di Giampiero Prozzo 24 Settembre 2010

Napoli, 20/09 | “Una terrazza tra Golfo e Vesuvio, ritorna il ristorante di Enrico Caruso. A due anni dalla chiusura per l’emergenza rifiuti il 20 settembre ha riaperto lo storico locale tutto rinnovato”.
Napoli, 23/09 | “La città di nuovo invasa dai rifiuti, sembra di tornare indietro mesi guardando il cumulo di sacchetti e di sporcizia che negli ultimi giorni si sono raccolti anche in pieno centro.

Napoli, 20/09 | “Il Caruso è stato smontato e rimontato: un anno di lavori e un investimento a molti zero. In cima alla terrazza mozzafiato dell’albergo Vesuvio, lampade disegnate dall’artista veneziano Venini, lastre di pietra a pavimento, e balaustra di cristallo che dà la sensazione, diafana com’è, di essere sospesi sul mare e su castel dell’Ovo”.
Napoli, 23/09 | “Si parla di uno sciopero selvaggio da parte della ditta di raccolta, ma ora vogliamo la verità. Il centro della città è in uno stato pietoso. Una tragedia per la Campania e una sconfitta senza appello per tutte le istituzioni”.

Sono stato a pranzo al Caruso. Rinuncio a raccontare l’emozione che, anche a chi ci vive da sempre, questo scorcio di città regala da lassù, sorvolo sull’accoglienza, che in fondo, è quella che ti aspetti, perfetta e cordiale, e accenno per informazione ai costi stampati sulle carte ancora in progress che non contemplano né menù degustazione né la mescita al bicchiere (neanche dei vini da dessert !) con antipasti, primi e secondi tra i 14 e 1 24 euro e una scelta di dessert a 12.

Un flute di prosecco e tre calzoncini fritti con ricotta e salame introducono l’antipasto: “Tartare di orata su indivia croccante e mousse di crostacei”, un elogio della semplicità con l’indivia protagonista. Prima completa la scala delle consistenze poi contrappunta il sapore di note amare. Bravo. Seguono i “Paccheri con pescatrice, fonduta di melanzane e olive verdi”, piatto mediterraneo buono con tendenze piacione. Chiusura in tono minore con “Parfait alla menta in salsa di mandorle all’arancia”, dove la menta sembra solo colorare un banale semifreddo all’orzata.

Raccogliendo l’appello del patron Sergio Maione: ”Sperare si può, ripartiamo dal Caruso”, a fine pranzo mi rivolgo allo chef, il napoletano Giovanni Marzano, venti anni di cucina in giro per l’Italia cominciati con un giovane di nome Pinchiorri, e riconoscendogli una buona mano lo invito a vincere questa scommessa, lo sprono a osare di più senza accontentarsi della pigra clientela d’albergo.

Sono il solito ingenuo. Mi accorgo di aver anticipato il programma, un lavoro di squadra appena partito con l’intenzione di andare lontano. Per iscriversi allo stesso campionato dei pluripremiati Mosaico di Di Costanzo, dell’Olivo di Glowig e del Rossellinis di Lavarra, nonostante la nostra diffidenza istintiva: per accomodarci al tavolo non siamo abituati a passare per la reception di hotel. O sbaglio?

[Fonti: Corriere del Mezzogiorno, Repubblica.it, Mosaico, Capri Palace, Rossellinis, immagini: Repubblica.it]