di Antonio Tomacelli 9 Novembre 2010
Fusione a freddo di Davide Scabin

A freddo. Come un colpo alle spalle, il gesto del cameriere scardina la tua percezione di cena tranquilla. Freddo. Sei alla fine della sequenza Combal.Zero (Rivoli, Torino) e il piatto poggiato con stile ricorda una tranquilla macedonia borghese. La presenza dei frutti di bosco consiglia un aggiustamento di categoria: alto-borghese. Tutta qui la magia di Scabin? Mentre annoiato sollevi il cucchiaio arriva la mossa “épater le bourgeois”.

Fredda. Come l’acqua minerale che il ragazzino versa dalla bottiglia nel tuo piatto mentre strozzi un urlo: “cosa fa, è impazzito?”

Gelo. Il cameriere se ne va silenzioso. Tu, sbalordito, guardi l’acqua sciogliere il succo di lime gelato che intrappola lamponi, more e piccole meringhe, l’alchimia inizia.

Fresco. Il cucchiaio nervoso di piacere scopre varianti misteriose, la temperatura fa il resto mentre i morsi arrivano dritti alle tempie.

Tiepido. Nello sbigottimento non lo hai notato. In una macedonia è un corpo estraneo: tondo, grande quanto un tuorlo d’uovo. Difatti è un tuorlo, ma la consistenza è coque. Il cucchiaio cattura svelto l’intruso e lo porge alla bocca.

Reset. Il tuorlo è ripieno di crema, il tuo cervello di byte. Fine del viaggio, HD flatline.

Fusione a Freddo è un virus programmato dall’hacker Davide Scabin. Sotto le spoglie di un’innocua macedonia si cela un piatto che annulla dati e cancella parametri. E che tu, senza difese, hai caricato in memoria. Per sempre.