di mauro _zz 27 Novembre 2012
Maso Cantenghel

L’olio, mi ricordo l’olio e il gelato, e anche la polenta. Poi nient’altro. Per chi ne capisce di vino, anche la ribolla del povero Podversic soffre, servita nelle coppe dell’affogato al caffè, forse utili per un sacrificio di vergini ma un filo dispersive per una ribolla che fermenta sulle sue belle bucce e alla fine decide di uscire dalla cantina. Per finire giustiziata così, senza onore.

Le guide gastroculinariefoodie sono bellissime, a volte però rovinano un locale.

Qui si sarebbe mangiato benissimo se le aspettative non fossero state portate così in alto da un triplo crostaceo (rosso) inspiegabile. Forse il fascino del posto? (che e’ proprio bellino). Forse la cortesia del servizio ? “Ni”, questa direi di “ni”. Forse il pane ? No nemmeno questo.

500 chilometri nel dì di festa si possono anche fare, un saltino sopra Trento ci sta, anche con la coda dei Milanesi in libera uscita dal magma invincibile.

Ma il Maso Cantenghel vale i tre crostacei ? Vediamo.

Antipasto con sformato di porri e biete, salsa di pomodoro e insalata. La salsa di pomodoro pugnala senza pietà la delicatezza di porri e biete ma l’olio generoso salva il piatto, e nell’insalata una mano di sale non timida rimanda il problema al primo piatto. Che infatti.

Pasta all’uovo infornata con funghi porcini e formaggio di malga. Il fungo porcino sembra un “quasi ingrediente”. Perché se non lo lavori bene dall’esterno rimane in sospeso quella punta di sapidità che chiude (o dovrebbe chiudere) la bocca. Ma se lo lavori troppo (tipo mia mamma) non è più niente. Non mi aspetto troppo da questo piatto e ottengo esattamente quel che mi aspetto: una buona pasta, molto spessa, inframezzata da un sapore di funghi gradevole ma incompleto.

L’altro antipasto, pancetta condita con patate e cavoli cappucci, rimane probabilmente il miglior piatto per semplicità, schiettezza e una buona lavorazione dei cavoli.

Poi arriva il secondo e la polenta colpisce nel punto giusto: rugosa, scorbutica, bisbetica e buona, molto buona, con forte personalità e nessuna ritrosia nel misurarsi con lo spezzatino di spalla di vitello. Carne arrendevole e di gusto ma verdurine di accompagnamento fortemente evitabili.

Piccola pasticceria e curiosissimo gelato alla nocciola a chiudere, solo da bambino, a Riccione, ricordo un gelato dalla forma così semplice e bella. E poi caffe’ della moka.

35 euro bevande escluse.

Con le aspettative rimesse all’altezza giusta questo in verità é un posto tornabile, ma probabilmente non guidando per 500 kilometri. Tanti auguri a Lucia Gius, la proprietaria, che è ai fornelli da 50 anni.