Impossibile controllare l’entusiasmo, La Peca fa di voi dei piccoli fan

Perché si converte una ben avviata gastronomia con macelleria annessa in un ristorante invitante e, particolare non accessorio, opportunamente bistellato, è subito detto. Volersi migliorare rientra tra le debolezze umane. Ma per sapere come si fa, una buona idea è spingersi nel profondo Nord, a Lonigo, Vicenza, e andare a “La Peca”. Tradurrete in realtà […]

Perché si converte una ben avviata gastronomia con macelleria annessa in un ristorante invitante e, particolare non accessorio, opportunamente bistellato, è subito detto. Volersi migliorare rientra tra le debolezze umane. Ma per sapere come si fa, una buona idea è spingersi nel profondo Nord, a Lonigo, Vicenza, e andare a “La Peca”. Tradurrete in realtà le vostre ipotesi conoscendo i fratelli Portinari, Nicola in cucina e Pierluigi che si divide tra sala e cantina, con Cinzia Boggian, la moglie di Pierluigi, a “prendersi cura” dell’ambiente.

Le virgolette si devono alle singolari scelte d’arredo. Prendi i tavoli, decorati da centrotavola assimilabili a installazioni di arte contemporanea, oggi raccolti in un bel libro fotografico. Ma il gusto per la ricercatezza è ovunque, dal bancone d’ingresso alla sala fumo e distillati sulla destra fino alla cantina a vista. E salendo le scale, prosegue al piano superiore con le due sale di servizio. Nel 2012 faranno 25 anni dall’apertura, avvenuta in spazi ristretti, ampliati a partire dal 2000 grazie alla veranda con vista.

Si sceglie tra due menu degustazione, percorso di pesce a 120 euro, 10 in meno per sperimentare i classici del locale. Altrimenti il pranzo nei giorni feriali: 3 portate 60 euro.

Già lo stuzzichino colpisce, con il tonno accompagnato dalla maionese di vitello e il pane fatto in casa, senza eccessi di sapore per essere vero accompagnamento. Si inizia dagli scampetti rosolati con collosità di maialino, crema di castraure e clementine al tè affumicato e zenzero. Bisogna controllare l’entusiasmo ma il primo morso scatena il piccolo fan in me. La Polenta di Mais Marano, purea di cavolfiore, sugo e lingua di vitello alle spezie con sensazioni lattiche di bufala, il cui nome andrebbe debitamente accorciato, è un gioco sottile sul tema del pesce di mare (Adriatico) con i raviolini di pesci e crostacei insieme a verdure e alghe, mentre stregano i soffici di zucca in brodo-essenza di brasato con nocciole alla cannella ed estratto di tannini.

Tra i secondi si mangiano con infaticabile piacere i Pesci, crostacei, cefalopodi e molluschi in Essenza di Caciucco su pan-bagnato e verdure croccanti al basilico-limone.

Ravioli anche come dessert, croccanti alla crema brulèe in zuppa di mojito analcolico e frutti di bosco, chi non predilige i dolci può accontentarsi della piccola pasticceria.

La carta dei vini è un mondo a parte. Vasta oltre ogni limite, guarda sia alla più solida produzione nazionale che agli emergenti degni di interesse. In questo, la famiglia Portinari è esemplare: scopre e prospetta ai clienti le realtà di piccoli produttori meritevoli, specie se focalizzati sulla coltivazione biodinamica delle uve. Ricca e originale la scelta di vini al bicchiere.

Servizio giovane e caloroso, forse non immune da errori ma del tutto trascurabili.

All’uscita la mia soddisfazione è, come potete immaginare, inimmaginabile.

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