di Massimo Bernardi 26 Gennaio 2012

Bambini e ristoranti nell’interpretazione dei lettori di Dissapore.

NO, PUNTO_
— I bambini non sono costruiti per stare a tavola delle ore, e non vanno imposti agli altri.
— I bambini griffati e coi capelli intrisi di gel cominciano a litigare per l’assegnazione dei posti. Reclamano patatine e ketchup, poi si alzano.

Solo quando il più piccolo si avvicina al carrello dei formaggi e tenta di asportare due formelle, la cameriera si permette di interrompere la conversazione dei genitori, facendo presente che un carrello pieno di coltelli appuntiti potrebbe essere pericoloso per il tesoruccio caro. «Ma insomma, sono solo dei bambini», lo zittisce villanamente la madre.

— Sto cenando quando arriva correndo una truppa di 5/6 bambini italiani e si arresta contro al mio tavolo: “Beh? Cosa succede qui?”, risposta “C’è un gattino! Forse è sotto al tavolo!”. “Sì, ho capito che c’è il gattino ma io sto mangiando e questo è il mio tavolo; perchè non andate a correre e a giocare vicino al vostro?”. Se ne vanno. Dopo meno di un minuto arriva una mamma indignatissima: “Siete voi che avete mandato via i bambini?”, “Sì, certo che siamo noi; stiamo mangiando, ci ritroviamo tutti ’sti bambini che giocano…” Risposta della mamma: “Ma insomma, qui è una questione di educazione e di rispetto: stavano solo rincorrendo il gattino”. “Signora, se parliamo di educazione e di rispetto, tenga i bambini al suo tavolo!”. Se n’è andata, ha preso per le mani un paio di bimbi blaterando: “Andiamo via, bambini, che quei signori sono maleducati.”.

— Bambini al ristorante sì. Al primo strillo un richiamo del gestore, al secondo si presenta il conto e fuori dal locale. Tutti, genitori e bambini. Senza grossi problemi.

— Una coppia di bambini in età scolare quasi faceva cadere il mio tavolino con tanto di calici a stelo lungo e vino. E i genitori? Hanno fatto finta di niente. Ok la Montessori, ma IO ero un commensale migliore.

— A un bambino maleducato che ronzava insistentemente attorno al mio tavolo ho sussurrato minacciosa: “Pussa via, brutta bertuccia!”. Speravo ornasse accompagnato dalla madre… invece s’è solo allontanato. E’ come per i cani (senza offesa per le bestie): se abbaiano a tutte le ore non è certo colpa loro, bensì del loro padrone.

SI, PUNTO_
— L’idea di un ristorante vietato ai minori mi dà i brividi. Di sicuro non entrerei, anzi verificherei con i vigili se il divieto fosse compatibile con il concetto di pubblico esercizio. I bambini disturbano, in media, meno degli adulti che hanno al seguito.

— No, spiegatemi, esistono posti dove una coppia in vacanza con prole può andare senza rischiare il linciaggio? E qual è l’alternativa, abbandonare i bambini? O per risolvere il problema alla radice, non averli proprio?

— Probabilmente tutti quelli che al ristorante hanno vezzeggiato la piccola, facendomi capire che fosse bene accetta, in realtà la volevano legata con lo spago da arrosti, e ammutolita dal proverbiale limone in bocca.

— Ma sbalordisco per i toni intolleranti di chi vorrebbe rinchiuderli in una stanza insonorizzata, madri e padri compresi. Nuovi Erode.

I GENITORI SONO BAMBINI CRESCIUTI_
I genitori sono troppo immedesimati negli infantilismi dei loro figli per indirizzarli verso comportamenti più adatti. E le critiche degli altri adulti vengono prese come attacchi personali. Più del figlio piccolo, il genitore accuato difende il bambino frustrato che, evidentemente, ha ancora dentro di sé.

L’unica volta che ho fatto un casino serio è stata in Ungheria nel 1988, quando andando in bagno ho urtato un cameriere che teneva un piatto di una minestra brodosa. Caduti tutti e tre, minestra compresa.

Siamo tutti stati bambini, tutti abbiamo avuto voglia di correre. La differenza è tra chi ha avuto la fortuna di correre nei posti fatti apposta (prati, spiagge ecc) e chi nelle sale di un ristorante.

ETICA_
Vado all’orario di apertura della cucina, quando la sala è semivuota e il pupo ha possibilità limitate di scocciare. In ogni caso, al primo accenno di pianto io o mia moglie schizziamo via dalla sala a fare un giretto (spesso è solo un po’ di noia che fa piangere il piccolo).

Sono contrario a Nintendi o addirittura dvd portatili al ristorante, ma se il bimbo lo si coinvolge e lo si prende in considerazione si riesce a disinnescarlo.

I BAMBINI DEGLI ALTRI_
— In Inghilterra i ristoranti hanno seggioloni a norma e puliti, menu per bambini, bagni per cambiarli e personale comprensivo. I bambini esistono, non possiamo escluderli perché danno fastidio.

— I bambini stranieri all’estero o in Italia *generalmente* sono vivaci ma modereati (così come i genitori, se il ragazzino si agita escono a fare un giro). I bambini italiani *spesso* strillano e corrono in giro, e i genitori urlano a loro volta.

— Non sopporto i bimbi lobotizzati che passano 3 ore a ristorante come se non ci fossero. Chi dice che i bambini stranieri sono più educati non ha mai viaggiato con i bambini, nella cultura nordeuropea è impensabile cenare con i bambini se non in un ristorante per bambini.

— In Germania si sono portati avanti. Molti ristoranti, alberghi e caffè sono gaiamente kinder verboten, vietati ai bambini. Non è razzismo ma semplicemente ricerca del silenzio, della tranquillità.

SIGNORINA ROTTERMEYER_
— Mio figlio di 2 anni e mezzo in un ristorante semideserto a Bolzano finisce sulla sedia della punizione perchè rifiuta di finire il piatto. Cameriere maschio: “non si fa così con un bambino piccolo”. Cameriera donna: “zitto tu, è giusto così!”

RISTORATORI CUOCHI E CAMERIERI_
— La frase che odio di più è: “mi raccomando fai il bravo altrimenti la cameriera ti sgrida”. Quante volte mi sono morsa la lingua per non rispondere: “signora, sua figlia non deve aver paura che la sgridi io, ma dovrebbe dar retta a lei!”

— Faccio il cuoco e non sopporto i bambini al ristorante. Credetemi. La pasta corta: una pentola e un fornello occupati, la bistecchina impanata chiesta sempre nel momento peggiore, il risottino veloce (?) perchè il bimbo ha fame. Poi le urla e i pianti sguaiati mentre tu sei lì che smoccoli e lavori.

— Non mi sento di condannare il ristoratore che rinuncia alle famiglie per conservare il target del suo locale; non userei parole come discriminazione; è solo una, più o meno condivisibile, strategia aziendale.

RISTORANTI ORGANIZZATI_
— Ho una bimba di 2 anni che a tavola sta sempre buona, l’ho educata così. Vorrei sollevare invece un altra questione: perchè i ristoratori non si organizzano con angolo per bimbi e baby sitter?

ALTA CUCINA_
— Sono stato al’Enoteca Pinchiorri avvisando che avrei portato un bimbo poco più che neonato. NESSUN PROBLEMA (simbolo di grande civiltà). Certo, una coppietta vicino a noi ha chiesto di cambiare posto. Però è finita accanto a un tavolo di giapponesi completamente ubriachi che hanno rovesciato il tavolo con fragore di piatti e bicchieri rotti… ha ha ha.

— E’ accaduto – purtroppo – a La Pineta di Marina di Bibbiona (ci fecero lo sconto, scusandosi, la colpa non era loro). Colpa di una ventina di adulti, tutti russi, con sventole biondissime al seguito. Madri incapaci di figli piccoli e già str@@zi, mogli infelici di bestioni volgari che accesero persino la sigaretta in sala, e rimandarono indietro tutto il cibo ordinato, ogni piatto per più volte.

— Glass a trastevere, piano superiore, una famiglia con 3 bimbi (genitori eroi) due sui 10/12 anni uno sui 5/6, tranquilli, composti tutto sommato. Se non fosse che a un certo punto il più piccolo fa qualche capriccio. La madre cerca di calmarlo, poi decide di portarlo fuori per un giretto. Un’ emerita str…a, lì vicina, ritiene giusto cambiare tavolo umiliando i genitori, e si trasferire al piano inferiore.