di Leonardo Romanelli 2 Gennaio 2012

Perché si converte una ben avviata gastronomia con macelleria annessa in un ristorante invitante e, particolare non accessorio, opportunamente bistellato, è subito detto. Volersi migliorare rientra tra le debolezze umane. Ma per sapere come si fa, una buona idea è spingersi nel profondo Nord, a Lonigo, Vicenza, e andare a “La Peca”. Tradurrete in realtà le vostre ipotesi conoscendo i fratelli Portinari, Nicola in cucina e Pierluigi che si divide tra sala e cantina, con Cinzia Boggian, la moglie di Pierluigi, a “prendersi cura” dell’ambiente.

Le virgolette si devono alle singolari scelte d’arredo. Prendi i tavoli, decorati da centrotavola assimilabili a installazioni di arte contemporanea, oggi raccolti in un bel libro fotografico. Ma il gusto per la ricercatezza è ovunque, dal bancone d’ingresso alla sala fumo e distillati sulla destra fino alla cantina a vista. E salendo le scale, prosegue al piano superiore con le due sale di servizio. Nel 2012 faranno 25 anni dall’apertura, avvenuta in spazi ristretti, ampliati a partire dal 2000 grazie alla veranda con vista.

Si sceglie tra due menu degustazione, percorso di pesce a 120 euro, 10 in meno per sperimentare i classici del locale. Altrimenti il pranzo nei giorni feriali: 3 portate 60 euro.

Già lo stuzzichino colpisce, con il tonno accompagnato dalla maionese di vitello e il pane fatto in casa, senza eccessi di sapore per essere vero accompagnamento. Si inizia dagli scampetti rosolati con collosità di maialino, crema di castraure e clementine al tè affumicato e zenzero. Bisogna controllare l’entusiasmo ma il primo morso scatena il piccolo fan in me. La Polenta di Mais Marano, purea di cavolfiore, sugo e lingua di vitello alle spezie con sensazioni lattiche di bufala, il cui nome andrebbe debitamente accorciato, è un gioco sottile sul tema del pesce di mare (Adriatico) con i raviolini di pesci e crostacei insieme a verdure e alghe, mentre stregano i soffici di zucca in brodo-essenza di brasato con nocciole alla cannella ed estratto di tannini.

Tra i secondi si mangiano con infaticabile piacere i Pesci, crostacei, cefalopodi e molluschi in Essenza di Caciucco su pan-bagnato e verdure croccanti al basilico-limone.

Ravioli anche come dessert, croccanti alla crema brulèe in zuppa di mojito analcolico e frutti di bosco, chi non predilige i dolci può accontentarsi della piccola pasticceria.

La carta dei vini è un mondo a parte. Vasta oltre ogni limite, guarda sia alla più solida produzione nazionale che agli emergenti degni di interesse. In questo, la famiglia Portinari è esemplare: scopre e prospetta ai clienti le realtà di piccoli produttori meritevoli, specie se focalizzati sulla coltivazione biodinamica delle uve. Ricca e originale la scelta di vini al bicchiere.

Servizio giovane e caloroso, forse non immune da errori ma del tutto trascurabili.

All’uscita la mia soddisfazione è, come potete immaginare, inimmaginabile.