di Leonardo Romanelli 19 Aprile 2012

Storia di coppiette svenevoli ma cosa volete, io a queste cose sono sensibile. Pane e Pasta Madre, nel senso del “luogo di ristoro con un largo tempo di apertura (8-24) in zona Porta Romana a Milano, che è insieme ristorante, pasticceria e caffetteria”, sono uniti da una pasta madre, nel senso di “impasto di acqua e farina fermentato da lieviti e batteri” vecchia 85 anni. Romantico, no? Così i dolci: croissant, torte, crostate e frangipane.

Francesco, ex fotoreporter d’assalto, è siciliano: cucina con poche regole, tradizione ma non come gabbia, stagionalità estrema, pane, pasta e tutto quel che è possibile fatto in casa.

Scelte chiare anche nell’arredo. Ristoro eco-sostenibile con tubi di cartone e stoffa come controsoffitto, casse in qualità di panche, e al posto del mobile bar una vecchia credenza. I tavoli sono larghi e le sedie piccole ma per i più corpulenti c’è un divano che permette di stare comodi. Apparecchiatura all’americana, piccolo menu e pasta protagonista. Comfort food rilassante eccelle (tutto eccelle in Lombardia, giusto?) negli spaghetti con pesto di fave fresche, mandorle, tuma persa e menta. Un po’ meno in quelli con il ragù di gamberi, avari di condimento. Prima mi ero deliziato con una insalata di puntarelle e alici da manuale. Ho aggiunto solo le polpette di baccalà con erbe aromatiche, croccanti e cremose, attirato dalla smisurata scelta di dolci specie panettoni e colombe apostrofati con urletti vagamente isterici dai molti fan. Che uno non è ristorante-pasticceria per niente.

Anche caffetteria, infatti è buono pure il caffé finale. Rarità.

Vini pochi, mini-cantine più spesso micro, ben rappresentati i cosiddetti “naturali”.

Ai lettori che accolgono ogni recensione con variazioni sul tema “e certo, tutto buono, tutto bello ma quanto costa” rispondo subito: 30 euro escluso bevande, coperto solo la sera: 2 euro.