di Massimo Bernardi 8 Ottobre 2010

‘Ngiorno. Niente, uno si sveglia e inizia a pensare, a farsi qualche domanda. Non parlo di noi gastro(decidete voi cosa) che nell’apprendere dai giornali che Massimo Bottura è “il più grande cuoco di sempre” ci dimeniamo come scolarette. Per noi che dormiamo con la guida dell’Espresso (e del Gambero Rosso e della Michelin) sul comodino è la cosa più bella vista in eoni ma in fondo anche la più normale. Lo stesso vale per “la carica dei quarantenni” (Massimo, Pino, Niko, Carlo, Davide, Tonino…) No, penso alla gggente, a chi guarda le cose con un certo distacco. E oggi forse si chiede:

Ma davvero Massimo Bottura è meglio di Gianfranco Vissani? E Niko Romito è meglio di Gualtiero Marchesi? Ma sul serio i piatti di Massimiliano Alajmo sono migliori di quelli di Heinz Beck? Meglio 100 euro spesi da Paolo Lopriore del Canto di Maggiano o da Alfonso Iaccarino del Don Alfonso? Se decido di farmi spennare vado al Trussardi Alla Scala o all’Enoteca Pinchiorri? Sono uguali? Meglio una volta nella vita al Combal.Zero di Davide Scabin o all’Ambasciata di Quistello dei fratelli Tamani (fin quando sarà possibile andarci). Ma soprattutto, perché non abbiamo sentito la necessità di inventarci un voto (19,75) per Fulvio Pierangelini?

Niente, uno si sveglia, e si fa qualche domanda. Così, tanto per passare qualche minuto.

[Fonti: Il Giornale, L’Espresso Food&Wine, immagine: ChefdicucinaMagazine]