Due regole a confronto, quelle di Refettorio Simplicitas e le mie

Regole. Non so dove e non so quando ma di questo posto qualcosa avevo letto, niente di preciso, abbastanza per mantenere una specie di retropensiero positivo e proattivo. Così, quando la stilosa saggia del gruppo ci ha riunito per una cena ho sparato lì il nome … nessuno lo conosceva e tutti hanno detto “va […]

Ristorante, Refettorio, Milano

Regole. Non so dove e non so quando ma di questo posto qualcosa avevo letto, niente di preciso, abbastanza per mantenere una specie di retropensiero positivo e proattivo. Così, quando la stilosa saggia del gruppo ci ha riunito per una cena ho sparato lì il nome … nessuno lo conosceva e tutti hanno detto “va bene”.

Regole ?! Poi parcheggi facile, prendi da dietro tutto Palazzo Marino, sfili in silenzio la Scala, sbirci il notturno delle banche del centro e ci sei.

REGOLE ! Una cartella del sito intesta proprio cosi’ “Regole” … a me ? Mai cresciuto bambinetto viziato “a me mi” imponi le “Regole” ?!? Per esempio: “Il telefono, se si attende una telefonata importante, deve restare acceso, nel rispetto degli altri commensali“; ma cosa vuol dire “deve” ?? E se lo spengo mi cacci via ?

Tutto per dire che tra il nome e le “regole” ci aspettavamo un posto da saio e cilicio, con mormorii di preghiera e sottofondo scarno di Martin Grubinger. Un po’ ci gioca il Refettorio, con il misuratore di decibel a disposizione nella sala, il grembiule indossato dal cameriere e le sedie effetto “palo nel …”.

Ma fa bene, a dispetto delle solite incontentabili l’ambiente ha il suo perché; certo un po’ minimal, con ceri e luci basse in stile “cosi’ fan tutti”, pareti bianche e cortile-chiostro intravisto dalle vetrate.

E con il pane grezzo, che tiene con calma l’olio al tavolo.

E’ anche coraggioso il Refettorio, nell’attesa puoi sfogliare piccoli quaderni su cui gli ospiti precedenti hanno appuntato impressioni e critiche. I quaderni mostrano anche perle di stupidità ma in generale rimangono sul tema cibo e servzio, a volte molto criticati. E tutto mentre non ti sei ancora fatto un’idea. O sono coraggiosi o sono incoscienti.

Nella saletta con menu alla carta il rumore di fondo è incontrollabile, urgerebbe intervento insonorizzante o riduzione del numero dei tavoli. Ma i ragazzi corrono e in un amen (pregasi sorridere) hai acqua e antipasti, che in ordine decrescente dichiarano quanto segue: hummus (sono il migliore anche se sembro semplice), sedano con nocciole (sono semplice ma non un cretino), melanzane (ci abbiamo provato …), sfoglie con parmigiano e pasta di olive (… e non ci siamo riuscite).

Scelgo uno spaghetto del giorno addizionato con pomodoro (che non amo alla follia), finocchietto (osabile qualcosa in più) e trota, equilibrato con una pasta buona e spessa ma cottura acerba. Piaciuto, nonostante il pomodoro. Girano risotti mantecati al limone, che vedo con molta crema e di cui si denuncia bontà a profusione, viene riportata una generale delicatezza che si intona al posto.

Lieve malinteso che ci lascia in attesa dei secondi senza averli ordinati; tempo sufficiente per confermare la faraona con crema di sedano rapa, porcini e spinacio al vapore che si rivelerà (temo per gli altri) il secondo più azzeccato, superiore alle sarde e (decido io) alle verdure di stagione su crema di patate.

Buona sezione di vini naturali tra cui si pesca Girgis Catarratto, ma bicchieri purtroppo inadatti, se avessi voluto fare il chierichietto per bere da questi calici l’avrei fatto. La prossima volta ce li portiamo da casa, se non si offendono.

Dolci che tendono anche loro al semplice, con una torta di mele non male ma meritevole di un paio di mele in più.

Tornabile, e non fate gli sboroni sul quaderno al tavolo, perché lo chef qualche volta risponde nel merito alle critiche culinarie.

Dimenticavo: 32 euro, ma la versione a menu fisso è assai più economica (12, 15, 18€).

[Crediti | Immagine: Scatti di Gusto]

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