di Maurizio Cortese 18 Febbraio 2010

Vi abbiamo già raccontato del ristorante di Marianna Vitale, siamo ritornati per provare i nuovi piatti. Sud in segno di sfida mi racconterà Pino, il marito di Marianna. “Abbiamo deciso per questo nome, sinonimo di difficoltà, sarebbe stato più facile per noi andare via, come hanno fatto in tanti”. Pino lavora in sala, ha lo sguardo rassegnato del marito che nulla può contro il rigore che Marianna, donna dotata di un bel caratterino, sicuramente gli avrà imposto. In sala è aiutato da Stefania, sorprendentemente alla sua prima esperienza in un ristorante. I suoi modi, così gentili e professionali, indurrebbero a pensare che abbia vissuto già altre esperienze in ristoranti blasonati, invece non è così.

Più probabile che le abbia fatto scuola il suo compagno, Antonio, ottimo professionista anche lui, che lavora nell’altro indirizzo cittadino degno di nota, Palazzo Petrucci. Ed è proprio qui, dallo chef Lino Scarallo, che Marianna si è fatta le ossa prima di arrivare al Sud e, infatti, l’influenza della cucina di Lino si percepisce nettamente nei suoi piatti. Piccola e minuta, ma dietro il suo aspetto, solo apparentemente infantile e smarrito, nasconde una forte determinazione nel voler vincere anche lei la sua sfida. Ventinove anni, laureata in lingue e letterature straniere, è un vero peccato che Brad Bird, il regista di Ratatouille, non sia passato da queste parti. Se il suo sguardo avesse incrociato quello di Marianna, avrebbe reso il suo film ancora più bello.

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Il Sud è l’altra Napoli, non è certo quella del “Cumpagno mio….”, quella finta e amichevole confidenza che cela spesso l’inganno. E’ invece la Napoli, dignitosa e rispettosa, che non sa darti del tu nonostante sia diventato di casa al loro ristorante. E sì, perché fuori dal Sud, nel lungo rettilineo che ti separa dall’uscita della tangenziale di “Pozzuoli Via Campana”, è molto più facile che ti arrivi all’orecchio l’eco delle bestemmie di chi ha lasciato il cerchione della propria auto in qualche buca di questa strada colabrodo che scorgere solo la parvenza di qualcosa che ricordi, seppur vagamente, il vivere bene come, ad esempio, un minimo di arredo urbano.

Il Sud, a Quarto, è il fiore che nasce dalle ceneri di un vulcano, è l’arcobaleno che scorgi dietro un palazzo diroccato.

Il locale è arredato in modo essenziale, piacerebbe tanto a Ingvar Kamprad, il geniale Mr. Ikea, i cui testi sono diffusi in tutto il mondo e secondi, per numero di lettori, solo alla Bibbia e anche qui, al Sud, si è fatto ricorso, in qualche caso, alle sue creazioni. Classica cucina a vista in questo piccolo locale per solo venticinque persone, dai tavoli si potrà notare una piccola brigata muoversi freneticamente e un lungo cappello da chef danzare da un punto all’altro della cucina. Il menù degustazione, composto di sei portate a base di pesce, a soli trentacinque euro, induce a fare due conti se andare in pescheria a fare la spesa o sederti al loro ristorante.

Due antipasti, due primi, un secondo e un dolce. Polpo e polpessa fritti su puntarelle e insalatina inconsistente e il tortino di farinella, cicoli e pecorino con lumachine di mare piccanti, i due antipasti, sono i primi due messaggi che ti arrivano dalla cucina.

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Mentre assaggi i suoi piatti, Marianna, dalla cucina, cerca di carpire il tuo gradimento attraverso i suoi occhi, neri e profondi, pronti a cogliere ogni più piccola espressione del tuo viso, salvo abbassargli quando il tuo sguardo incrocia il suo.

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Ecco arrivare al tavolo le linguine con porro, salsiccia pezzente e fasolari. Gerardo Di Nola sarebbe sicuramente contento dei tempi di cottura utilizzati per cuocere la sua pasta. Le fettucce con capitone, uva passa e pinoli profumate alla menta, d’ispirazione siciliana, si rivelerà un piatto indovinato mentre quello successivo, Astice e mozzarella con panure ai friarielli su cicorietta e valeriana con emulsione di corallo e ogliarola, è una versione rivisitata e corretta di un piatto già provato al Palazzo Petrucci per il quale si è più volte discusso riguardo l’opportunità di abbinare i crostacei alla mozzarella. Il pasticcino crema, amarena e mela annurca non sarà annoverato fra i dolci indimenticabili.

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Si è fatto tardi, solita chiacchierata finale con Pino su qualche “bottiglia” appena scoperta. Stefania mi aiuta a indossare il soprabito. “Mi saluti Antonio”, le dico. Mi risponde con un sorriso, “Sig. Cortese, è più probabile che me lo saluterà lei, con il lavoro che facciamo quando torniamo a casa è già notte fonda e chi torna prima si addormenta”.

E torno a casa anch’io, “evitando le buche più dure”……

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