La sensazione che il viaggiatore prova girando il volante per le strade del Sud Tirolo è di una continua tensione tra un diquà e un dilà di una linea immaginaria che divide queste plaghe dal resto dell’Italia. Non parlo della banale differenza di genti posti e luoghi ma qualcosa di molto più meticcio, molto più sottile, che può apparire solo all’osservatore che abbia voglia di guardare oltre la cultura dei gerani alle finetre, dei cuori intagliati nelle imposte, del nitore cristallino e dell’ordine elevato a sistema.

E’ la sensazione quasi lacerante di alterità che provai guardando le foto appese a una parete di una casa d’abitazione, con i nonni in divisa militare incastonati come cammei bidimensionali nelle cornici ovali. Uguali a quelli di mio nonno, decorato al Valor Militare nella Prima Guerra. Ma c’era qualcosa di stridente: le mostrine. Erano quelle dell’Impero. Non resta nulla di visibile di questo passaggio storico, ma la curiosa sensazione che questo luogo e la gente che la abita ier l’altro era altrove.

Qualcosa del genere lo provi seduto ad uno dei quattro-tavoli-quattro de La passion, abbarbicato ad un fianco inclinato a 45° della Valle di Vandoies: questa Stube antica che par sempre essere stata da un’altra parte – tipo il paese di Pippi Calzelunghe – ed ora è qui per pochi ospiti. Casa di bambole con cucina di bambole, con lo chef  Wolfgang Kerschbaumer vero uomo-solo-al-comando, non fosse per il formidabile aiuto di Helena in sala.

E lo straniamento s’accentua progressivamente, quando all’idea di sobria perfezione dell’accoglienza, delle belle Degustazioni, della gran scelta di bottiglie e mescita, si sostituisce una certa gibbosità delle proposte, in bilico tra una linearità un po’ consunta e una eccessiva esuberanza espressiva. Lasciando libera mano in direzione “pesce” hai una testina di vitello con gelatina, verdurina e insalatina, che già scricchiola in un percorso acquatico, ma: buonina; una tempura di gamberi su verdurine marinate e insalatina, asciutta a morbida tanto da essere tempura soprattutto nel nome; una tagliatella con funghi shiitake all’aglio e pesce spada troppo cotte, con troppo aglio e troppo pesce spada, e troppo troppo salate: alla garbata rimostranza in merito riceverai un garbata risposta, che è la salsa di soia che è salata, non di sale.

Avrai anche il filetto di Ombrina, allettato su una prateria di zucca, porri, capperi e limoni incontratisi lì per caso che paiono precipitati dai piatti precendenti, e nemmeno granchè succoso di per sè, presumibilmente per la generosa cottura. Colorato e assai più invitante il dessert con lo strudelino accompagnato da un intensissimo sorbetto alla fragola. Probabilmente la cosa migliore della giornata, con gli ottimi cioccolatini accompgnati al caffè, e gli ottimi pani.

Gran correttezza di trattamento, poi il mestiere, e probabilmente anche La Passion: ma oggi probabilmente avvolta nella penombra salvo momenti di luce eccessiva non sempre ben direzionata. Encomiabile la saggezza dei prezzi.

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La Passion
via San Nicolo 5/B
39030 Vandoies di Sopra BZ
0472868595

www.lapassion.it
Diverse degustazioni: 4 portate di pesce a 50, 5 portate a sorpresa 55, 4 portate con vini 68.
Alla carta 60 circa
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commenti (11)

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  1. Avatar francob ha detto:

    la stube non è antica e le verdure forse non piacciano al cuoco e sembrano messe li a caso.
    Forse se servisse quelle che sa fare o le servisse a parte sarebbe meglio.

  2. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

    Ecco, peccato poi che Pippi Calzelunghe sia svedese. E abita a Gotland. Qualcuno mi spieghi le similitudini tra il Tirolo e l’isola di Gotland.

    1. Avatar 998R ha detto:

      Forse voleva dire il paese di Heidi (che comunque è in Svizzera).

    2. Avatar giggi ha detto:

      D’altronde da uno che viene da molto lontano è facile confondere la geografia.

  3. Ci sono stato tre anni fa e ne conservo un ottimo ricordo. I piatti magari non erano rivoluzionari, ma il rapporto qualità/prezzo e i vini consigliati l’hanno resa un’ottima serata…

  4. Avatar tt ha detto:

    cmq, per tornare al Sud Tirolo, rammento una mia esperienza presso il locale circuito agrituristico, quello del gallorosso (trovate il portale in rete). Grande semplicità, corredo di accoglienza estremamente cordiale, gusto e territorio a volontà con buona pace ti tempura, gamberi, ombrina e spada che -lasciatemelo dire- vanno cercati altrove 😉

    PS. Abbondante menù composto di piatto di cervo in umido, crauti, fetta di polenta, patate lesse a parte, strudel casalingo e vino sfuso di fattoria al costo di €18! (…naturalmente abbiamo trovato giusto lasciare una congruo riconoscimento economico a parte)