di Stefano Caffarri 20 Febbraio 2010

La zuppa di pesce di Piero D'Agostino

Sul lungomare di Spisone, alle pendici della rupe di Taormina, ruotando pigramente il timone della vettura ti resta il tempo per gettare un’occhiata a uno dei panorami più struggenti del mondo, l’Isolabella. L’Isolabella è bella di una bellezza scandalosa: se per scandalosa si intende qualcosa che non ha nulla di osceno, ma basta per lasciare a bocca aperta chiunque abbia appena più sensibilità di un paracarro. Tipo lo spogliarello di Sofia Villani Scicolone in quel film con Mastroianni: meno di niente per i nostri occhi ormai cauterizzati dagli amplessi mimati delle reclàme dei profumi e degli orologi ma certo un avviamento all’infarto per il povero Marcello e la sua fronte rorida di sudore. Ecco, quella bellezza lì ti accompagna alla soglia della Capinera – stretta tra la Nazionale e la ferrovia – e ne rimangono frammenti alle finestre. Di quella bellezza lì dev’essere denso il cuore di Piero d’Agostino che porta in tavola niente di funambolico e tutto di giustezza, misura, linearità.

A partire dalle linee chiare dell’arredo, dei tovagliati e delle stoviglie, dell’ampio menù dedicato in gran copia al frutto della pesca. Con un occhio alla Sicilia su cui cammini, e non potrebbe essere diversamente solo se ti sfugge un’occhiata fuori della finestra.

I piatti sono calibrati con precisione micrometrica, preparati con il gusto dell’insieme e presentati con l’amore per il colpo d’occhio che restituisce il tutto con la parte, senza trascurare la contagiosa verità dei profumi dell’isola, dalla crema di zucca con ricotta e bottarda di spada, ai gamberi avvolti nel lardo, agli spiedini di pesce con il mais e tre salse diverse.

Per infliggere alla tua memoria un ricordo indimenticabile dovrai assaggiare sopra tutto la meno altisonante delle preparazioni, una semplice “Zuppa di Pesce” di cui è persino stucchevole fare un elenco degli ingredienti. Ma di certo la succosità quasi tagliente del brodetto, saporito di sapore e non di sale, la diversa corposità dei tanti animali che la compongono, la cura delle cotture che ne restituisce una particolare unicità scrive pagine di pregio cristallino. La dolcezza e morbidezza quasi cremosa dei pesci di pinna e squame in netto contrasto con la croccantezza del tutto siciliana dei piccolissimi cefalopodi e con l’elasticità dei tronchi di tentacolo è un percorso d’ebbrezza, moltiplicata dagli aromi d’erbe e di spezie appena accennati ma percepibili con squillìo di campanellini.

Subito alla mente il mediterraneo, le tolde delle barchesse incrostate di salsedine, la macchia spazzata dal vento; il vicino oriente, il sangue della pescheria di Catania, i profumi gialli del Nord Africa; il bagliore del sole di mezzogiorno, la mollezza dei crepuscoli sugli scogli.

Oh certo, discorrerai anche del punto di cottura dei mezzi paccheri con crostacei e mollica di pane, o di quel tortino di pistacchi con la salsa si zafferano. Oppure verserai bei bicchieri da una delle bottiglie della carta molto siciliana, ma anche il resto, a prezzi nemmen troppo “taorminesi”.

Oppure preferirai alzare il telefono, e fermarti anche la prossima volta.
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La Capinera
Via Nazionale, 177   Spisone – Taormina ME
0942 626247

www.ristorantelacapinera.com
Due ampie degustazioni, a 65 e 80 eurini. Alla carta sui 70.
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