di Stefano Caffarri 22 Gennaio 2010

gamberoSiedi nel ristorante con cucina di pesce, ti avventi sul Menù Degustazione. Si chiama I sapori del Nostro Mare come una volta ma rivisti oggi quando guardo il tramonto e penso a te, e una cosa è certa come il canone della RAI: che avrai uno, due, tre piatti con i gamberi. Gamberetti, gamberi o gamberoni. Alla piastra al vapore al raggio laser, ma non c’è verso di schivarli. Boni so’ boni, ma oh, nonostante Fratello Gugol, non mi pare che ci sia una norma cogente che impone al ristoratore di mettere i gamberi nei piatti. Ho chiamato l’ASL, l’avvocato e anche il parroco di Rozzangeles (Rozzano, Milano), ma è vero, non c’è una legge nè un comandamento: fare cucina di pesce senza i gamberi non lede i nostri diritti costituzionali.

Vero è che il gambero aggiusta tutto: quando chiami gli amici spadelli il gambero argentino decongelato, ci tiri sopra una cremina di topinambour con i semi di amaranto e puoi spacciarti per il miglior cuoco dilettante d’Italia, e quindi d’Europa, e quindi del mondo.

Però voi, Maestri: fateci un regalo per l’anno ‘dieci che arriva. Degamberizzate il vostro menù.