di Stefano Caffarri 21 Dicembre 2010

Non aveva molto senso discutere se l’Osteria Francescana fosse meglio del Combal.Zero — o del Reale di Niko Romito, abbiamo preferito indirizzare l’attenzione verso i ristoranti che, nel 2010, possono essere rimasti fuori dal vostro radar.

Vanessa, la mia bella macchinessa, segna con numeri rossi 160.793: sono i chilometri che ha percorso in 25 mesi. Tra poco andrà nel paradiso delle automobili: perché mi ha accompagnato senza fare le bizze ovunque io volessi, senza lagnarsi perché non mi fermo a chiedere informazioni. Certo, ogni tanto si incaponisce con quel suo accento teutonico: “effettuare una inversione a U”. Inoltre beve moderatamente, e non pretende nemmeno il gasolio millesimato che chiedono altre altezzose tedesche. Nel paradiso delle automobili si porterà i pensieri evaporati dopo alcune esperienze memorabili: e si chiederà come mai queste Tavole rimangono nell’ombra, quando se ne parla fanno zero-cumenti e non sono afflitte dall’hype come qualche cuochetto telegenico.

Jasmin, a Klausen (BZ):

Martin Obermarzoner propone solo menù concordati al momento della prenotazione, poi giuoca di finezza contaminando i suoi piatti con frutta ed erbe. Mano leggera ed esito felice.

Dolce Stil Novo, a Venaria Reale (TO):

Sottovalutatissimo, si trova nella Torre della Reggia dei Savoia. Una Gran Table di alta classe, con cucina lussureggiante: il più francese dei ristoranti italiani. Chef: Andrea Russo

Acquerello a Fagnano Olona (VA).

Silvio Salmoiraghi è un cuoco schietto e deciso nei modi, lieve e misurato nei piatti. Ha un pessimo rapporto con le macchine fotografiche e un ottimo rapporto soldi/felicità. Il secondo preminente sul primo, per la verità.

Marconi a Sasso Marconi (BO):

Aurora Mazzucchelli lavora di fino proponendo la cucina più schiettamente femminile che ci sia oggi in Italia. Che non vuol dire retoricamente “delicata e sensibile”.

Il Piastrino a Pennabilli (RN): Riccardo Agostini garantisce grande appagamento con una cucina sicura, a volte trattenuta, ma di certo piacere, almeno quanto struggersi con i roventi tramonti del Montefeltro. Addizione di commovente onestà.

Taverna Estia a Brusciano (NA):

Francesco Sposìto produce creazioni eteree, dai toni chiari e leggeri, di grande spessore intellettuale. Il respiro del Vulcano alle spalle e un talento cristallino garantiscono enormi margini di crescita.

Bacco, Bari:

Alla Tavola di Franco Ricatti cucina d’acqua e di tradizione, rassicurante percorso di prodotto e solida preparazione. Gran ricerca in direzione della semplicità, che è solo l’antemurale della banalità.

Oasis Sapori Antichi, Valle Saccarda (AV).

Tra le accoglienti mani della famiglia Fischetti, la tradizione diventa contemporanea nella ricerca spamodica dell’ingrediente. Come dire: la cucina di prodotto che diventa cucina di creazione del prodotto. Rapporto soldi/felicità tra i migliori del mondo.

Andreini, Alghero (SS).

Cristiano Andreini ha una voce che piace, grande pescato e piatti mai banali, anzi spesso attraversati dal brivido della creatività. Tecnica e cuore, e un pizzico d’amore: ma con discrezione.

La Madia, Licata (AG):

Per chi saprà arrivare alla porta di Pino Cuttaia sono garantite le emozioni di una Sicilia eroica. Tocchi acquerellati e colori acrilici usati con la sapienza e la misura che è propria dei grandi. Vale il viaggio, la polvere, le deviazioni, gli armenti, le strade dissestate, il parcheggio e i molti chilometri da correre.

Nel paradiso delle automobili, Vanessa – la mia bella macchinessa – ne avrà delle belle da raccontare.