di Massimo Bernardi 12 Febbraio 2010

Una torta, l'oggetto del contendere

Non facciamo i ciechi e i sordi, l’ego di certi esponenti del mezzodivismo tivvù è talmente grande da non stufarsi mai di pensare che tutto gli sia dovuto. Piagnucolosi, arroganti, autoreferenziali impartiscono lezioni di superiorità ogni volta che possono. Spesso al malcapitato ristoratore. Mercoledì scorso, il giovane e prediletto chef di un ristorante romano ha raccontato una di queste storie su Facebook.

Un mese e mezzo fa ho partecipato a un programma televisivo, con me c’era una donna abbastanza avanti con gli anni (la chiameremo Fabiola) che poco dopo mi ha chiamato per fare uno stage al ristorante. L’ho ringraziata dicendole che non ero disponibile. E’ una donna che parla tanto, sbatte in continuazione le palpebre, pensa di avere il mondo sia ai suoi piedi. Brrr…

Fabiola vuole diventare mia amica, manda molti messaggi ma io, che ho poco tempo a disposizione, non rispondo. Mi chiede amicizia su Facebook, rifiuto. Un mese fa mi chiama dicendo che verrà a cena con un suo amico ristoratore romano. Chiede che le sia preparata una torta di compleanno, la pagherá a parte. Vengono, cenano, torta servita. Esce senza pagare la torta.

Qualche giorno dopo lo chef invia un sms a Fabiola per assicurarsi che tutto sia andato bene, invitandola a saldare il conto. Fabiola è stata bene ma siccome sta partendo per Milano, salderà il conto il giovedì successivo.

Ieri (martedì, ndr), trascorsi 20 giorni, la invito di nuovo a saldare il conto. La replica irritata arriva il giorno dopo. Dice che ho mandato il messaggio troppo tardi, e siccome ha la dissenteria, guarda caso proprio da giovedí scorso, non è potuta passare. Penso: “Mamma mia, quante informazioni!”

Per farla breve, qualche messaggio dopo, sembra quasi che sia lo chef a doversi scusare con Martina Fabiola per aver preteso il pagamento della torta. Arriviamo all’epilogo della storia.

Oggi (mercoledì, ndr), lascio il ristorante dalle 19 alle 20 come ogni giorno. Proprio in quel lasso di tempo passa il fidanzato di Fabiola (che chiameremo Pippo l’intrepido) e fa una scenata davanti a tutti i camerieri. Pippo, che è proprietario di un ristorantino sempre a Roma, durante la scenata ha detto testualmente:

  • a) che quella sera hanno mangiato malissimo (in contraddizione con il messaggio inviato da Fabiola e le cose che aveva detto la sera della cena, ma pazienza, sopravviveró)
  • b) che i riconoscimenti ricevuti dal mio ristorante li abbiamo pagati, come tutti d’altrone. Perché lui lo sa come si ricevono premi e riconoscimenti. Anzi, ho pensato, perché non scrive un libro su come si prendono i premi ? Avrebbe piú successo del suo ristorante)
  • c) che addirittura mi vuole denunciare per gli sms dove ho richiesto il pagamento della torta
  • d) siccome si è presentato a locale chiuso con una banconota da 500 euro, non avevamo il resto, di conseguenza, non ha pagato.

Concludo chiedendomi: ma si puó essere cosí stupidi? Proprio tu che sei un ristoratore, dovresti capire che se chiudo gli occhi tutti i giorni, abbonando 25 euro a persone che manco conosco, alla fine dell’anno sono migliaia di euro. Posso capire l’oca giuliva, ma un ristoratore?!

Come vi comportereste? Denuncia? O è meglio lasciarli al loro anonimo destino?

Già, e voi se foste al posto dello chef romano cosa fareste con Fabiola e Pippo l’Intrepido?

Immagine: Keira Limonis