busecca Ingobbito sul latifondo di purè servito in accompagno a due muscolosi involtini di verza, considero quella facciata belle epoque introdotta da una cancellata altisonante e un gran viale d’ingresso. Bellissima: sembra la casa di Stuart Little, incastrata con poco più di un filo d’aria attorno nella newtown di Milano, grattacieli di cento piani illuminati al punto da cancellare la luna. Ti riempie gli occhi, aprendo archivi cinematografici sconfinati: dai casinò illuminati al neon della Gotham City di Tim Burton alla casa della famiglia Addams ma più elettrica. Hai proprio voglia di salire quei pochi gradini per sederti e perderti nella milanesità annunciata della Minuta delle Vivande: perchè ne parlano tutti ma proprio tutti, con toni che vanno dall’apprezzamento alla vera e propria esaltazione.

Il Corrierone con la voce di Valerio Visintin l’ha chiamato miglior esordiente 2009, mentre lo stesso Petrini Carlo detto Carlìn ne ha lodato la verità. Di certo un paio di risate te le regala la lista delle categorie protette stampata in calce al menù, quelle cioè che hanno diritto a sconti: i pescatori a mosca (“mostrare ultimo permesso”) e ciclisti metropolitani (“mostrare mezzo parcheggiato in loco”).

Per la cena vale di affidarsi alla proposta “fatta apposta” per Identità Golose a soli trenta eurini. Immancabili i mondeghili, antifona per le mocette di capra e cervo servite con crostini – vagamente cartonati – e burro. Piatto di mezzo la busecca, polputa e grossa di tante cose: verdura, fagioli, patate e formaggio in soprammercato, e tanto. Da far fuori a cucchiaiate fitte quando ancora è rovente, godendone la trama spessa prima di accusarne l’opulenza a tratti ubriacante.

Passo marcato assai per gli involtini di verza di cui si disse poco sopra, acciaccati da qualche rusticità di troppo che ne affligge la chiarezza. Offelle (gustose) e zabajone al ratafià in chiusura sono riservate agli appetiti smisurati.

Nelle corde il Ratanà ha molti e celebrati titoli della tradizione: si dice benissimo del risotto giallo chiamato il migliore, e della cotoletta in versione ampia e sottile, òcio: viene via con trenta (30!) europei il pezzo; ma nelle cose del menù si racconta di una cucina fin troppo volonterosa, al prezzo di affollare il palato di tante storie. In sala, gioventù che non dimentica il sorriso nel service condotto con ritmo ed esattezza, ma lascia il compito di scaldare l’ambiente al solo impianto di climatizzazione. Berrai bene, anzi benissimo, se non ti preoccupi troppo della colonna di destra.
In fondo sono i primi passi, e un altro giro lo vorrai fare: non appena ritirata la licenza di pesca con la mosca.

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Ratanà
Via de Castilla 28 – Milano
t. 0287128855

www.ratana.it
Alla carta ce ne vogliono 50, ma c’è il Menù Sgurz, “una professione di fede” allo chef.
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commenti (28)

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  1. Il posto da fuori è bello veramente (anche se non l’ho visto di persona) e la foto dell’altro post fa venir voglia di andarci.
    Ma la voglia è una cosa, la cotoletta a 30 europei è follia pura, pieno “Milano Style”. Anche perché sembra proprio messa lì a quel prezzo per far da piatto trappola, quella cosa che dato che piace a tutti poi la si prende lo stesso anche se costa; così la maggior parte dei clienti escon contenti pagando la casetta al topino Stuart con il sovrapprezzo dell’orecchia d’elefante.
    Aggiungerei che la versione ampia e sottile ha sempre e comunque un difetto: si raffredda troppo velocemente e tanto son buoni i primi bocconi tanto son suole gli ultimi.
    Il mio benchmark della cotoletta (e del risotto pure) è già molto alto (Andreoni, via del Borgo), e a quel prezzo non ho voglia controllare se vien battuto, visto che altrove la posso avere spettacolare a ben meno senza girar con mosche e pedali.
    Questo fatto degli sconti a pescatori e ciclisti , se è uno scherzo, bene; se fosse vero, mi pare un buon ulteriore motivo per non andarci, non appartenendo a nessuna delle due categorie. E nemmeno alla terza (opzionale) dei fan di Don Gervasini.

  2. Eccola qui, finalmente, la recensione. E alla fine non avevate mangiato tutto lo zabaione perchè eravate satolli! Che sollievo!
    Speriamo di rivedervi presto, come sembrate promettere nella vostra chiusa, per assaggiare qualcosa dal nostro menu normale. Dopo una prima visita nel segno di Stuart Little aspiriamo ad offrirvene una seconda nel segno di… Ratatouille! 🙂

    Mi scuso molto, personalmente, del servizio freddino di lunedì scorso: come diceva Shakespeare, “Non c’è mai stato un filosofo che potesse sopportare pazientemente il mal di denti”. Insomma, non stavo bene!

    @Maurizio Camagna, del commento sopra: gli sconti sono tutti reali, ci mancherebbe altro. Oltre a quelli citati da Stefano Caffarri e da Paolo Marchi, c’è sempre a rotazione una diversa categoria non pagante, fino a 35 euro a persona: attualmente abbiamo deciso di premiare la misconosciuta categoria dei papà che decidono di prendersi un periodo di astensione dal lavoro dopo la nascita di un bebè. In ogni caso, per venire in bici basta noleggiarne una con il bike sharing: fa bene all’appetito e anche all’aria della città. Provare per credere…

    1. non sono nemmeno papà…
      Ma la questione sulla cotoletta che quand’è a orecchia dopo la metà è fredda come l’hai risolta?

    2. Avatar alfredo ha detto:

      Semplice soluzione, basta smettere di giocare con il game boy, e di non fare le fotine con la macchinetta delle Ninja Turtles.
      Una cotoletta alla milanese si mangia in 10-15 min. massimo.
      Buon appettito.

    3. Avatar Damon ha detto:

      Oltre a Motta esistono moltissimi altri macellai meritevoli con prezzi più umani ma soprattutto esistono produttori da cui fornirsi direttamente (che nella mia ingenuità reputo dovrebbe essere uno dei compiti di chi fa risotrazione…) per avere carne di qualità a buoni prezzi… e allora come mai quel piatto in carta a 30 euro? Giusta la tesi di Camagna e del piatto trappola?
      Premetto che anche io ho letto molto di Ratanà ed ero curioso di provare quel risotto giallo… ma proprio non accetto chi propone il concetto di osteria e poi serve un piatto a 30 euro

  3. Un posto interessante, da visitare senz’altro e un oste originale.
    Mi piace l’accenno Di Stafano all’importanza del calore che un luogo e un servizio di un certo tipo sanno trasmettere al cliente, io ultimamente scelgo i locali in cui vado, a Torino dove vivo, in base a questo.
    Mi piacerebbe che Stefano nelle sue recensioni parlasse un pochino di più delle carte dei vini che incontra, lo dico da un punto di vista egoistico in quanto per me i vini, ma anche le birre e i distillati sono importantissimi (50% cibo e 50% vino).
    La carta dell’osteria Ratanà presenta chicche da rimarcare: i barbareschi di Cascina delle Rose, diversi bianchi dello Jura, lo spumante brut di erbaluce…assai interessante.
    Speriamo presto in uno sconto alla categoria di chi è presente su Twitter.

    1. Ma dai, Paolo, scherzerai mica? Andreoni ti da la carne di pantegana? Guarda che se lo dici ancora glielo racconto… E anche lui è grosso!

    2. il punto è questo Maurizio: per te Danilo è un ”ladro” perché potrebbe vendere la sua costoletta a euro 10, 14 o poco più, e invece ne chiede 30 quando quel secondo non li varrebbe in base al fatto che a Concorrezzo Andreoni è più bravo e a buon mercato.
      però succede che giudichi un piatto senza averlo mangiato, basandoti esclusivamnete sul prezzo senza chiederti cosa concorra a formarlo, in un’insegna che certo non è costosa
      per me è profondamente sbagliato perché manca di ogni ragionamento, come quelli che, quando paga la ditta o il papi di turno, ordinano le cose più care scorrendo solo la colonna dei prezzi. che senso gastronomico ha?
      Andreoni avrà fatto i suoi bravi conti e fissato un certo prezzo, che terrà pure conto del rapporto tra domanda e offerta, Danilo i suoi e così Enrico Cerea a Brusaporto, con una Cotoletta doppia, roba da 40 cm di diametro, i suoi.
      facciamo così: andiamo a cena al Ratanà, anche perché Luisa e io abbiamo un paio di idee fotografiche di cui parlarti, offro io però tu ordini i piatti che costano meno, voce per voce, e io quelli che preferisco, poi vediamo chi avrà goduto di più…
      un forte abbraccio
      paolo

    3. La questione non era assolutamente sul fatto che debba venderla a 10 o 14 (che pare poco anche a me), ma sul “30”, che è veramente una soglia difficile. A 30 euro (e lo sai benissimo) si comincia ad entrare in un territorio diverso, che non è propriamente quello di questo ristorante (mi pare da quello che ho letto qui e altrove). Anche Danilo poco sopra fa notare la discrepanza fra dichiarazione d’intenti e prezzo.
      Poi dai, non gli ho assolutamente dato del ladro (e me ne guarderei bene)!
      È che oggettivamente è una cifra molto alta per un piatto concettualmente basic, anche se tutti sappiamo quanto sia difficile fare una cotoletta veramente all’altezza (mi viene in mente un locale un po’ più fuori dalle mie parti che ha fatto la sua fortuna proprio sulla cotoletta elefantina e che in realtà è veramente roba da pantegane disperate).
      Comunque, dato che non ci sono mai stato (ed è giusto assaggiare!) e che chiacchierare con voi è sempre un piacere (indipendentemente dal lavoro), ci vengo. Ma dividiamo e prendo quello che voglio!!
      Quando andiamo?

    4. La Yalta della critica gastronomica al mio ristorante?
      va beh, i sigari ci sono, resta solo da decidere chi fa Churcill…

    5. Avatar Dan Lerner ha detto:

      Più che Yalta rischia di diventare la carica dei 600 di Balaklava, per restare in zona… Al momento della prenotazione tenetemi presente… 😉
      Cari Paolo e Luisa, mi sa che avete sottovalutato il potere aggregante di questo “salotto”!

    6. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

      Più che altro spero che nessuno faccia la Lewinsky 😀

    7. Avatar Leonardo Ciomei ha detto:

      Dai Antonio, altra classe quella dell’epoca di Yalta rispetto ai tempi di Clinton.. 🙂

      Churchill è Paolo Marchi, Roosevelt il nostro Caffarri e Dan Lerner il baffone Stalin 😉 a Camagna e Farina il ruolo di Molotov 😛 a Bernardi quello di De Gaulle visto che non è stato invitato..

    8. Avatar Leonardo Ciomei ha detto:

      Ne avrebbe per un paio di mesi ancora.. 😛 ma, come diceva Tonino Carotone, “è un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto”

    9. Non conosco il ratanà, quindi non entro in merito rispetto ai 30 euro per una cotoletta… al Garghet (recensito sul mio blog: http://thebigfood.wordpress.com/2010/02/05/al-garghet/ ), la cotoletta costa 24 euro (che pure è tanto) ma è di fatto doppia, si fa fatica a finirla in due… ed è veramente ottima a mio avviso!

      Quindi mi sembra inutile parlare di prezzi senza aver provato!

      Buona serata
      Giacomo
      thebigfood blog

    10. Diciamo che quando riuscirai a postare un commento senza mettere l’auto-link i suggerimenti risulteranno anche più graditi.
      🙂

    11. Autolink o no, penso di fare commenti genuini… chi non vuol cliccare sul mio link non ci clicchi! It’easy!

      Saluti
      Giacomo
      TBF

  4. Avatar Luca Amodeo ha detto:

    Noto con piacere che uno dei miei sommessi – ma informati – suggerimenti è stato (abbastanza) apprezzato dal Vate di Borzano.
    Dovrò andarci presto, magari mi terranno buona la tessera giovani FIPS (anno 1974).

    1. I tuoi suggerimenti sono tutti archiviati a carattere 24, nessuno escuso…
      “abbastanza” è la parola chiave.

  5. Avatar Enzo Vizzari ha detto:

    Provato Ratanà un paio di settimane dopo l’apertura: piacevole, tutto corretto, che a Milano di ‘sti tempi è già qualcosa, ma niente di speciale, detto con franchezza. E sulla cotoletta non sono stato fortunato quel giorno: troppo sottile, gibbosa, con “bolle” e cottura irregolare. Ovvio che riproverò, ma calma con gli entusiasmi.

  6. Avatar joana ha detto:

    cercavo tutt’altro, giuro, ma google e curiosità m’hanno portato qui. quindi dirò la mia cavolata, o forse più.
    a milano ci capito, e avrei potuto convincere il mio compagno, che ama certamente più la cotoletta che me, a portarmici, ma un menu con fiori di zafferano, invece che crocus come sono meglio conosciuti, forse non potrei sopportarlo. e nemmeno forse la vernice scrostata della foto5, molto carina ad ogni modo. inutile vantarsi x poi scadere nei particolari (sono biglietti da visita quelli spillati dietro la porta?).

    ps dopo aver provato zagrebanska, wienerschnitzel e lubjanska la milanese la ama ancora, ma sa che non è la migliore….

    1. Avatar Guanxi ha detto:

      IL CROCUS? Quello che c’è scritto sul menu vuol dire semplicemente zafferano in pistilli e non in polvere!
      Cercando di capire la faccenda della foto ho controllato il sito: quella non è vernice scrostata (il ristorante è aperto da pochi mesi!) è metallo fiammato o qualcosa del genere. Il ristorante è tutto decorato così. E non ci sono nemmeno “biglietti da visita appesi”: sono post it su cui chiunque può lasciare un commento, una specie di libro degli ospiti improvvisato che io trovo un’idea molto carina e intelligente.
      Non capisco questa proliferazione di commenti negativi, soprattutto da parte di persone che non sono mai state al ristorante, che a me personalmente piace tantissimo.