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Caraibi. Antille minori. Isola di Barbados. Scena: spiaggia di sabbia bianca, palme, mare turchese e sole a picco.“Papi voglio la pizza”. URKA! Contravvenendo alla regola n° 1 del gastroturista fanatico (mangiare sempre e solo “local”) rassicuro mio figlio, tanto ovunque ci si trovi nel mondo, per raggiungere una pizzeria bastano 7 minuti a piedi. Il primato dei napoletani? Solo sulla qualità, perché le statistiche sono inequivocabili: con 13 kg a testa gli americani doppiano il nostro consumo annuo, e la sola città di San Paolo del Brasile raduna 6.000 pizzerie cioè un quarto di quelle sparse sull’intero suolo italico isole comprese, come si diceva una volta. A patto, però, di considerare pizza qualsiasi cosa rotonda ci portino a tavola.
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Così, seduto in un grazioso patio vista oceano, mi predispongo a conoscere l’ennesima versione di questo cardine dell’umamo nutrimento (312 milioni di risultati nella ricerca su Google). Le proposte sono le più fantasiose, e consultando il menù il “che c’azzecca?” parte spontaneo. Per non rischiare troppo ordino una basica margherita, ops!, una tomatoandcheese, che si rivela un abominio: disco biscottato allagato di formaggio insapore mischiato a una conserva dal vago sapore di pomodoro, densa e amara. Alla cameriera che coraggiosamente, con i resti ancora nel piatto, chiede “did you enjoy it?” vorrei spiegare tante cose, ma annuisco sommessamente.
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Ora, immagino cosa state pensando: vai ai Carabi e ti lamenti se la pizza è schifosa, giusto, non fa una grinza. Però rientrando in albergo mi sono venute in mente un po’ di cose: la ragazza trentina di stanza in Lussemburgo che mi ha caldamente consigliato la pizzeria, la caprese di mozzarella e pomodoro del menù, solo immaginata, i piattoni di pasta al sugo stracotti e devastati dal peperoncino, le orde di inglesi che li deglutivano compiaciuti, gli strani vini sedicenti italiani negli scaffali dei foodstore, esempio classico di “italian sounding”.
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Da una parte mi inorgoglivo per la forza della cucina italiana, dall’altra mi arrabbiavo per questi strani ambasciatori.
Così ho pensato di chiedervi una cosa: raccontateci le peggiori esperienze di italiani all’estero alle prese col mangiare. Già pregusto la piccola galleria degli orrori che renderà più piacevole la cena di stasera. In Italia, però.
[Crediti | Link: Google, immagini: Giampiero Prozzo]