdrammatizza!

  6. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

    Non esageriamo ora. Il periodo incriminato è comunque visibile nel primo commento, quello di Mal. Preferisco che nel post non ci sia.

  7. mi lascia quasi più basito la giustificazione dell’errore ( o dell’orrore)

    comunque anche “caciucco” è da correggere, questa volta sarà colpa della tastiera o dell’ignoranza?

    1. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

      Corretto, grazie.

      E comunque, dire le cose come stanno, per brutte sporche e cattive che siano è la sola cosa sensata da fare.

      E comunque comunque, se solo le prime stesure dei nostri post potessero parlare (e non solo dei nostri). Figurati per un seguace delle teorie di *Stephen King come me.

      “When you sit down to write, write. Don’t do anything else except go to the bathroom, and only do that if it absolutely cannot be put off”.

      Quando scrivi di getto è facile riempire pagine di scempiaggini e refusi, ‘stavolta una mi è sfuggita.

      *Sì, quello Stephen King lì.

  8. Avatar Arturo ha detto:

    Se dicessi qualcosa mi risponderesti di non rompere adesso Bernardi?
    Io te l avevo detto che eri su una china pericolosa, adesso sei caduto nel burrone….
    Torno a dire che dissapore ultimamente toppa un po’ troppo.

  9. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

    26/7/2010 – “Già dissapore è in vistoso calo di intesse, sta monata delle stelle gli darà il colpo di Grazia . Amen”.
    27/7/2010 – “Faccio visita al defunto (Dissapore): per educazione”.
    27/7/2010 – “Che bello avere tanto tempo libero (in relazione all’utilità di un post)”.
    27/7/2010 – “Nervoso? Ti arroghi il diritto di dirmi cosa fare? E perchè mai? (in risposta a un lettore che ti diceva di “non rompere”)”.
    27/7/2010 – “Facevo notare, mia personalissima e forse infondata, ma legittima opinione, secondo la quale Dissapore sta perdendo un pò di interesse”.
    5/8/2010 – “Ecco cosa intendevo quando parlavo di scadimento della qualità dei post. Mi sembrano post inutili, buoni per fare numero e null’altro; forse sbaglio io eh…”
    10/9/2010 – “Ehi Dissapore, visto il valore medio dei post degli ultimi tempi, che ne pensi di suicidarti e chiudere i battenti?”
    10/9/2010 – “Ah Bernà che fai censuri? Non si può dissentire educatamente?”

    Eccoti qui, Arturo, questi sono (quasi) tutti i commenti che hai lasciato da noi. Da luglio, esprimi senza censure, malgrado le lamentele, un solo pensiero: Dissapore ultimamente è in calo di interesse, o defunto.

    Una volta va bene, due pure, dopo, se questo è il tuo unico contributo alla causa, subentra la noia. E non si capisce chi ti costringa a seguire Dissapore se non ti piace.

    Di conseguenza, troll o non troll, al prossimo commento del genere la scure del ban si abbatterà sul tuo nome.’Ché qui, si fa tutto alla luce del sole, inclusi gli errori e l’esecuzione dei commentatori (dove “esecuzione” non è da prendere alla lettera, lo dico a Malvino).