di mauro _zz 26 Agosto 2010

Di professione chef. Che sa anche rischiare. Certo non tanto quanto noi cinque deficienti che ___tutti___ abbiamo confuso Ripa di Porta Ticinese con via Lodovico il Moro (tutto a Milano naturalmente). Tronfi di aver parcheggiato comodi in piena zona navigli ce la scarpiniamo per 2.3 km (ci tengo alla precisione in questo caso) fino al ristorante che, paziente, ci aspetta per una mezz’ora abbondante. Amen, dopo una stretta di mano del padrone di casa. Ci vorrebbe anche una doccia nonostante la fresca estate lombarda, ma tant’e’.

Entree fredde degne di nota per via di un tondo, piccolo e piccante peperone ripieno di crema eterea di formaggio. Al tavolo qualche piccola stoviglia plasticosa, scelta davvero “curiosa”.

Omaggio caldo dalla cucina che costituisce il primo azzardo, non svelabile. E comunque la gelatina e’ un composto spesso inutile.

Nicola Cavallaro al San Cristofaro
via Lodovico Il Moro 11, Milano
Tel. 02 89126060
Chiuso per ferie fino al 5 settembre.
Sito

C’e’ del verde alle pareti e del marrone per terra, una musica rivedibile in background e suppellettili spigolate marroni anche loro. L’insieme e’ armonioso anche se gli esteti veri tra di noi passano da un esagerato “merda totale” a uno stolto “non me ne frega niente tanto se mangio bene non mi accorgo dell’ambiente”. La questione e’ annosa: utile discutere con simili teste ? … creo seduta stante una nuova linea di pensiero: “va bene cosi’ anche se”. 3 a 2 per me alla fine, se non erro.

Vado sicuro per la degustazione mediana e nell’attesa apprezzo (senza sbavare) pani e (sbavando un po’) taralli.

Grande ricerca di delicatezza in tutto, a volte sposata con rischio allo stato puro (zuppa fredda di pomodori verdi e soprattutto altro), a volte con tradizione inattesa (sarde in saor).

Servizio rigoroso, brioso e curioso, comunque mai noioso anche se brutalmente messo alla prova da: “vorremmo un calice da abbinare a ogni piatto, si puo’ fare ? “Certo ! (omissis: poco importa che abbiate preso ognuno cose diverse, mi piacciono le sfide SGRUNT !)”

Calice che mi concedo molto volentieri su uno chablis innominato, ma di chiara e meritata fama.

Piccola pasticceria finale tranquilla e gradevole, con una rischiosissima e molto apprezzata caramella all’olio d’oliva.

Dibattito tra attesa conto e taxi (per tornare alla macchina, sob), solita birra artigianale chiesta dal solito sborone … e’ meglio qui o alla Cuccagna ? (???) … per me e’ molto meglio Zazza (!!!!!!) … si vira sull’unica eventualmente utile domanda. Torneremmo ? Io si, anche se il conto e’ il giusto saporito per livello e posizione.

In taxi la splendida biondina, piu’ straripante del solito, mi fa notare una “piccolezza” … “certo che una visita al tavolo ce la poteva anche fare”. Concordo, ma senza malanimo.

Di professione chef, di cognome Cavallaro.

[Fonti: La linea dell’inutile]

commenti (110)

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  1. E secondo te questa è una recensione?
    Non sono ancora stato da Nicola (lo farò quanto prima) ma sono certo che non merita una leggerezza simile.
    Me pias no. Cambia mestiere.
    La prossima volta ci fai la recensione del McDonald?

    1. Avatar Nico aka tenente Drogo ha detto:

      in effetti è una delle recensioni più inutili che abbia mai letto (coerentemente col nick del recensore)
      in altri contesti si sarebbe detto: “CBR”
      (complimenti, bella rece)

    1. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      “Non sono in grado di cucinare nemmeno due uova in croce, non capisco nulla di vino e di cibo”

      Mi sembrano ottime credenziali per scrivere su un blog enogastronomico 😀

    2. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      Mauro, ovviamente era una battuta. Come è una battuta la tua sul fatto di non capire niente di cibo e vino, cosa che non è affatto vera
      🙂

    3. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      Certo che mangiano. Ma bisogna anche a loro, in una rece, dare delle informazioni per fargli capire cosa effettivamente si troveranno nel piatto

      Nella tua precedente recensione, per esempio, lo hai fatto. E come hai visto nessuno ti ha contestato

      Ma quella di oggi, semplicemente, non è una recensione. E non si rivolge, a livello comunicativo, né ai gourmet né a chi va a cena una volta l’anno

      Io capisco che, a seconda del pubblico di riferimento si utilizzino stili diversi. Ma quale che sia lo stile, le notizie bisogna darle, con linguaggio e modalità diverse

  2. Non mi sento di usare i toni di Gianfranco, però devò proprio dirlo: questa recensione non mi piace assolutamente.

    Un po’ per lo stile con qui è scritta che trovo (personalmente) abbastanza fastidioso (degustibus) ma soprattutto perchè non si capisce nulla. Ma veramente nulla di nulla del ristorante e la cucina del Cavallaro.

    Tra le tante cose, mi incuriosisce il significato delle seguenti frasi:
    -“Servizio rigoroso, brioso e curioso, comunque mai noioso”
    -“Calice che mi concedo molto volentieri su uno chablis innominato, ma di chiara e meritata fama”
    -“Omaggio caldo dalla cucina che costituisce il primo azzardo, non svelabile. E comunque la gelatina e’ un composto spesso inutile.”

    1. Avatar eh, devo quotarti ha detto:


      in effetti è mancata la chiave di lettura a questo tipo di racconto
      ed è mancata ma serviva: già la rece precedente era abbastanza insolita, ma parlando più di mangiato che di vissuto mi era abbastanza piaciuta, io lettore assiduo so che mauro_zz commenta da parecchio su Dissapore ma così è mandato parecchio allo sbaraglio e quella chiave (non questa, che anche se fosse significa poco) farebbe tuttora comodo.

    2. Avatar mh, chissà che so ha detto:

      io lettore assiduo so che mauro_zz

      può sembrare che ne sappia più degli altri e invece ne so 0.0
      ma se ad esempio mi aveste detto che mauro_zz ha vent’anni e scrive ____ così ____ per piacere ai ventenni, less is more e via dicendo, lo leggerei già con più interesse di quanto ne concedo a quei ventenni che, per somigliare o essere presi in considerazione dai gurmé cinquantenni, discettano già come se ne avessero cinquanta. Bello chiudersi nelle torri d’avorio ma il mondo là fuori ha più cannibali che gurmé, ora che ci penso il contrario sarebbe pure meglio: se ad esempio mi aveste detto che mauro_zz ha cinquant’anni e scrive ____ così ____ per comunicare coi ventenni…


      manca appunto la chiave di lettura: sapere da che punto guarda le cose,

      1. a che pubblico si rivolge
      2. e perché lo fa ____ così ____

      questa chiusura totale è invece insensata, apprezzo molto il non darsi delle arie
      ma nessun credito_nessuna responsabilità non possono starmi bene, da lettore

    3. Ma infattio, io non condannavo per nulla Mauro_zz … ci mancherbbe, ognuno ha il suo stile ed ha libertà di esprimerlo.
      Noto però che se un articolo del genere suscita tanti “reprimenda” tra i lettori, vuol dire che è un po’ fuori dalla linea editoriale.
      A me personalmente, è venuto mal di testa a leggere l’articolo, indipendentemente dalla chiave di lettura; capita che non possa fare uno studio approfondito sull’autore, prima di leggere.

    4. questa della chiave di lettura la vorrei seriamente capire al di la’ del post e di provocazioni: se leggete un qualsiasi testo (dai superclassici della letteratura ai volantini pubblicitari) sentite la necessita’ che qualcuno prima vi abbia spiegato la “chiave di lettura” ?

    5. Avatar gianluca ha detto:

      infatti secondo me la chiave di lettura c’entra poco.
      sinceramente a me il tuo stile di scrittura piace, anticonformista giovanile e “frizzante”. e non mi sembra neanche difficile da capire.

      il problema dal mio punto di vista non sta nella forma, è completamente un altro: manca il contenuto. dalla recensione di un ristorante mi aspetto altro, non la novella dei commensali dal parcheggio al taxi del rientro. dettagli che, senza offese, potrebbero non interessare a nessuno, ma che in questo caso diventano quasi l’argomento centrale dell’articolo. e alla fine del ristorante quasi non se ne parla.

      a me interessano i piatti, con le foto e i pareri a riguardo. ma soprattutto sensazioni ed emozioni di chi li ha provati.
      i particolari potrebbero essere arredamento e servizio.
      di chi ha sbagliato strada e perchè e di cosa si parla del taxi, sinceramente……la recensione non è un romanzo….

    6. Avatar personalmente no ha detto:

      sentite la necessità che qualcuno…


      senza tirarla per le lunghe no, io faccio da solo
      tuttavia leggere un giornale o fanzine o blog piuttosto che per un altro significa appunto aderire a una chiave di lettura, e quindi il compito di ogni editore o admin è quello di agevolare di volta in volta, per ogni autore o editor, la comprensione coi lettori. Vogliamo chiamarlo affiatamento? Editor nuovo chiave ulteriore, dopodiché mi sta bene tutto: si scrive per raccontare notizie, storie e idee, non per collezionare consensi (cit). Nel tuo caso niente chiave, invece: sei stato mandato allo sbaraglio e l’ho fatto notare, tu stabilisci cosa scrivere e non puoi suggerire alla gente come leggerti. Quello spetta all’admin…

  3. sicuramente non mi ispira a prenotare da Cavallaro…
    che prima o poi proveró, nonostante le tante incursioni a Milano, per vari motivi ho sempre sorvolato, preferendo altre tavole. Mi incuriosiscono le sarde in saor (ormai esportate ovunque un pó come il baccalá mantecato….)

    1. Avatar io ha detto:

      perchè ? siè capito forse qualcosa su quello che si mangia ? :-O

  4. Avatar Marco Rossin ha detto:

    Sono stato da Cavallaro diversi anni fa, quando ancora era Ape Piera. E’ stata una delle mie prime tappe verso un certo tipo di ristorazione, ero un novellino che iniziava pian piano a scoprire un gigantesco mondo!
    Ricordo ancora quell’esperienza come se fosse ieri, perchè da quella serata ho capito quanto mi piacesse il mondo della ristorazione, della cucina, della gastronomia… dei gastrofanatici 😀
    Potrei citare la mia cena a memoria a distanza di 5 anni ma mi limiterò a dire che secondo me Cavallaro è un grande, uno che ha una passione grossa così, uno che ha talento e che rischia. Uno che sicuramente a volte sbaglia, che deve sicuramente lavorare ancora perchè non si smette mai di migliorare.
    Sono tornato altre due volte da Cavallaro e l’idea è sempre stata quella di essere in uno dei migliori ristoranti di Milano, forse il migliore se si parla di pesce. Forse Cavallaro non dedica a quello che sta fuori dal piatto la stessa attenzione che dedica alle materie prime (vedi il mancato saluto al tavolo o altro), forse non gli interessa o forse non è bravo a farlo come è bravo a cucinare, ma sono dettagli. Quando anche questi dettagli saranno perfezionati, allora credo che anche le guide gli renderanno più onore (e forse lo stesso vale per altri giovani ristoratori milanesi come Alice, Sempione42, Tano). Personalmente però, il Cavallaro (e gli altri citati) va già bene così.

    Concordo che la recensione non rende merito al ristorante. Non perchè scritta male o altro, ma perchè non rende proprio l’idea della qualità provata (o viceversa, della non qualità trovata!). Rende l’idea solo di una cena tra amici.

    Saluti

    Marco Rossin

  5. Avatar nicola a. ha detto:

    Belle le foto davvero, ma qualcosa da dire sui scampetti ci stava. La recenzione sembra un parto cesareo, a volte occorre.

    1. Avatar Arturo ha detto:

      Lo so che sul sito c’è il menu, intendevo però le sue impressioni dei piatti.

      Poi se Bernardi dice che le rece vanno bene così, non capisco proprio il senso: sarebbe meglio non farle tout court.

  6. Avatar gianluca ha detto:

    secondo me una recensione completamente inutile, che non si può neanche definire tale.
    sono state usate più righe per descrivere il motivo del ritardo che per il cibo……già questo dice tutto.
    per il resto, non si capisce niente del ristorante, quanto si spende, cosa si mangia, il menu, niente.