di Giampiero Prozzo 28 Maggio 2011

I pomodori cuore di bue, talvolta enormi, sono rossi come semafori, è dunque obbligatorio fermarsi. Nei giorni infrasettimanali li compri a 80 centesimi al chilo, ce n’è un camion pieno nell’area di sosta dove, superata l’onda d’asfalto della A3, si inizia a costeggiare il mare. Mi vien voglia di prenderne uno e di usarlo come gesso, tracciando con la polpa un confine sulla strada: al di là, signori, c’è il paradiso. Benvenuti a Vico Equense, 20.000 abitanti da mappatura del DNA: il genio gastronomico abita qui.

Non a caso il prosimo 7 giugno chiuderanno la Festa a Vico, meglio conosciuta come la tre-giorni del bravissimo cuoco Gennaro Esposito, ben 90 chef stellati. Un’occasione unica per conoscere gli altri corpi celesti che gravitano intorno a loro in questa specie di foodtown.

Quindi, fatta la scorta di pomodori, ci si ferma prima al Bikini per un rinfrescante ammollo in acqua, poi attraversando la strada, all’Oasi.

Ora è un po’ di tutto come recita l’inguardabile insegna, ma resta sinonimo di saltimbocca, una tasca di pane cotta a legna, farcita con fiordilatte e prosciutto crudo nella versione classica, ma variabile a piacere pescando dal metro lineare di bontà esposto nel bancone di vetro.

Poi sosta in centro alla cremeria Gabriele per le creazioni dei fratelli Cuomo, dove tra mille tentazioni cercherete di concentrarvi sul gelato.

Consiglio: date una possibilità al gusto ricotta al passito e fichi caramellati o al tradizionale limone igp della costiera, entrambi pluripremiati, però attenzione, ai primi segnali di dipendenza rallentate.

Sebbene i puristi della pizza napoletana storcano il naso, Gigino pizza a metro è una vera istituzione, tanto da fregiarsi della qualifica di Università. Nata come panetteria negli anni ’30, grazie al brevetto della pizza al metro oggi è una vera industria della ristorazione che accomoda, sui 2 livelli e la terrazza, oltre 1000 clienti. E malgrado i km di pasta che passano ogni giorno per i giganteschi forni all’ingresso, la pizza mostra sempre gli attributi grazie ai meravigliosi ingredienti locali.

Quando è tempo di andar via, usciti dall’albergo e caricata la macchina, lasciate un piccolo spazio per i souvenir: appena fuori dal paese infatti, procedendo in direzione Meta, trovate la scritta La Tradizione poi un cancello. Entrate e parcheggiate. Qui non vendono magneti per il frigo, né paccottiglia madeinchina ma il meglio per ricordarvi a lungo di Vico Equense. “Si degusta, si esalta, si propone, si raccomanda e si fa la spesa” come recita la brochure. “Mica avete mangiato?” A qualsiasi ora questa è l’accoglienza di Annamaria e Salvatore, preoccupati che a stomaco pieno possiate declinare l’invito a provare il ben di Dio da cui siete circondati. Ma i salumi, formaggi, latticini, olii, pani, carni, pasta o vini sono sapori che vi conquistano al pari della loro passione.

Poi, tornati a casa, magari aprendo l’incarto un po’ unto dei babà rustici, o incantandovi a contare le rughe dei pomodori, scoprirete che Vico Equense vi ha rubato il cuore. Per sempre.

[Crediti | Link: Festa a Vico, Bikini, Facebook, Pizzametro. Immagini: Giampiero Prozzo, Flickr/Mabaji]