di Giampiero Prozzo 26 Marzo 2011

Caraibi. Antille minori. Isola di Barbados. Scena: spiaggia di sabbia bianca, palme, mare turchese e sole a picco.“Papi voglio la pizza”. URKA! Contravvenendo alla regola n° 1 del gastroturista fanatico (mangiare sempre e solo “local”) rassicuro mio figlio, tanto ovunque ci si trovi nel mondo, per raggiungere una pizzeria bastano 7 minuti a piedi. Il primato dei napoletani? Solo sulla qualità, perché le statistiche sono inequivocabili: con 13 kg a testa gli americani doppiano il nostro consumo annuo, e la sola città di San Paolo del Brasile raduna 6.000 pizzerie cioè un quarto di quelle sparse sull’intero suolo italico isole comprese, come si diceva una volta. A patto, però, di considerare pizza qualsiasi cosa rotonda ci portino a tavola.

Così, seduto in un grazioso patio vista oceano, mi predispongo a conoscere l’ennesima versione di questo cardine dell’umamo nutrimento (312 milioni di risultati nella ricerca su Google). Le proposte sono le più fantasiose, e consultando il menù il “che c’azzecca?” parte spontaneo. Per non rischiare troppo ordino una basica margherita, ops!, una tomatoandcheese, che si rivela un abominio: disco biscottato allagato di formaggio insapore mischiato a una conserva dal vago sapore di pomodoro, densa e amara. Alla cameriera che coraggiosamente, con i resti ancora nel piatto, chiede “did you enjoy it?” vorrei spiegare tante cose, ma annuisco sommessamente.

Ora, immagino cosa state pensando: vai ai Carabi e ti lamenti se la pizza è schifosa, giusto, non fa una grinza. Però rientrando in albergo mi sono venute in mente un po’ di cose: la ragazza trentina di stanza in Lussemburgo che mi ha caldamente consigliato la pizzeria, la caprese di mozzarella e pomodoro del menù, solo immaginata, i piattoni di pasta al sugo stracotti e devastati dal peperoncino, le orde di inglesi che li deglutivano compiaciuti, gli strani vini sedicenti italiani negli scaffali dei foodstore, esempio classico di “italian sounding”.

Da una parte mi inorgoglivo per la forza della cucina italiana, dall’altra mi arrabbiavo per questi strani ambasciatori.

Così ho pensato di chiedervi una cosa: raccontateci le peggiori esperienze di italiani all’estero alle prese col mangiare. Già pregusto la piccola galleria degli orrori che renderà più piacevole la cena di stasera. In Italia, però.

[Crediti | Link: Google, immagini: Giampiero Prozzo]