di Stefano Caffarri 9 Maggio 2010

E’ domenica. Gli amici sono venuti a prenderti con la Torpedo Blu e ti portano nel localino segnalato dal nonno nel paesino di montagna, dove – dice – “si spende poco e si mangia bene”. Tu, fiaccato nel fisico e nel morale per la prova di inconsueta mondanità che sei costretto ad affrontare, trascini le terga verso la vettura e remi il volante fino al parcheggio, dove faticherai a trovar posto tra SUV da un milione di euri e fuoristrada molto usati guidati da cacciatori benestanti o dalle loro mogli in tenuta country: braga di velluto a coste, camicia a quadri, stivale ecrù e gilettino da pesca acquistato in butic per l’equivalente del PIL della Liberia.

Nel locale c’è il chiasso di un Festival de l’Unità, e dopo una trattativa infinita si comporrà il tavolo: da un lato gli uomini a parlare di cose da uomini, dall’altro i PEU [piccoli esseri umani] a fare cose da bimbi, in mezzo le donne a lamentarsi dei maschi e dei bimbi. Per la prima mezz’ora sarà tutto un turbinar di sedie, io mi metto qui e tu ti metti lì, per fortuna che di coppiette nel fior dell’amor non ce ne sono più e ci possiamo separare. Insomma ne usciamo vivi.

Lo scenario che si apre ha due varianti: la prima con Minuta delle Vivande scritta e stampata, su cui potrai disputare preventivamente ammesso che la canèa sia tale da consentire la conversazione anche a chi non ha la voce di un cantante d’opera. La seconda, terrifica, vede il cameriere arrivare al tavolo con o senza blocnòtis e declamare le pietanze alla stessa velocità con la quale Marina Flaibani, che nel cuor mi sta, dal Cis Viaggiare Informati ci informa delle code a Barberino del Mugello e del divieto di passaggio da Bolzaneto dei mezzi telonati. In questo secondo caso potrai dare libero sfogo alla tua vena classificatoria identificando alcuni logotipi.

1. Il competente. Mentre il cameriere racconta dei tortelli verdi e gialli, si sente in obbligo di dire che sì, i tortelli verdi: ma siccome c’era già venuto a mangiare nel ’74 qui li fanno con le bietole e spinaci, non con bietole, spinaci e ricotta come li fa sua nonna Ermelinda e in alcuni sperduti paesi dell’Appennino Parmense. Ma van bene anche quelli gialli, dice, che sono poi quelli di zucca, che sono buoni anche quelli perchè ci mettono poco amaretto, dice.

2. Il lassista. E’una delle figure chiave del gruppo in fase deliberativa. Guarda il cameriere con espressione equina, impermeabile a ogni suggestione. Al termine della lunga lista esala un “mah” oppure un “beh” lasciando il cameriere con la biro sospesa in uno stato di perigliosa tensione muscolare.

3. Il decisionista. E’ il peggiore. In alcuni paesi anglosassoni i casi di omicidio di questi loschi figuri sono stati puniti con una sgridata ed una sanzione pecuniaria, perchè nessun giudice ovrebbe osato comminare pene più gravi. Il decisionista è quello che alzandosi in piedi e con il tono dell’Ispettore Rock nello spot della Brillantina Linetti dice “Carbonara per tutti!”. Puoi abbatterlo a colpi di forchetta per i dolci.

4. Il prudente. Va isolato con urgenza, la sua presenza al tavolo impedisce il corretto svolgersi del pasto. Con volto terreo si guarderà torno torno chiedendo sottovoce Ma non sarà troppo? Ma sarà abbastanza? Ma i bimbi lo mangeranno? Magari prendiamo solo un primo, poi vediamo…

5. L’indeciso. Fa tenerezza. Quando il cameriere arriva a lui puntandogli la biro in mezzo agli occhi ti guarderà smarrito. Lo riconosci perchè risponde alle domande con altre domande: se gli chiedi “Cosa hai deciso?”, ti risponderà inevitabilmente “Tu cosa prendi?”

Poi c’è da decidere il vino, ma questa è un’altra storia.

Immagine: un’opera di Francisco Fernandez, Camerieri Stranieri. 1987 acrilico carbone e nero di fumo su legno  cm 180 x 120