di Marco Lungo 25 Gennaio 2011

Sei uno qualunque, uscito con gli amici per andare in pizzeria. Ora no, sei un posato padre di famiglia che sceglie la pizzeria invece del ristorante, di questi tempi 50 euro a cranio sono troppi per le persone posate. Cambio di scena: sei lo studente in libera uscita con la sua donatrice d’organi preferita, in pizzeria ci vai perché ti senti a tuo agio. C’è poi la variante: “Vai in pizzeria proprio perché ti piace il disco rosso di pasta”.

Cosa accomuna queste persone? Beh, facile direte voi, la pizza.

Invece no, o meglio, non solo. E’ il cammello. Quel cammello che nella notte continua a reclamare acqua, per cui nel dormiveglia vedi solo bottiglie d’acqua, rubinetti aperti, cascate del Niagara. Alzi la mano chi non ci è mai passato. Di solito si dà la colpa al lievito rapido, o chimico se preferite, ma non è l’unico responsabile dell’effetto cammellizzazione della pizza.

Il problema è invece la farina che il 90% dei pizzaioli italiani usa per fare la pizza o, meglio, il mix di farine e lievito pronto da impastare, spesso oltremodo carico di enzimi aggiunti contenuti nel prodotto, compresi anche altri polisaccaridi come il glucano o l’enzima isolmaltasi. A cosa servono gli enzimi? A trasformare gli zuccheri complessi in zuccheri semplici, nutrimento indispensabile per i lieviti. Nella pizza, il lavoro degli enzimi si conclude quando gli amidi della farina diventano zuccheri semplici e quindi carburante per il lievito. Il lavoro prosegue pure se non sono raggiunti i tempi di maturazione della pizza (le famose 72 ore, tanto per dire), per esempio nell’apparato digerente del nostro stomaco, dove gli enzimi continuano a cercare acqua. Ecco a cosa si deve l’effetto cammellizzazione della pizza.

Di conseguenza, preferite le pizzerie che dichiarano almeno 24 ore di maturazione dell’impasto (chiamata erroneamente lievitazione), 48 sono meglio, 72 il nirvana. E non scandalizzatevi se il prezzo della pizza è un po’ più alto, lo sforzo organizzativo del pizzaiolo lo merita eccome. Pensate solo alle sveglie notturne con annesse interminabili bevute che vi risparmia.

Adesso che sapete il perché e il percome della sete notturna post-pizza, raccontateci che rimedi avete avete escogitato. Vi attaccate alla bottiglia dell’acqua, compagna fedele delle notti insonni? O, sempre di notte, passate direttamente alla Coca Cola? E rimedi tipo Geffer, Domperidone e farmaci svuota stomaco al limite dell’idraulico liquido?

Insomma, come riparate i danni provocati dalla pizza cammellata?

[Crediti | Link: Wikipedia, immagine: Google]