di 22 Gennaio 2013
trattoria romana

Roma è una città di tre milioni di abitanti, tre milioni di allenatori di calcio, tre milioni di presidenti del Consiglio, tre milioni di critici gastronomici convinti di essere depositari della verità assoluta riguardo le migliori trattorie. Non sei veramente romano se non difendi a spada tratta la tua opinione sulla migliore carbonara o gricia della Capitale, con la stessa veemenza con cui, da tifoso, affermi che quel rigore dubbio per la tua squadra c’era eccome.

Ma non sempre i locali più popolari sono quelli che effettivamente soddisfano di più, la situazione delle trattorie romane è in continua evoluzione; e soprattutto, accanto ai grandi classici la cucina tradizionale dell’Urbe è ricca di gemme nascoste che trovano ormai solo pochi, appassionati interpreti. Questa top ten vuole indicarne alcune, assieme ai classici intramontabili che sarebbe delittuoso omettere.

cesare al casalettoInvoltini al sugo, da Cesare al Casaletto – gli involtini di manzo al sugo, chi se li ricorda? Piatto povero ma bello, che evoca i manicaretti della nonna, sempre proposti in quantità eccessive e con obbligo di ripresa. Quella che un tempo era una trattoria di quartiere come tante altre è stata trasfigurata nel giro di tre anni da Leonardo Vignoli, uno che in città ha una certa esperienza in materia di ristorazione. Ora tutti i gourmet (e non solo) di Roma si spingono fino al capolinea dell’8 per ritrovare la vera cucina casereccia a prezzi correttissimi, una cucina di cui questi involtini, teneri, sapidi e gustosi, possono ergersi a portabandiera.

E già che siete lì, provate anche… le polpette di bollito al pesto, una tira l’altra; so che in queste trattorie è spesso difficile tenersi lo spazio per un secondo, figuriamoci due, ma qui vale veramente la pena.

Via del Casaletto, 45 – Tel. 06536015 – chiuso il mercoledi.

Flavio al VeloavevodettoPolpette di bollito, Flavio al Velavevodetto– Flavio è oggi la migliore osteria di Testaccio. Difficile trovare punti deboli, una cucina solidissima sia tra i primi (cacio e pepe, carbonara, gricia non deludono mai) che per quanto riguarda i secondi, tra i quali a strappare un applauso (e, quasi quasi, il bis) è un grande classico della cucina romana: le polpette di bollito.

E già che siete lì, provate anche… il tiramisù al bicchiere, diventato famoso in città, come lo è un altro tiramisù al bicchiere di Testaccio, quello di Felice (vedi sotto).

Via di Monte Testaccio, 97 – Tel. 06 574 4194 – chiuso a pranzo sabato e domenica, d’inverno anche la domenica sera.

L'oste della buon'oraFegatelli, l’Oste della Bon’Ora– Se pensate che la seppia stirata di Gabriele Bonci al No.Au sia il primo esempio di uso del ferro da stiro in cucina, vi sbagliate di grosso. Dietro i fornelli dell’Oste della Bon’Ora, Maria Luisa usa da sempre un vecchio ferro da stiro in ghisa per schiacciare i fegatelli di maiale in padella, preparando il più straordinario piatto di quinto quarto di Roma e provincia, che vale da solo il viaggio fino a Grottaferrata. Per andare in iperspazio, provate ad abbinarci un bel riesling della Mosella, visto che in carta ce n’è, assieme ad altre chicche.

E già che siete lì, provate anche… la matriciana in cornucopia, che quasi quasi è meglio di tutte quelle di Roma.

Vicolo Vittorio Veneto, 133, Grottaferrata (RM) – Tel. 3392325158 – chiuso il lunedì.

Trattoria da DaniloSpaghetti alla carbonara, da Danilo– una volta Danilo e la sua carbonara erano un segreto ben custodito, il più classico dei “conosco un posticino”, poi il posticino l’hanno conosciuto un po’ tutti e anche se il locale ha aumentato i coperti e si spende qualche euro in più rispetto alla trattoria romana media dirigersi verso via Petrarca senza avere prenotato è quantomeno rischioso. Ma la fama del locale continua ad essere meritata, in primis per la sua spettacolare carbonara, ormai sul podio più o meno di tutte le classifiche che la stampa ci propone a cadenza regolare.

E già che siete lì, provate anche… il Gasperino, uno dei dolci più clamorosi della Capitale. Un milione di calorie a cucchiaiata, ma ne vale la pena.

Via Petrarca, 13 – Tel. 0677200111 – Chiuso il lunedì a pranzo e la domenica.

felice a testaccioTonnarelli cacio e pepe, Felice a Testaccio– Felice Trivelloni, che ci ha lasciati poco più di tre anni fa, era personaggio divenuto leggendario sul campo, uno degli ultimi veraci osti romani. Per poterti sedere da lui era necessario stargli simpatico, visto che agli arroganti o a chi comunque non gli andasse a genio Felice non aveva problemi a rispondere che il locale fosse tutto prenotato anche quando ciò non corrispondeva al vero. I tonnarelli cacio e pepe mantecati a freddo non saranno più quelli, spaziali, di quando c’era lui, ma per me restano quelli da battere, anche se la presenza dell’olio nella ricetta continuerà a far discutere finché ci sarà del cacio a questo mondo.

E già che siete lì, provate anche… il carciofo alla romana, probabilmente il migliore fuori dal Ghetto, si scioglie in bocca.

Via Mastro Giorgio, 29 – Tel. 065746800 – sempre aperto.

Tram-Tram, Roma, trattoriaMinestra broccoli e arzilla, Tram Tram– San Lorenzo, nell’ultimo lustro, ha subito due brutti colpi dal punto di vista gastronomico: la chiusura dello strepitoso Uno e Bino, il cui chef Giovanni Passerini è ora tra i più acclamati di Parigi, e il trasloco di Arancia Blu, miglior tavola vegetariana della Capitale. L’indirizzo di riferimento nel quartiere resta quindi questa sobria trattoria che fa molto bistrot vecchio stile, e alla cucina romanesca affianca qualche valido piatto di mare. Ma la specialità perduta che va assolutamente provata è la minestra broccoli e arzilla, un classico ahinoi ormai quasi scomparso dai menu delle trattorie romane. L’arzilla, specie di razza di dimensioni medio-grandi, è antonomasia del pesce povero, e questa saporita minestra è l’ideale per affrontare l’inverno romano, che a noi fa tanto specie ma non ditelo a chi patisce il freddo vero, quello sotto zero a due cifre.

E già che siete lì, provate anche… le alici fritte. Non saranno esattamente un piatto tipico romano, ma che buone!

Via dei Reti, 46 – Tel. 06490416 – chiuso il lunedì.

Armando al PantheonSpaghetti alla gricia, Armando al Pantheon– Nel cuore del centro di Roma, una trattoria che più tradizionale non si può, un’oasi in cui rifugiarsi in una zona in cui le trappole per turisti abbondano. Una cucina verace che vanta tra i suoi fiori all’occhiello una gricia a regola d’arte, merito di mani sapienti e di un guanciale spettacolare.

E già che siete lì, provate anche… la minestra broccoli e arzilla, che qui vanta una delle sue poche grandi interpretazioni.

Salita dei Crescenzi, 31 – Tel. 0668803034 – chiuso sabato sera e domenica.

Nonna BettaCarciofo alla giudìa, Nonna Betta– Il Ghetto di Roma è ormai diventato zona turistica e costellata di ristoranti kosher, alcuni validi altri meno. Questo è uno degli indirizzi più affidabili e autentici, e la specialità della casa è la più emblematica della cucina ebraica romana, ossia il carciofo alla giudìa. Provare per credere.

E già che siete lì, provate anche… i tagliolini cacio e pepe con la cicoria. Per bizzarra che possa sembrare la ricetta, si tratta di un piatto felicemente riuscito.

Via del Portico d’Ottavia, 16 – Tel. 0668806263 – chiuso il martedì, sempre aperto in primavera ed estate.

Da Tonino, Roma, trattoria Pasta coi broccoli, Da Tonino– Il nome istituzionale sarebbe Trattoria Bassetti, ma tutti lo conoscono come Tonino; in ogni caso non c’è insegna. Tonino è uno degli ultimi veri buiaccari romani, pochi piatti tradizionali che cambiano a seconda del giorno (giovedì gnocchi, venerdì baccalà eccetera), servizio sbrigativo, niente fronzoli e conto assolutamente anticrisi. Difficile trovare quelli dove si mangia bene, ma l’assaggio della pasta coi broccoli di Tonino vi farà gridare vittoria, a ragione.

E già che siete lì, provate anche… il carciofo alla romana, impeccabile.

Via del Governo Vecchio, 18 – chiuso la domenica.

Tanto pe’ magna’, trattoria, roma,Fregnacce con radicchio e guanciale, Tanto pe’ magna’– Trattoria di quartiere vecchio stampo alla Garbatella, con una cucina casereccia solida e senza fronzoli. Porzioni generose e prezzi contenuti, le proposte non scendono mai sotto il livello di guardia e in particolare le fregnacce (maltagliati) con radicchio e guanciale sono particolarmente appetitose, un piatto che va preso qui, se da qualche parte va preso.

E già che siete lì, provate anche… la cacio e pepe, che conta numerosissimi estimatori e ben si piazza nei power rankings romani della specialità.

Via Giustino de Jacobis, 9 – 0651607422 – chiuso domenica e sabato a pranzo.

[Crediti | immagini: Flickr/Victor H Meza, Puntarella Rossa, Lorenza Fumelli, Menuale, 2Spaghi,  Flickr/Pabloward, Scatti di Gusto, Porzioni Cremona, Cibando, TripAdvisor]