di Leonardo Romanelli 29 Maggio 2011

“Nomen omen”, viene subito da dire: se uno di cognome fa Pescatore, o passa la vita a gettare le reti in mare o sceglie di cucinare il frutto della pesca. Daniele, da Scampia, Napoli, trova nel mestiere di cuoco la possibilità di esprimersi in modo libero e autonomo. Dal punto di vista professionale non è un personaggio pacato, anzi, diciamo che gira tipo trottola; inizio al Quisisana di Capri, poi, prima che da noi diventi moda, eccolo personal chef a casa di qualche riccone americano o negli appartamenti del presidente del Kazakistan: se non fosse vita vissuta sembrerebbe un film di Eddie Murphy.

Segue il primo tentativo a Firenze con “L’Amorosa visione”, zona delle Cure: rileva una vecchia trattoria tipica con qualche socio, proponendo una cucina di pesce fuori dagli schemi. Saranno stati gli anni, ma la cifra è l’opulenza: portate composite, ricchissime, con abbinamenti arditi, dove era più impegnativo leggere il menu che mangiare. Ma i trendsetter, sempre alla ricerca della novità, si divertono e lo seguono, eppure sul più bello Daniele Pescatore molla tutto.

Riparte, poi si ferma ad Empoli ma cerca Firenze; arriva al Cenacolo del Pescatore in Borgo Ognissanti e qui sembra proprio voglia fermarsi. Pochi tavoli, personale giapponese, lui a fare da capofila, il pesce protagonista con qualche piatto di “servizio” per chi tollera poco i prodotti ittici.

Una volta accomodati si inizia con un crudo misto d’effetto: “Il mare in bocca , dall’ostrica al San Pietro”, servito con crema leggerissima di asparagi, gradevole, ben eseguito. Ottimo contrappunto, le “fave e pecorino” sono un gioco divertente: due assaggi alternati nelle consistenze dove vegetale e formaggio si trovano morbidi o solidi, in maniera da completarsi. Insoliti ma curiosi gli straccetti alla puttanesca con mantecato di baccalà. Riuscita la terrina di polpo con foie gras, sembra scontata ma in bocca l’equilibrio tra sapori si trova bene ed è gustoso.

Servizio educato e gentile, nei tempi dovuti; carta dei vini essenziale, non fa gridare al miracolo ma ha tutto il necessario. Menu degustazione a tre portate 50 euro, a cinque 70, alla carta sui 65 euro. Solo di sera, ma anche di domenica, che a Firenze è un’informazione notevole!