di Antonio Tomacelli 10 Maggio 2010

Nel mare di Uliassi c’è poco o nulla. L’essenza del granchio, lo spirito di un riccio, l’anima intensa di un piccolo gambero. È tutto, o quasi. Il mare di Uliassi è minimo, intimo e gigantesco. L’innocuo (in apparenza) ossìmoro si presenta sotto le mentite spoglie di una zuppa da 11, forse 12 cucchiaiate devastanti come uno tsunami.

Nel mare di Uliassi affondano le tue convinzioni. Da bambino il mare lo hai bevuto e a volte lo hai anche mangiato. Il sapore delle telline non si dimentica, le ore passate a scavare con le unghie la sabbia nemmeno. “È salato” hai detto una volta, mentre sputavi tutto il mare che l’onda ti aveva fatto ingoiare. È salato, hai pensato per tutti questi anni.

Nel mare di Uliassi c’è un capolavoro piccolo, immenso. Come un vero capolavoro anche quello di Mauro cambia il mondo in maniera infinitesima, minima e silenziosa. Cinquecento anni fa Michelangelo svelò ai cardinali le volte affrescate della Cappella Sistina e dopo il mondo non fu più lo stesso. Uliassi nel 2010, più modestamente, ci dimostra che il mare è dolce. La sua “spremuta ghiacciata di granchio con gelato di ricci di mare, molluschi e crostacei” io l’ho assaggiata e ora il “mio” mare non è più lo stesso.

Nel mare di Uliassi c’è poco, quasi nulla. Ti basterà per ricordarlo a lungo quel brivido, quel mare dolcissimo.