di Andrea Soban 14 Marzo 2012

Sono stato da McDonald’s per provare il nuovo panino che si chiama Chicago Supreme. E’ successo alle 15, due pomeriggi prima di scrivere questo post. Post la cui idea originaria era scoprire cosa rimane di Vivace e Adagio, la coppia di panini che non più tardi di qualche mese fa aveva consacrato il legame contronatura tra il più famoso chef italiano, Gualtiero Marchesi, e McDonald’s, diavolaccio tentatore del fast food. Spariti, introvabili, di loro si è persa ogni traccia. Curiosamente, resta nel menu Minuetto, il dessert omaggio al tipico panettone milanese farcito con salsa al caffè e crema di mascarpone. Solo che non si chiama più Minuetto, ma Crema al tiramisù con panettone, quasi un’abiura del tristellato amplesso che non dev’essere stato un portentoso successo commerciale.

Visto che c’ero, e la cosa non capita spesso, ho ordinato un menu medio da 6,90 € con patatine e bibite, aggiungendo per 1,50€ anche i cosidetti “sfizi”, da scegliere tra salati (chiken wings, alette di pollo) o dolci (muffin, donut o apple cake), le mele avveletate usate dal diavolo tentatore nel ventunesimo secolo.

Dunque, dal tema Italia (Ciociaro, McItaly, Vivace e Adagio) si torna alla sfrenata yankitudine di Chicago Supreme. Hamburger, bacon, lattuga, cipolla e salsa alla cipolla fritta (?!). Che, dovendo fare i conti con un apparato digerente precocemente stressato ho chiesto non fosse compresa, mi è mancato il fegato (è il caso di dire).

Note d’assaggio. Il pane è piatto e con poca mollica, dal gusto equilibrato privo della solita nota dolce dei panini per hamburgher. La carne è inconfondibilmente McDo, e mi perdonino i fans, questo non è un complimento, mentre il bacon, saporito e croccante, mette lo sprint al panino. Siamo distanti dal livello di molte amburgherie nazionali (M**Bun, Denzel, La Granda, Ham Holy Burger) ma il risultato è migliore rispetto ai panini concepiti da sua cheffitudine Gualtiero Marchesi.

Nuove anche le patatine, leggermente speziate e tagliate a forma di larghi riccioli dorati, dalla consistenza ancora vagamente “cartonata”.