di Marco Lungo 20 Dicembre 2010

Entriamo fiduciosi che saranno i 100 euro gastrofanatici meglio spesi in vita nostra. Siamo in due, ancora indecisi su cosa ordinare sfogliamo il menù ma il cameriere ha fretta, e cogliendo l’attimo di indecisione allunga l’inevitabile: “Ce penso io, dottò?”. E’ abbastanza per capire dove siamo: un ristorante (variante low-cost: pizzeria) a doppio turno. Del tipo che ha bisogno di due turni per raggiungere il rapporto ottimale fra coperto e ricavo, diciamo 50 euro ad apertura (25 + 25). Ce ne accorgiamo perché il personale cerca di azzerare i tempi morti, non dico che ci mette pressione ma insomma. L’altra possibilità è il locale a turno unico: servizio più rilassato ma conto da 50 euro. Cambiando l’ordine degli addendi… com’era già?

Chi ha l’abitudine di prenotare incappa nelle ristrettezze del doppio turno fin dalla prenotazione. “Dotto’, viene alle 20:30 o alle 22:30?” Che se uno deve lavorare fino alle 21:30 lì per lì non sa come rispondere e finisce per adattarsi. Siamo alla prima sconfitta, replicata inevitabilmente al momento dell’antipasto. Perché diciamolo, non è facile districarsi tra gli asterischi degli antipasti “*** Filetti di Baccalà (1)”, “*** Supplì (1)”, “*** Fiori di Zucca (1)”, Bruschetta Mista (1), e così via, dove il triplo asterisco rappresenta un prodotto congelato all’origine, mentre l’uno tra parentesi, chissà, potresti essere tu. Ovvero l’unico fesso che lo ha ordinato.

Mentre indugiamo, il cameriere, con taccuino e penna da orecchio, prende in mano la situazione: “Un fritto della casa per questi 2 signori”? Siamo ormai completamente nelle sue mani. Ribellarsi? Trovare la forza? Nemmeno se ci proponesse di mangiare la mucca del cartello “Attenzione, attraversamento animali”. E’ abbastanza sicuro che la nostra cena si concluderà con qualche Cocco Ripieno e l’amaro ovviamente offerto dal cameriere.

Non parliamo poi di quando il ristorante a doppio turno se la tira un po’, i prezzi sono alti ma il cameriere non ha problemi a farci presente che alle 10:30 il tavolo dovrà essere liberato.

Per tutti i motivi che vi ho detto, io sono per il ristorante a turno unico, anzi diciamo meglio: sono infastidito dal ristorante che applica la politica del doppio turno in modo oppressivo.

Avete mai avuto esperienze del genere? Vi hanno mai costretti a lasciare il tavolo con la bocca ancora piena perché l’ora fatale era scattata? Su, dite la verità, avete mai pronunciato il fatidico “Mai più”, all’uscita da un ristorante a doppio turno?

[Crediti | Immagine: Radio Gold]