di Cristina Scateni 14 Febbraio 2012

Si arriva al ristorante Ikea quando ormai si è proprio alla frutta, in procinto di divorzio, con 4 borse gialle di inutili chiudi pacco, tovaglioli colorati, con le caviglie massacrate dai carrelli altrui. Ma ai morsi della fame o alla curiosità non si resiste. E si decide di approcciarsi alle inevitabili polpettine. Un’occhiata rapida al menù per fare finta che noi no, non mangeremo le polpettine accompagnate dalla confettura di mirtilli, noi al massimo assaggeremo il salmone, che quella sì è cosa dei nordici. E invece prendiamo le polpettine. Sempre.

Così anche quando si decide di andare a Stoccolma, spaventati dai ricordi che ci ha lasciato Ikea, ma consapevoli e informati che tutti i più grandi chef rivelazione degli ultimi anni vengono da lì, ci approcciamo alla cucina nordica con una curiosità piena di aspettative e allo stesso tempo timorosa. Come quando da piccoli ci siamo accesi la prima sigaretta rubata dal pacchetto di papà.

In parte non si è pronti a cotanta materia prima così diversa da quella a cui siamo abituati, diversa anche da quella che i nostri chef nostrani, anche i più estremi e sperimentatori, utilizzano.

Ed eccomi qui, di ritorno da Stoccolma, a tessere le lodi della cucina scandinava. Una sorpresa continua, anche se non si hanno il palato maturo e i danari esosi per permettersi i pluri stellati chef e non abbiamo cominciato la scoperta della cultura gastronomica nordica facendo un salto al Noma dall’imperatore Redzepi. Qui tesso le lodi della cucina svedese low cost, quella che ti fa immaginare loro, i bellissimi biondi nordici, intenti a studiare nelle infinite ore buie la loro terra e il loro mare.

Li distingue da noi, l’autentica e vera ricerca continua, per la quale ti trovi nel piatto una grattugiata di renna essiccata, gli aghi di pino, i muschi e licheni più strani, spolverate di terra che sì, si può mangiare, germogli mai visti prima, gamberi, aringhe e salmoni di cui non conoscevi il sapore.

Vi consiglio quindi due tappe fondamentali per sperimentare la Stoccolma che costa poco e che vi lascerà stupefatti.

Il mercato di Östermalms Saluhall, vero tempio di carni frollate per mesi e mesi, esposte in tutto il loro splendore hard al pubblico, piramidi di gamberi a decorare una innocente tartina e milioni di varietà di salmoni che vi faranno dire davvero di non averlo mai assaggiato prima. Una struttura di mattoni rossi all’esterno, all’interno i banchi più belli che io abbia mai visto prima con la possibilità di sedersi nelle vecchie sedie di legno a lato e mangiare ogni cosa che si vede esposta.

Volt, (Kommendorsgatan 16 | SE-114 48, Stoccolma) il ristorante di quattro giovani chef, che in barba alle tovaglie bianche e ai camerieri che si inchinano, è un senz’altro ottimo inizio per noi sbarbatelli poco abbienti viaggiatori gourmet. 7 piatti nell’intelligente menù, di cui si può scegliere la degustazione di tre, cinque o tutti e sette. È qui che ho scoperto la carne di renna, accompagnata da mirtilli e abete rosso, il maiale accostato al cavolo rosso, con tartufo nero e topinambur, la lingua di agnello con carciofo croccante e salsa di mele disidratate e per finire il blue cheese con yogurt di pecora e malto sbriciolato.

Qui ho visto 4 giovani chef che con un ristorante piccolo così, lampadari ricavati da vecchie bottiglie di vetro, pareti spoglie e un locale reso accogliente e morbido con il solo uso delle luci, vanno incontro ai loro sogni e sfidano a suon di ricerca e sperimentazione i loro mentori che dalla guida pneumatica ricevono una stella via l’altra.

Qui mi sono spogliata dei ricordi di polpettina Ikea e mi sono affacciata ad una cucina che merita tutta l’attenzione che ha e tutti i nostri viaggi.

[Crediti | Immagini: Flickr/scousevulture, Visit Stockholm blog]