di Antonio Tomacelli 3 Novembre 2010

Fratelli dell’Internet, uniamo gli sforzi, e in nome dello spirito collaborativo che ci distingue facciamo questa guida dei ristoranti Bunga Bunga d’Italia. Mentre sui simboli manca ancora l’accordo (divieto di accesso o freccione del senso unico?) è fuori discussione che la curatrice debba essere Karima Keyek, in arte Ruby Rubacuore, la (ex) minorenne che con le sue rivelazioni ha inguaiato Silvio Berlusconi. A parte le foto inedite che abbiamo scovato, avete letto cosa ha dichiarato nell’intervista data a Oggi? “Pasta al pomodoro, timballo tricolore; gelato al pistacchio. Pensavo che ad Arcore si mangiasse meglio”. Coraggiosa, no?

Ora cari fratelli, la prima domanda scomoda. Chi la compra una guida così? Tutte coloro che aspirano a un ministero per esempio, tanto nei ristoranti Bunga Bunga prima o poi qualcuno ti nota, e non dev’essere per forza la Questura.

Mentre vi fate venire in mente qualche nome da aggiungere nei commenti, noi procediamo con la prima infornata di ristoranti Bunga Bunga a pieno titolo.

Ristorante Giannino – Milano.
Nostalgia della “Milano da bere”? Beh, il menù del ristorantone sul quale Il Fatto Quotidiano è andato giù pesante, sembra un trattato di archeologia. Già l’Homo erectus nel Paleolitico mangiava la “bresaola della Valtellina con rucola e scaglie di Parmigiano”, invece la “scaloppa di vitello al Marsala” risale al Giurassico. Giannino è il Quartier Generale del premier nella capitale morale italiana (ops!). Anche gli altri clienti illustri non sono malaccio, si va dal capo ultras del Milan (legato al padrino Pepè Onorato) all’europarlamentare Licia Ronzulli, la signora addetta allo smistamento di Villa Certosa. Smistamento di cosa non ve lo dico. In questo tempio del gusto il premier ha incontrato per la prima volta Ruby Rubacuore, voglio dire. Era il 14 Febbraio, San Valentino.

Ristorante Armani Nobu – Milano
L’Anoressic Lounge di via Manzoni resta un posto tremendamente chic. Caldo come un obitorio, è frequentato da modelle fameliche alla disperata ricerca di té verde. Ovviamente, con una clientela del genere, il ristorante è la riserva indiana di Nicole Minetti, igienista dentale del Cavaliere sempre in cerca di “vergini da offrire al Drago” (cit. Veronica Berlusconi). E’ qui che la moderna paraninfa incontra per la prima volta Ruby Rubacuore.

Ristorante Pitosforo – Portofino
Nella nostra guida, fratelli, non può mancare un ristorante a Portofino, il luogo di villeggiatura delle mummie vip. Ma quale Afef, ma quale Tronchetti Provera, a svecchiare il turismo della ridente località ligure ci pensa Ruby Rubacuore, sempre lei, che nella veranda con vista del Pitosforo, la cui cucina sembra ispirarsi al transatlantico Rex, ha festeggiato l’agognato 18° compleanno, quello che l’ha liberata dalle noie della Questura. E dalla fastidiosa mascherina sugli occhi che fa tanto minorenne.

Ristorante La Kascia – Arenzano
Ancora Liguria. In questo locale Ruby Rubacuori ha avviato una promettente carriera da cubista, lasciando tracce di sè nella preziosa galleria dei ricordi (2009). In pratica La Kascia è il visual del pensiero Berlusconiano, tanto ricorda la casa del Grande Fratello. Potremmo definirlo un Risto-bar-lounge-disco-salaricevimenti-pizzeria-spiaggia, non necessariamente in quest’ordine. Alle signore si sconsiglia l’abito lungo, come è intuibile dalle foto. Che uno guarda e non può fare a meno di pensare: “devo avvisare la questura”. Ah, i pensieri comunisti!

[Fonti: La Kascia, Repubblica, Armani Nobu, Clandestino Web, Pitosforo, Corriere, La Kascia, immagini: La Kascia]