Itinerario gastronomico nell’incolpevole Perugia di Amanda

Amanda in gabbiaLa prima richiesta del cronista giudiziario è che il telefono sia raggiungibile. In un’aula di tribunale può sempre succedere l’imprevisto, per cui si tratta di una necessità fondamentale. Anche al ristorante. Sarebbe una richiesta semplice da soddisfare in qualsiasi città. Meno, nella medievale Perugia, dove la maggioranza dei locali del centro sono ricavati da vecchie cantine, raramente a livello della strada. Lo sanno bene quelli dell’Alter Ego (Via Floramonti 2, 075 572952). Subito dopo l’omicidio di Meredith Kercher era il loro uno dei ristoranti preferiti dai tanti giornalisti accorsi in città. Gli spazi, ampi e luminosi, a due passi dalla corte penale, lo rendono una meta facilmente raggiungibile, specie per il pranzo. La proposta è quella di una cucina facilmente interpretabile senza essere scontata, in un ambiente moderno e gentile.

Lo stesso vale per Gus (Via Mazzini 17, 0755734365) locale di recente apertura velocemente diventato sosta irrinunciabile per ogni avvocato che si rispetti. A una delle migliori colazioni del centro affianca una proposta tutta di qualità, che va da un sushi affatto scontato all’aperitivo (sempre ottime le proposte al calice).

Il Caffè del banco di PerugiaPer contestualizzare va detto che le varie tappe del processo a Raffaele Sollecito e Amanda foxy-knoxy Knox si sono svolte in gran parte nella sezione del tribunale penale in pieno centro storico. Ecco quindi che era facile imbattersi in qualcuno dei protagonisti della vicenda giudiziaria nei bar adiacenti il quartiere legale.

Al Caffè del Banco (Corso Vannucci 5, 0755730783) per esempio, c’è il migliore caffè della città.

Proprio di fronte, l’elegante e storico Caffè Sandri (Corso Vannucci 32, 0755724112) ricorda anche ai perugini che esiste una tradizione cioccolatiera oltre i Baci famosi in tutto il mondo.

Anche se, certo, le migliori creazioni artigianali forse si possono trovare a solo un centinaio di metri dal luogo del delitto. Dietro la casa che era di Meredith, all’Augusta Perusia (Via Pinturicchio 2, 0755734577) è dovere morale assaggiare la “tavoletta degli dei”, prodotta con cioccolato fondente al 75% e semi di cacao. Una delizia.

Per un aperitivo o per uno spuntino non troppo impegnativo la Bottega del Vino (Via del Sole 1, 0755716181) di fronte al Duomo, offre un ambiente intimo e confortevole. Certo, niente a che vedere con l’omonimo locale veronese, in particolare per l’ampiezza dell’offerta, ma i pochi piatti in carta e l’accoglienza del proprietario valgono sempre la sosta.

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Itinerario gastronomico nell'incolpevole Perugia di Amanda

Una delle tavole più caratteristiche, poi, apprezzata anche dalla famiglia di Amanda Knox e, guarda caso, proprio dietro il locale che era di Patrick Lumumba, è quella del Civico 25 (Via della Viola 25, 0755716376). La carta dei vini è la migliore della città per ricerca e numero di etichette, la cucina fa ampio uso di ingredienti del territorio, l’ambiente è giovane, rumoroso, e perfetto per tirare tardi.

Tappa fondamentale, infine, per ogni gourmet che abbia voglia di approfondire la cucina umbra è l’Hostaria Wine Bartolo (Via del Bartolo 30, 0755716027). Il lavoro di ricerca sulla tradizione che Umberto Bava, lo chef, sta portando avanti, è unico in città.
Ma attenzione, il telefono lì non prende. Mai.

Jacopo Cossater

8 Dicembre 2009

commenti (41)

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  1. griffus ha detto:

    …un sushi affatto scontato…

    av affatto
    1 minimamente (Note: in frasi negative) per nulla, per niente
    Non sono affatto stanco.
    2 no anzi tutt’altro (Note: nelle risposte)per niente
    – “Ti piace?” – “Affatto”
    3 completamente assolutamente del tutto, in tutto

  2. Bella idea questo post, complimenti
    Hai verbalizzato (?!) le chiacchiere fuori onda che da sempre la mia categoria si scambia quando diventa stanziale in una piccola città attraversata da questi fatti
    Una miniera di informazioni inesauribile, da parte di chi mangia fuori trecento volte l’anno

  3. Chefclaude ha detto:

    Proprio non riesco a conciliare un itinerario gastronomico con un omicidio: mi sembra l’ennesimo atto di sciacallaggio, mi sorprende lo si debba fare anche qui.
    Sulla sofferenza altrui c’è poco da giocare.

    1. Enrico Marsili ha detto:

      Quoto ChefClaude (come altre volte). Non sentivo il bisogno di un post del genere. La leggerezza calviniana non ha nulla a che fare con la mancanza di rispetto. Queste cose lasciatele a Bruno Vespa.

    2. damon ha detto:

      scusate ma anche io trovo il post proprio di cattivo gusto..ma che bisogno c è di collegare le 2 cose? Se proprio volevate parlare di perugia potevate farlo senza tirare fuori sta storia di cui non se ne può più.. Si parlasse in tv e altrove con la stessa frequenza di temi ben più seri..

  4. eggi ha detto:

    io non credo nella volontà oggettiva di speculazione del post.
    il ‘murder tourism’ o ‘thanatourism’ é una conseguenza dei ‘nostri tempi’. certo non condivido la ‘conseguenza dei tempi’.
    ma la volontà dell’uomo di visitare Auschwitz, Sachsenhausen,Treblinka, Arbe, Phnom Penh non é poi tanto diversa da visitare Garlasco e Perugia in cui visitare i luoghi degli omicidi, specialmente di massa, é una necessità di rispetto e di memoria proprio delle vittime.
    é un’inevitabile sviluppo dell’industria turistica in cui la motivazione soggettiva della necessità di visita dei luoghi differenzia il visitatore. io lascerei ampio spazio al libero arbitrio.
    certo che l’associazione di un buon caffé o di un buon pasto da consumare a Mauthausen o a Novi Ligure non la trovo il massimo della critica ed informazione gastronomica

    1. Chefclaude ha detto:

      Non condivido diverse “conseguenze dei tempi”: e credo che il turismo ad Auschwitz sia il modo in assoluto peggiore per rispettarne la memoria. E’ come se si potesse accettare lì la presenza di un venditore di palloncini colorati, o di un chiosco coi gelati, per “libero arbitrio”.
      Come lettore, non puoi chiedermi di azzerare improvvisamente la coscienza su questo, e poi di riattivarla per discutere la proibizione del kebab nelle città del nord come atto di razzismo. Io non lascerei mai in mano ad altri l’interruttore; così come mi fa imbestialire farmi distrarre ad altrui piacimento.

    2. eggi ha detto:

      proprio per questo dovrebbe prevalere il libero arbitrio. la proibizione del kebabb secondo me non risiede nella volontà intrinseca di essere razzisti, si può essere razzisti in mille altre modi senza vietare esplicitamente. credo che il kebabb, inteso solo come prodotto, si scontri con una reltà gastronomica nazionale di largo consumo in difficoltà. anch’io non condivido le ‘conseguenze’ ma é innegabile l’attenzione verso i luoghi che testimoniano la crudeltà umana.

    3. Chefclaude ha detto:

      Non stiamo parlando del pellegrinaggio turistico dei luoghi di un giallo di Agata Christie o di Simenon; ma di quelli di una vicenda processuale che si è sciolta l’altro giorno, e i cui protagonisti e vittime vengono trattati come “personaggi”, come fantocci che danno quel tocco di losco, o di pepato e morboso alle stazioni di un percorso gastronomico.
      Io vedo in questo trattamento un’offesa: a loro, ai loro parenti e amici, ma anche alla mia attenzione (sensibilità, coscienza, chiamala come ti pare).
      Che poi tolleranza, libero arbitrio, rispetto delle opinioni altrui, obiettività, realismo (le metto tutte), vengano utilizzate oggi nel discorso proprio nel senso di appiattirci a massa di zombie e farci digerire tutto e il contrario di tutto, bhè io allora ne prendo atto, fastidiosamente, continuando ad incazzarmi e a distinguere.
      Sbagliando anche, certamente.

    4. quelli che non benpensano ha detto:


      Taro Hakase & Iwao Furusawa, swingin’ Bach

      Gianni Agnelli amava i filibustieri,
      e qualche volta la teppaglia. Era attratto dalle situazioni discutibili, dalle anime nere. Dice Carlo De Benedetti: «ho sempre avuto l’impressione che i malandrini gli piacessero perché la sua educazione gli aveva riservato un destino che non era di strada». Come tutti i personaggi letterari, Agnelli ha bisogno di un tirocinio nel male (non lo fossi nato, sarei mai diventato così ricco). Ha bisogno di dimostrare dimestichezza coi bricconi, ha bisogno di dimostrare a sé e agli altri di sapersela cavare. Assume quindi un’aria semidelinquenziale, o, se preferite, quella di un gran figlio di puttana


      (Rapallo, 1948)

      Gli piaceva stare in limine, il grigioscuro esistenziale: così manifestava un cattivo gusto emotivo, ma molto di maniera. Furio Colombo racconta di quando lo portò in un’osteria nell’agro di Villar Perosa, a conoscere il titolare del locale che la vox popoli accusava di aver ucciso la moglie.

      Era attratto dalle persone che non godono di buona stampa. Aveva simpatia per un signore che si chiamava Emanuele de Seta, un marchese siciliano, molto discusso, considerato sgradevole, che a lui garbava per l’estrema scorrettezza, come se l’abitudine a quella scorrettezza fosse una sfida, un evento sportivo, un gioco dal titolo “posso sostenere un uomo come de Seta”.

      Marcello Sorgi gli raccontava storie di mafia che lui adorava. Era avido di dettagli psicologici, di interpretazioni, di sintassi mafiosa. Quando Sorgi gli fece conoscere Giovanni Falcone, Agnelli passò il pomeriggio tutto eccitato a chiedergli di sbirri e assassini. E a sua nipote Ginevra in vacanza a Palermo suggerì di andare a visitare alcuni luoghi di efferatezze mafiose, per farsene un’idea. Affrontare una situazione equivoca è un aspetto del saper stare al mondo.
      (da Casa Agnelli di Marco Ferrante)

  5. Daniela ha detto:

    Ma per carità, questo è un fine quadretto gastronomico che non ha nulla a che vedere con le grevi atmosfere vespiane. E poi, un po’ di sano cinismo fa bene anche ai professionisti del politically correct, ogni tanto

  6. Devo dire che non approvo l’inserimento di Amanda Knox sul titolo per ottenere qualche visita extra, ma è uno spunto interessante per segnalare un buon itinerario. Perugia rimane incantevole anche dopo un truce delitto e Cossater sa ben segnalare i luoghi che valgono una visita…

  7. mantaray ha detto:

    come si puo’ conciliare un atto essenzialmente ludico – spirituale come un pranzo o una cena con un evento criminoso? un articolo cosi’ presentato non aggiunge nulla alla mia voglia di sapere.

  8. Ma all’inizio del processo non era la più prosaica Tana dell’orso il ritrovo dei cronisti di giudiziaria?

    Per la sera a giornale chiuso quoto il Bartolo o il Civico, a pranzo i panini o il buffet di Sandri, del quale approfittò anche il Gino Veronelli…

    1. Vero Aldo, non ti sfugge niente, in particolare per gli inviati anglosassoni. Quanto a potenziale luogo di sosta per eventuali gourmet però..

  9. Spostare ulteriori riflettori sulla vicenda Amanda era cosa di cui non si sentiva certo il bisogno, anzi. Ed in effetti è stata scusa per parlare della proposta ristorativa e gastronomica del centro di Perugia, che mai più di oggi avrebbe bisogno di attenzione per crescere quantitativamente e qualitativamente.

    A chi ha trovato questo post di cattivo gusto naturalmente quindi rispondo che mi dispiace. So che però era itinerario facilmente leggibile in altri modi, di quelli che non comprendono polemiche, per dire.

    1. eggi ha detto:

      non realizzo post, ma se avessi dovuto scegliere il titolo sarebbe stato questo: ‘Itinerario gastronomico nell’incolpevole Perugia’ e avrei preferito una qualsiasi foto della città.

    2. Difficilmente chi scrive un pezzo ha anche il privilegio di titolarlo. Men che meno di scegliere le foto. Se il problema è quello, l’ottimo Jacopo non ha colpe.
      Ciao.davide

    3. eggi ha detto:

      non fraintendere. la mia considerazione non vuole attribuire colpe a nessuno e che proprio non sopporto la sua immagine. mi fa schifo. e come una slide show perenne, in continuazione lei, Sollecito, Stasi… mi sembra veramente eccessivo

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