Itinerario tra i panini più buoni d’Italia da Trieste a Cagliari

Ci ricordano le merende della ricreazione. Non hanno nessuna pretesa se non levarci un po’ di fame nel momento del bisogno. Ci fanno sentire semplici, economicamente sostenibili, in pace col mondo. Possono essere la versione packed lunch di praticamente qualsiasi cosa. Sarà per tutte queste ragione che i cari vecchi panini ci piacciono.

Ma se volessimo stilare una mappatura degli indirizzi giusti dove il prosaico duefette diventa un piccolo capolavoro di scienza culinaria?

Si comincerebbe a discutere su quali sono gli ingredienti migliori. Solo affettato? Ma perché mai. Vogliamo escludere formaggi, frattaglie, carni pregiate o verdure? Impossibile. Un panino troppo lambiccato, certo, perde di vista l’obiettivo per cui è nato (la semplificazione). Ma, se ben fatti, sono il pasto svelto che permette di godere quanto basta, anche se solo per pochi morsi, ammiccando all’alta cucina.

panini, ino, firenze

’Ino (Firenze/ Roma). Il pane è lievitato alla perfezione e sembra impossibile pensare che acciughe di Cetara, caciocavallo e zucchine sottolio possano essere gustati altrimenti che insieme. Triangolo virtuoso.

panino, nerbone

Nerbone (Firenze/ Greve in Chianti).  Se c’è un panino tipicamente fiorentino, è la rosetta (bagnata o meno) con il lampredotto e le sue salse. L’istituzione dove gustarlo si chiama Nerbone, e si sdoppia fra il caotico Mercato Centrale (in San Lorenzo, a Firenze) e la piazza grevigiana. Sapido al punto giusto, con una salsa verde quasi commuovente e col pane bagnato nel brodo, senza diventare zuppo. Va bene a qualsiasi ora, del giorno e della notte.

tricolore monti, hamburger,

Tricolore (Roma). Il panino del foodista, oserebbero dire alcuni cultori delle pause pranzo da queste parti. Veronica Paolillo insegna che il pane è una cosa seria: farine biologiche, cotture a puntino e il matrimonio con ingredienti super selezionati. Memorabile il panino farcito con latterini fritti e salsa tartara con le uova di Parisi. Il ketchup cercatevelo nelle salsamenterie di bassa lega, qui se ne usa una versione artigianale con pomodorini “do’ piennolo”.

paingros, panino

Paingros (Roma). Fuori dalle rotte gourmand ma dentro gli itinerari di un gusto più spiccio e vorace c’è Paingros, 15 anni di panini formato maxi e con farciture generose, serviti in ambiente rustico e familiare, dove se parla come se magna – e viceversa.

panino, Bar della Crocetta

Bar della Crocetta (Milano). Fra Porta Romana e Missori, a un passo dal Teatro Carcano e a pochi metri dalla via delle boutique molto foodie di via Orti, questo insospettabile bar t’aspetta al varco, o ignaro avventore che credevi avresti preso solo un macchiato, con francesini traboccanti di salse, formaggi e salumi. La lista prevede circa duecento titoli.

panino, Buffet da Pepi

Buffet da Pepi (Trieste). Porcina, senape e salsa al rafano fanno il panino della tradizione in un locale storico di Trieste, Pepi, che vi nutre a pane e poesia. La città vecchia poco distante, il molo audace a qualche passo.

salumare, crostini

Salumare (Trieste). Sul fronte marino, invece, un laboratorio del pesce che serve aperitivi e spuntini (li chiamano rebechin) su rustiche tavole di legno. Paté di salmone, acciughe o baccalà mantecato, anguilla da accompagnare a un bianco locale o al fantomatico Spritz Perrier.

birreria forst, venezia, panino

Birreria Forst (Venezia). In calle delle Rasse, una birreria che diventa ricettacolo della goloseria di passanti e veneziani. Si raccomanda sentitamente il panino con porchetta, senape e peperoni. I cicheti rendono poi giustizia all’angolino di appetito rimasto inutilizzato.

Retroburger, panino

Retroburger (Cagliari).  L’hamburger con carne d’asino non si mangia tutti i giorni, né, soprattutto, dovunque. Il fast food cagliaritano Retroburger impiatta capolavori a base di carne d’asino oltreché dei più consolidati manzo, agnello e cavallo. Patate dolci alla paprika e formaggi con miele e albicocche secche completano il quadro.

Ci pare opportuno finirla qui, ma non è uno smacco: piuttosto un invito. Lettori, si attendono con ansia vostre ingiunzioni per allungare/ modificare/ perfezionare la lista.

[Crediti | Immagini: Copertina-Luxirare, Ino-Flickr/embem30, Nerbone-Flickr/littlekim, Tricolore-Flickr/Streatit, Buffet da Pepi-Andrea Soban, Salumare-Flickr/bunducafe]

Avatar Sara Mariani

4 Novembre 2012

commenti (96)

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    1. Ei fu, purtroppo…. La gestione originale era imbattibile. Quella dei ragazzi di adesso, nonostante l’onestà e l’indubbia buona volontà, lascia la nostalgia.
      La leggenda narra che il fondatore si sia portato appresso le piastre che erano parte integrante dei sapori. Non so se sia vero ma gli rendo giustizia per il fatto che la parte finale della cottura del pane nella piastra l’ha creata lui e non il Panino Giusto.

    2. Avatar Viola ha detto:

      Roby non c’è più, mi dicono si sia spostato lì davanti ma non ci sono stata, però il livello è comunque molto molto buono secondo me; anche nel locale sopra alla rinascente

      i panini sono cotti così bene che non sono MAI indigesti, ed è una cosa veramente rara!

    3. in effetti la “nuova” gestione di de santis non è all’altezza della precedente. si era spostato poco più avanti in meravigli ma mi pare che abbia chiuso.

      a Milano, sempre restando nell’ambito panini, buono anche il bar Quadronno, vicino a Crocetta.

      a livello invece di personale madeleine, i miglior panini li mangiavo all’università – vicino alla cattolica – con la combo panetteria + macelleria (il mitico Stangalini di via camminadella): farcitura crudo e patè di vitello o roastbeef e sale (fa molto Gadda nel pasticciaccio brutto di via merulana….).

      per il resto mediamente fanno schifo

    4. Avatar Viola ha detto:

      ma il bar quadronno è quello recensito lì sopra se ho capito bene….
      dimenticavo il mitico GATTULLO, luogo di perdizione vicino alla Bocconi

    5. no attenzione, il bar Quadronno è in via Quadronno, quello sopra recensito è il Crocetta largo Crocetta, sono due coe diverse, quoto anche io entrambi come migliori panini di Milano

  1. Purtroppo devo verificare che dal mitico Buffet da Pepi , la qualita’cala anno dopo anno, ed e’ un peccato perché e’ un posto di grande fascino….

    1. la qualità di salumare è assolutamente qualunque e a mio parere diminuisce di anno in anno…e soprattutto non sopporto quando la persona che mi serve ( mettendo le mani sul pane e sul pesce ) ha appena fumato una sigaretta…..e questo accade molto spesso…..

  2. Avatar gio ha detto:

    Ma insomma certi articoli non si pubblicano a quest’ora!!!! fameeeeeeee
    Il bar Crocetta è mitico, e anche da Pepi mi sono trovata bene. Gli altri mai provati ma me li segno.

    1. Aggiungo alla lista il Bar Quadronno, nella via omonima.

  3. Avatar Luca ha detto:

    Noooo!! a Milano avete dimenticato la Paninoteca che tutti chiamiamo “quella di piazza Lima”, che in realtà è in via Masera, lì dietro l’angolo… accademia !

    1. diciamo che e’ piu’ una versione indoor delle “luride” stradali 🙂 … cmq non priva di una sua utilita’ sociale

  4. Bar dei Parodi ad Alessandria: ingredienti, mai banali, a vista e nessuna proposta preconfezionata. Ti prendono per mano e assecondano le tue voglie. Prezzo fisso ( 5 euro per la ciabatta intera, 3 per la mezza) locale piccolo e tempi di attesa accettabili per il risultato. Imperdibile.

    1. Quoto pienamente. Ad Alessandria è l’unico degno di una pausa pranzo.
      A Firenze invece segnalo “Procacci” dove il panino tartufato è una delizia inarrivabile, in grado di prosciugare qualunque portafoglio visto il rapporto prezzo/riempimento gastrico. Ma si vive una volta sola!!!!

    2. Non concordo su questa segnalazione. Procacci oggi vive di una fama costruita in decenni ma la qualità e la finezza delle preparazione che erano riscontrabili fino ai primi anni 90. Il Procacci di una volta era davvero un posto unico, una delle chiavi del suo successo era il pane che arrivava dal forno Balboni e Muller nella vicina Via della Vigna Nuova.

    3. Concordo. Nei lontani anni ’80 i panini tartufati di Procacci, le fiorentine quasi crude, i pellegrinaggi a via del Corno e lunghe passeggiate senza meta furono l’unico nepente per il mio cuore spezzato da un amore impossibile 😉

    4. ad Alessandria anche al Tazza d’Oro di via bergamo le focaccine sono a prova di gourmet, e ho testato, con soddisfazione, anche il nuovo Mordeo (un mix tra ‘ino di Firenze e un Pret-a-Manger inglese) in via Mondovì, zona Università.
      Spuntino notturno: l’evergreen Britannia pub….o, se avete voglia di consumare benzina, il mitico Moderno di Salice Terme (ri-testato, sempre sulla breccia)

  5. a roma avete messo ‘INO (provato e decisamente deludente sui panini “base” abbastanza inodori e insapori) e manca l’istituzione di Tivoli, ovvero Pippo?

    1. Avatar dani ha detto:

      quanti ricordi… ma esiste ancora? mi avevano detto che si era imborghesito

    1. concordo completamente….panini gustosi e innovativi, per non parlare della salumeria ittica…grande Moreno…..

  6. Segnalo “I Fratellini”, a Firenze in via dei Tavolini (Zona P.Signoria): 26 panini diversi preparati al momento in pane tiepido, con vari vini al calice; non ci sono tavolini, ma mensole per appoggiare i calici (posti bicchiere numerati perché… ciascuno riconosca il suo!).
    Stessa zona, mi piace anche segnalare le brave sorelle (Toh, non avevo mai pensato alla vicinanza diciamo… “familiare”) del “Cernacchino” in via della Condotta, di cui si parlò anche qui su Dissapore: oltre ad altri piatti, servono anche pagnottine svuotate della mollica e farcite con buon peposo, o lampredotto rifatto, polpettine al sugo od altri gustosi stufati. Ti servi da solo un bicchiere di vino, trovi una sedia (Magari ai -pochi- tavolini del piano di sopra, condividendoli con altri) e seguono minuto di pura soddisfazione….

    1. Ogni tanto ci torno dai simpatici Fratellini, ma ormai sono un nome sulle guide e poco altro. I panini non costano tanto, ma la qualità degli ingredienti è calata pesantemente nel tempo, soprattutto per salumi e formaggio. Una volta mettevano una fetta di discreto pecorino, ad esempio… ora invece una sorta di fettina trasparente che del pecorino ha ben poco… peccato davvero!