di Massimo Bernardi 21 Gennaio 2011

Qui le cose sono due. O mettiamo su il melodrammone, o diamo al Corriere il lasciapassare definitivo per imporre la sua idea di “ristoranti preferiti di Roma“. Solo che quell’idea fa così “Paese Reale” che uno potrebbe tranquillamente smettere di guardare Barbara D’Urso. Allora io vorrei sapere una cosa, e la vorrei chiedere ai commentatori. (1) A quelli insofferenti al meleconleperismo, che non si capacitano di come un primario quotidiano italiano possa mettere tra i 10 pretendenti al titolo mangiatoie di lusso tipo Il Pagliaccio e la salumeria-enoteca-zupperia Ditta Trinchetti. E sì che qualcuno li aveva avvisati. O di come possa inserire l’Osteria dell’Angelo di via Bettolo e allo stesso tempo escludere Il Glass Hostaria di Cristina Bowerman. (Agli strati più pelosi di questa categoria segnalo anche la completa assenza di: La Pergola, Open Colonna, Convivio Troiani, Agata e Romeo, Acquolina tra gli altri).

(2) A quelli stufi del pelonelluovismo dei blog, il partito cui gli strali dei gastrofanatici stanno sulle scatole. E che credono nel superiore diritto degli esseri umani di scrivere ciò che possono, anche se son giornalisti del Corriere, e insomma, Dissapore, rilassati ed esci un po’ che ti fa bene.

Ecco, cari commentatori, volevo chiedervi quale delle due impressioni prevale leggendo i 10 ristoranti preferiti di Roma scelti dal Corriere e votati dai suoi lettori. No, almeno mi regolo.

PS. Dando in pasto ai propri lettori 10 nomi così eterogenei non c’è da meravigliarsi che nei risultati l’Osteria dell’Angelo sia al primo posto mentre Arcangelo all’ultimo.

PS2. Il mio attuale tentavivo di Top Ten generalista romana.  (1) La Pergola, (2) Il Pagliaccio, (3) All’Oro, (4) Agata e Romeo, (5) Acquolina, (6) Il convivio Troiani, (7) Glass, (8) Settembrini, (9) Arcangelo, (10) Open Colonna.

[Crediti | Corriere.it, Ditta Trinchetti, immagine: New York Times]