E’ domenica. Gli amici sono venuti a prenderti con la Torpedo Blu e ti portano nel localino segnalato dal nonno nel paesino di montagna, dove – dice – “si spende poco e si mangia bene”. Tu, fiaccato nel fisico e nel morale per la prova di inconsueta mondanità che sei costretto ad affrontare, trascini le terga verso la vettura e remi il volante fino al parcheggio, dove faticherai a trovar posto tra SUV da un milione di euri e fuoristrada molto usati guidati da cacciatori benestanti o dalle loro mogli in tenuta country: braga di velluto a coste, camicia a quadri, stivale ecrù e gilettino da pesca acquistato in butic per l’equivalente del PIL della Liberia.

Nel locale c’è il chiasso di un Festival de l’Unità, e dopo una trattativa infinita si comporrà il tavolo: da un lato gli uomini a parlare di cose da uomini, dall’altro i PEU [piccoli esseri umani] a fare cose da bimbi, in mezzo le donne a lamentarsi dei maschi e dei bimbi. Per la prima mezz’ora sarà tutto un turbinar di sedie, io mi metto qui e tu ti metti lì, per fortuna che di coppiette nel fior dell’amor non ce ne sono più e ci possiamo separare. Insomma ne usciamo vivi.

Lo scenario che si apre ha due varianti: la prima con Minuta delle Vivande scritta e stampata, su cui potrai disputare preventivamente ammesso che la canèa sia tale da consentire la conversazione anche a chi non ha la voce di un cantante d’opera. La seconda, terrifica, vede il cameriere arrivare al tavolo con o senza blocnòtis e declamare le pietanze alla stessa velocità con la quale Marina Flaibani, che nel cuor mi sta, dal Cis Viaggiare Informati ci informa delle code a Barberino del Mugello e del divieto di passaggio da Bolzaneto dei mezzi telonati. In questo secondo caso potrai dare libero sfogo alla tua vena classificatoria identificando alcuni logotipi.

1. Il competente. Mentre il cameriere racconta dei tortelli verdi e gialli, si sente in obbligo di dire che sì, i tortelli verdi: ma siccome c’era già venuto a mangiare nel ’74 qui li fanno con le bietole e spinaci, non con bietole, spinaci e ricotta come li fa sua nonna Ermelinda e in alcuni sperduti paesi dell’Appennino Parmense. Ma van bene anche quelli gialli, dice, che sono poi quelli di zucca, che sono buoni anche quelli perchè ci mettono poco amaretto, dice.

2. Il lassista. E’una delle figure chiave del gruppo in fase deliberativa. Guarda il cameriere con espressione equina, impermeabile a ogni suggestione. Al termine della lunga lista esala un “mah” oppure un “beh” lasciando il cameriere con la biro sospesa in uno stato di perigliosa tensione muscolare.

3. Il decisionista. E’ il peggiore. In alcuni paesi anglosassoni i casi di omicidio di questi loschi figuri sono stati puniti con una sgridata ed una sanzione pecuniaria, perchè nessun giudice ovrebbe osato comminare pene più gravi. Il decisionista è quello che alzandosi in piedi e con il tono dell’Ispettore Rock nello spot della Brillantina Linetti dice “Carbonara per tutti!”. Puoi abbatterlo a colpi di forchetta per i dolci.

4. Il prudente. Va isolato con urgenza, la sua presenza al tavolo impedisce il corretto svolgersi del pasto. Con volto terreo si guarderà torno torno chiedendo sottovoce Ma non sarà troppo? Ma sarà abbastanza? Ma i bimbi lo mangeranno? Magari prendiamo solo un primo, poi vediamo…

5. L’indeciso. Fa tenerezza. Quando il cameriere arriva a lui puntandogli la biro in mezzo agli occhi ti guarderà smarrito. Lo riconosci perchè risponde alle domande con altre domande: se gli chiedi “Cosa hai deciso?”, ti risponderà inevitabilmente “Tu cosa prendi?”

Poi c’è da decidere il vino, ma questa è un’altra storia.

Immagine: un’opera di Francisco Fernandez, Camerieri Stranieri. 1987 acrilico carbone e nero di fumo su legno  cm 180 x 120

commenti (11)

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  1. Avatar Leonardo Ciomei ha detto:

    Io sarei più il lassista, quello della serie “tanto è tutto mediocre, una cosa vale l’altra” ma la mia categoria preferita è l’assente, cioè quello che riesce di solito a svincolarsi da questi appuntamenti maledetti (c’hanno fatto pure un paio di film, mi pare, Domenica, maledetta domenica e Ogni maledetta domenica 🙂 )

  2. Avatar giggi ha detto:

    Forte, sembra la descrizione del quadro dirigente della “sinistra”:-)))

  3. Avatar fantapalli ha detto:

    Bellissimo e veritiero!! L’abbattimento del decisionista ha trasformato il mio sorriso in risata! :-))))

  4. Avatar Chefclaude ha detto:

    …anche questa domenica c’è n’è da buttarsi per terra!
    Io ci metterei anche il “ripensante”, una variante ma perniciosa e maniacodepressiva dell’indeciso, la cui ordinazione da sola è in grado di occupare, con le opportune cancellazioni, una buona metà del taccuino o dell’emisfero cerebrale del cameriere.

    E il “modificatore” o uomo variante, capace con il minimo impatto labiale di trasformare, snaturare e destrutturare qualsiasi piatto del menù.

    1. Il modificatore si palesa più frequentemente in Pizzeria, tipo Vorrei una diavola ma senza salamino piccante…
      E cpoi c’è il divisionista, che al bar chiede il caffè dorzo piccolo in tazza grane con acqua fredda a parte e latte caldo mantecato ma in bricco bollente. venti euri sarebbe un prezzo adeguato, per un caffè così.

  5. Avatar Luca Amodeo ha detto:

    Come a molti di noi appassionati, spesso mi tocca la parte del competente, ossia del capro espiatorio di ogni lamentela postprandiale.

    Se può interessarti, Caf, dagli unanimi racconti dei ristoratori più anziani del mio Oltrepò il sommo decisionista risulta – alla memoria – Gianni Brera.

  6. Avatar Davide ha detto:

    Quando capita un modificatore di pizza al mio tavolo, io racconto sempre questa storia: ‘da giovane ho fatto l’aiuto pizzaiolo, e gli ordini con pizze modificate avevano un trattamento speciale…. prima di entrare in forno pizzaiolo ed aiuti dovevano sputarci sopra, per punire il modificatore!!!, penso sia una consuetudine che continua anche adesso fra i pizzaioli…..”; non servirà a nulla, ma almeno comincio ad instillare il dubbio..

  7. e poi c’è l’autonomo. chiede al cameriere lumi sui piatti sconosciuti dai nomi esotici tipo “tagliolini alla frate ruggero” e decide solo per se stesso.
    al limite per la figlia, che essendo appunto la figlia, sa esattamente cosa deve mangiare.
    gli altri si arrangiano.
    solo sul vino esprime pareri e visto che di solito pago io, pareri non troppo vincolanti.
    ovviamente si evitano trattorie alla buona o ristoranti facili e si selezionano ristoranti di indubbia qualità.
    potendomelo permettere sia chiaro. grazie a dio son finiti i tempi di birra e pizza + patatine fritte.