di Stefano Caffarri 13 Marzo 2010

peperoni e acciughe

Torino è bellissima. Torino è una città retorica. Sembrerebbero due affermazioni in contrasto, eppure una Capitale sa trovare miracolosi equilibri anche tra gli estremi. Torino – passata la cintura e affrontato il centro – vibra delle sue strade quadrate, in bilico infinito tra una grandezza appena un filo retrò ed una netta proiezioni in avanti. Le Olimpiadi sono state un’occasione, sfruttata al massimo grado. Torino riluce delle sue vetrine che strappano un sorriso: dice, “Confetteria Avvignano, success.” Quel “success.” significa un intero mondo di travet che non pérdono l’occasione di rialzare la testa dal loro vernacolo burofonico. Un intero mondo di rispetto per la forma, anche:  ma sarebbe superficiale credere che è solo forma che importa, anzi Torino è di cuore e di polpacci, e di spalle erette nella pioggerellina polverosa di un mezzo febbraio.
Camminare e raggiungere “i ragazzi” del Consorzio è prepararsi ad un incontro che non è solo di cucina. L’uno ossessionato dai formaggi, l’altro invaghito dei vini naturali hanno allestito una bella mensa agevole, pratica ed a “bassa pressione”. Cioè ti siedi tranquillo, ordini tranquillo, bevi tranquillo, hai sorrisi a scialo e quella fratellanza che subito cogli, anche se la carta, o meglio il libro dei vini si chiama “Eccessi e Riflessioni”.
Dedicati alle portate di prodotto, che toccano vertici olimpici: la triade di carne cruda è sempiterna. Fassona al coltello, salsiccia di fassona battuta, e cuore di gamba anteriore marinato, perfette entrambe e tre in salagione, frollatura e battimento. Sensazionale la selezione di formaggi, portati fin lì dall’entusiastico produttore: chiamati tutti per nome e cognome sull’apposita lista, avrai vertigini da tome ed erborinati, piccole produzioni e grandi classici. Pane fatto in casa con cura monacale: lieviti naturali, tempi lunghi, farine di vertice.
Piatti cucinati ben dentro la tradizione, offuscati dalla grandezza dei precendenti, e decisamente più deboli: volonterosi gli agnolotti gobbi di pasta sottilissima e ripieno ampio e saziante, un filo squagliati; la frittura grossa delle sarde, da abboccarne un biroccio; i nuvolosi Gnocchi di barbabietola al Castelmagno d’alpeggio e pere, sperduti in troppe direzioni; le trippe in tre modi, squadernate in eccessi tra troppo pomodoro, troppo aglio e troppa marinatura. Meglio lo storico peperone con acciuga.
Ma te ne andrai ugualmente felice: che non c’è pretesa nè supponenza, anzi i rimbrotti saranno accolti da una stilla del miglior genepì del mondo. Leggerezza in sala e leggerezza all’addizione, che queste Case dove alberga la passione van tenute indenni, almeno.

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Ristorante Consorzio
Via Monte di Pietà 23
Torino
0112767661

www.ristranteconsorzio.it
La Degustazione, invitante assai,di cinque portate a 30 europei (sic.), mentre alla carta fa un diecino in più
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