di Stefano Caffarri 6 Febbraio 2010

busecca Ingobbito sul latifondo di purè servito in accompagno a due muscolosi involtini di verza, considero quella facciata belle epoque introdotta da una cancellata altisonante e un gran viale d’ingresso. Bellissima: sembra la casa di Stuart Little, incastrata con poco più di un filo d’aria attorno nella newtown di Milano, grattacieli di cento piani illuminati al punto da cancellare la luna. Ti riempie gli occhi, aprendo archivi cinematografici sconfinati: dai casinò illuminati al neon della Gotham City di Tim Burton alla casa della famiglia Addams ma più elettrica. Hai proprio voglia di salire quei pochi gradini per sederti e perderti nella milanesità annunciata della Minuta delle Vivande: perchè ne parlano tutti ma proprio tutti, con toni che vanno dall’apprezzamento alla vera e propria esaltazione.

Il Corrierone con la voce di Valerio Visintin l’ha chiamato miglior esordiente 2009, mentre lo stesso Petrini Carlo detto Carlìn ne ha lodato la verità. Di certo un paio di risate te le regala la lista delle categorie protette stampata in calce al menù, quelle cioè che hanno diritto a sconti: i pescatori a mosca (“mostrare ultimo permesso”) e ciclisti metropolitani (“mostrare mezzo parcheggiato in loco”).

Per la cena vale di affidarsi alla proposta “fatta apposta” per Identità Golose a soli trenta eurini. Immancabili i mondeghili, antifona per le mocette di capra e cervo servite con crostini – vagamente cartonati – e burro. Piatto di mezzo la busecca, polputa e grossa di tante cose: verdura, fagioli, patate e formaggio in soprammercato, e tanto. Da far fuori a cucchiaiate fitte quando ancora è rovente, godendone la trama spessa prima di accusarne l’opulenza a tratti ubriacante.

Passo marcato assai per gli involtini di verza di cui si disse poco sopra, acciaccati da qualche rusticità di troppo che ne affligge la chiarezza. Offelle (gustose) e zabajone al ratafià in chiusura sono riservate agli appetiti smisurati.

Nelle corde il Ratanà ha molti e celebrati titoli della tradizione: si dice benissimo del risotto giallo chiamato il migliore, e della cotoletta in versione ampia e sottile, òcio: viene via con trenta (30!) europei il pezzo; ma nelle cose del menù si racconta di una cucina fin troppo volonterosa, al prezzo di affollare il palato di tante storie. In sala, gioventù che non dimentica il sorriso nel service condotto con ritmo ed esattezza, ma lascia il compito di scaldare l’ambiente al solo impianto di climatizzazione. Berrai bene, anzi benissimo, se non ti preoccupi troppo della colonna di destra.
In fondo sono i primi passi, e un altro giro lo vorrai fare: non appena ritirata la licenza di pesca con la mosca.

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Ratanà
Via de Castilla 28 – Milano
t. 0287128855

www.ratana.it
Alla carta ce ne vogliono 50, ma c’è il Menù Sgurz, “una professione di fede” allo chef.
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