di Stefano Caffarri 15 Settembre 2010

“C’era una volta un’anguilla vanesia. Non si accontentava di nuotare nelle sue acque, ma voleva conoscere il mondo. Allora iniziò a risalire il Po, e attraversò molti paesi diversi, dove conobbe cose mai viste. Per prima cosa incontrò il mais giallo, e se lo caricò in spalla. Poi attraversò un frutteto di mele campanine, e ne fece scorta. Poi, arrivata alla valle del Secchia, trovò le cipolle profumate, e se le portò via. Purtroppo però l’anguilla era assai vanesia, e perdeva molto tempo a mirarsi e rimirarsi: così bruciò la cipolla. Ecco dunque l’anguilla laccata con cipolla bruciata, crema di polenta e concentrazione di mele campanine”

Massimo Bottura  racconta i propri piatti con una vena teatrale che in fondo spiega il suo furore creativo: a chi ha voglia di ascoltarlo. Nessuno ha la ricchezza visionaria delle sue invenzioni, nessuno ne possiede l’immaginifica capacità di descrizione della realtà. L’anguilla, la polenta, le mele, la cipolla, nella sostanza quattro punti cardinali di un territorio espressi su una tela con furia espressionista, vigore pittorico, e strepitoso senso del gusto. Se ami l’invenzione più della scoperta, tra tutti questo è il tuo universo, e lui è l’Artefice.

Massimo Bottura, cuoco in Modena.