di Stefano Caffarri 23 Gennaio 2010

Frittura di Saltarei e Zucchine

Una gelida domenica di gennaio, previa telefonata: Cià, venite che in qualche modo facciamo, dice la voce gioviale al telefono. Che ormai si è sviluppata una famiglia di anticorpi particolarmente reattivi, che quasi quasi sai come mangerai dal tono della voce che ti parla al telefono. Allora corri per la pianurka, passando di quà e di là del confine tra le province di Mantova e Cremona, dove non c’è quasi nulla di bello. Magari le Alpi innevate all’orizzonte, oggi che non fa di nebbia. Corri per le strade sempre più strette fino a che passato un brullo paesello ti trovi di fronte una specie di traliccio appeso sul fiume. Perchè questo non è un ponte, è un trapezio tirato da acrobati incoscienti, tanto che gli accessi sono stretti da passarci appena con gli specchietti: non venga voglia di tentare il valico ad un mezzo pesante.

Di là c’è la bisclacca costruzione della Trattoria, una specie di scatola di sigarette messa in piedi con un tetto sopra. Come quando i bimbi finiscono i pezzi da otto nei Lego, e tirano su le case un po’ sproporzionate, come vengono. Dentro una manciata di tavoli e una palata di gioia dell’ospitalità. L’Oste – proprio lui – t’aspetta al varco con le (poche) variazioni  del giorno, e proprio lui ti porterà la più stupefacente frittura di gamberi di fiume ti possa immaginare. Colossale, colorata, leggera come cristalli di neve e saporita di piccoli e precisi sbuffi di sapore, golosa che ti vien voglia di prenderla con le dita, rovesciartela in bocca con le mani, le teste le gambe e tutto alla faccia del bontòn.

Una porzione di vaste dimensioni, da saziare un energumeno o un giovine famelico, da berci dietro pistoni di rosso di Curtefranca ma anche Lambruschi mantovani tinti e ribollenti di schiuma. Perchè a seguire non mancherai i tortelli di zucca serviti con orde di soffritto, sodi e muscolosi, il ripieno come gelatina la sfoglia come velo. Ahi lasso, piatto ampio da annegarci, da arrendersi di satollanza e godimento. Vorrai forse pietanze, preparazioni di lunga gestazione e memoria come l’oca e il luccio serviti con cremose polente: carni ottime, magari afflitte da qualche legnosità. O forse qualcuno dei dolci-dolci, ma i sensi già sarebbero sazi abbastanza e molto che questo vale il viaggio e il salto nel vuoto sulle malmostose acque del fiume antico.

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Al Ponte
Strada Ponte Oglio 1312
Acquanegra sul Chiese MN
0376727182

Quattro piatti per meno di 40 europei, solo per stomaci capienti.
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