di Marco Lungo 8 Settembre 2011

Il galateo è uno strumento per sapere come comportarsi e non un pretesto per dare alle vecchie comari motivo di spettegolare. E demonizzare la tecnologia non serve: lo spirito del bon ton può essere recepito o frainteso sia con che senza. Tra l’altro, il motivo per cui il galateo mette al bando il telefono cellulare è essenzialmente uno: l’ostentazione. Invece oggi volevo parlarvi di quanto sia importante andare al ristorante per “staccare” dalla routine quotidiana.

Chi di noi riesce a farlo? Staccare, rilassarsi, godere del cibo, sorridere, se è il caso, ai vicini di tavolo. E quando mangiamo in compagnia, sia un pranzo di lavoro che una cena galante, evitare qualsiasi cosa possa distrarci dalle persone con cui siamo. I nostri commensali dovrebbero avere la priorità o, quanto meno, dovremmo evitare chiari segni del fatto che la loro compagnia non ci interessa o ci interessa meno di altro o ci interessa solo perché non c’è nessun altro con cui parlare (magari al telefono).

A proposito. Avete notato quante persone appoggiano i telefoni cellulari sui tavoli del ristorante? Ma farlo non era considerato volgare? Possibile che gli italiani abbiano così tanto bisogno di comunicare da non potersi concedere un’ora di svago? E nell’argomento di ingombrare il tavolo e rendere il lavoro difficile al personale di sala non entro nemmeno.

Mi sembra che l’educazione, il buon senso, la classe siano quotidianamente sotto il fuoco incrociato dei nuovi valori dell’immagine e dell’egoismo. Peraltro i ristoranti non aiutano. Vogliamo parlare della musica nei locali, della qualità, del volume? E l’esasperato eccesso d’informazione sulle cose che mangi? Non fai in tempo a gustare un momento d’intimità o un dialogo distensivo che il cameriere interviene e ti ricorda la sequenza giusta per mangiare i formaggi. Quasi più molesti dell’auto lasciata in seconda fila, delle discussioni con i colleghi d’ufficio, dei ficcanaso. Fateci caso, tra i tavoli c’è sempre qualcuno che sbircia per sapere cosa facciamo, come reagiamo, come siamo vestiti, cosa scegliamo, cosa avanza nei nostri piatti, che espressioni facciamo, come ci rivolgiamo al personale.

Penso a cosa significa godersi un buon vino e intanto salto a pièppari ogni discorso su fotografie, flash, lampade, cavalletti e blogger.

Io sto cercando di smettere. Quando vado al ristorante voglio stare tranquillo, penso sia un dovere anche nei confronti degli chef che si dannano per trasmettere un’emozione. Diciamo che sono nella fase Italo Pedroni, proprietario dell’Osteria di Rubbiara a Nonantola (MO), che chiude a chiave in un’apposita cassettiera i cellulari dei clienti. Condizione indispensabile per mangiare.

Niente più locali stracolmi, parcheggi impossibili, clienti che strillano, camerieri maleducati. Se vado al ristorante voglio stare tranquillo, altrimenti non esco. Siete autorizzati a segnalarlo alle autorità competenti.

commenti (44)

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    1. Eppure dobbiamo vincere noi, clienti paganti. Noi stressati, distratti dal lavoro, da tanti cavoli. Io spengo il telefonino, non esiste, quando mangio non esisto per nessun altro, anche quando sto da solo.

      Ecco, forse comincia anche da lì, dallo stare soli, il rispetto per il momento del mangiare che si è perso in questi ultimi vent’anni complici cellulari e iperstressati.

      Basta, prendiamoci il nostro tempo.

    2. Grazie per il complimento, ma lo trovo naturale.

      Questo perché sono gli altri ad aver perso il senso della misura, secondo me.

    3. Avatar unit ha detto:

      beh non so gli altri iperstressati ma se rispondo al cell a pranzo è perchè mi chiama un cliente e devo.

    4. Pensa un chirurgo o un medico. Per certe professioni la reperibilità è normale, ma vedi anche che sono più abituati a tenere il telefono in tasca e in vibrazione, non ostentano, quindi, e sanno comportarsi con questa straordinaria invenzione.

      Gli altri no. Io non sono da chiamare all’improvviso, tranne quando ho qualcuno in ospedale. Per il resto, a tavola, telefono spento.

      Il tempo lì è mio e dei miei commensali.

  1. Avatar MAurizio ha detto:

    No i telefoni non mi stressano. Sarà perchè per lavoro devo essere reperibile e “staccare” il telefono è uno sfuggire alle proprie responsabilità. Tra l’altro diventa ancora più stressante riaccenderlo e trovare 4-5 chiamate “non pervenute” che ti costringono poi ad un ulteriore giro di telefonate, con ricadute tra il ridicolo e l’imbarazzante se poi chiami numeri che NON conosci e magari avevano solo sbagliato … (e magari lo fai alle 23, quando riaccendi)
    Quindi il ristorante che mi vietasse l’uso sarebbe per me vietato. Poi è chiaro che bisogna tenere un basso profilo, cellulare in vibrazione, non dilungarsi, ecc…
    A me stressa il ristorante che per arrivarci fai 100 km (o 10 nel traffico di punta) o ci metti comunque un’ora e passa e che non ha parcheggio.E quello pieno fino all’orlo che per spostarti è un’impresa e conversare in pace un’utopia.

    1. Maurizio, ho ricoperto ruoli da h24/7, so bene che il telefono non puoi staccarlo ma metterlo in vibrazione sì e, però, puoi anche augurarti di trovare un mondo in cui non sia necessario, perché questo accade solo in Italia, perché già in Belgio, dove ho lavorato, a tavola il telefono si stacca e basta. Siamo noi italioti i deficienti convinti, e gli altri ci guardano come animali da circo. Torniamo normali, che conviene a tutti…

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      Oddio. Il Belgio come “fonte di civiltà” non mi ha mai ispirato. Concordo sul fatto che ci voglia maggiore civiltà a tavola, specie in pubblico, indipendentemente dai telefonini.
      Pero’ il ristoratore che mi imponesse il sequestro del mezzo …può ristorare qualcun altro

    3. Avatar gio ha detto:

      Concordo con Maurizio, un ristoratore del genere può ristorare qualcun altro. Già a Soragna ci siamo alterati con un ristoratore che ha preteso che giacche, giacconi e golfini fossero rigorosamente depositati in guardaroba. Ora, posso capire un piumino ingombrante, ma se desidero tenermi a portata di mano un maglioncino sullo schienale della sedia…. non vedo perchè mi debba essere impedito. Infatti, non mi vedrà più.

    4. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      Notissimo ristorante Italo-Inglese a Londra; Chef di Cucina grande nome italiano; gentiluomini in cravatta e giacca; proibiti i telefoni. Entra un tipo (chiaramente italiano) con due bionde (russe?), ordina canapes e champagne. Dopo 10 minuti tira fuori il telefonino e comincia a organizzare il resto della serata (casino’, night club etc). Arriva il Maitre d’Hotel che presenta il conto e chiede al “Chav” (cafone/burino all’eccesso) di andare a rompere le scatole da qualche altra parte, mentre due camerieri ‘spogliano’ il tavolo. Mormorio apprezzativo in sala, uscita del terzetto con coda fra le gambe.

    5. Avatar MAurizio ha detto:

      Gli inglesi fanno ategoria a parte. Nei loro club NON fanno entrare le donne, figuriamoci se si preoccupano dei telefonini … 🙂
      Pero’ se invece del burino italico entrava non dico Blair o la Regina, ma Elton John (per dire un nome) e il consorte gli passava il telefonino .. finiva uguale ?

    6. Avatar Ermanno Nuonno di Agnone ha detto:

      MAurizio: dove leggi – o hai visto – che un Club britannico non fa’ entrare le donne? Sono accolte come graditi ospiti. Forse ti confondi col fatto che i Clubs sono privati, creati per far si’ che un gentiluomo potesse godersi una serata (o giornata) senza essere assillato da mogli, amanti e figlie. Vai al mio club, Whites, (il piu’ antico di Londra, fondato nel 1693 dall’italiano Francesco Bianco che poi divento’ Francis White), e vedrai tante signore ospiti per la giornata. Non solo, ma appena entri nelle sale comuni noterai discreti messaggi che dicono “so not to displease other members please note that the use of portable ‘phones is forbidden within the Club”. Non solo: non c’e’ musica, le luci sono dolci e nessuno alza la voce.

    7. Avatar MAurizio ha detto:

      Ovviamente NON intendevo che in TUTTI i club britannici fosse vietato l’ingresso alle donne .. 🙂

  2. Avatar Titty ha detto:

    Marco hai ragione, sono d’accordo su tutto, però quando entro in un ristorante la prima cosa che faccio é guardarmi intorno. E quando mi siedo osservo i vicini, perché sono curiosa e perché é divertente. brevi parentesi, mica passo tutto il tempo distratta, che però ci stanno tutte!

    1. Avatar Titty ha detto:

      Mauré quando a tavola mi faccio i fatti miei non é per maleducazione, é che sto indossando la maschera della trentenne acida.:)

    2. E che, ti pare che io non allungo il collo ogni volta che vedo passare un piatto strano? O vedo qualcosa che mi attira l’attenzione ma mi trattengo perché non è educato?
      Ma de che!!!!!! Io guardo, parlo, sorrido agli altri, chiedo ai camerieri, mi informo…. e ci mancherebbe altro!
      Certo, tutto con la dovuta cura e educazione, per quel che posso permettermi e sapere.

      L’unica cosa sconveniente che faccio è che quando un locale ha i camerieri che guardano per terra per non lavorare troppo, evitando di vedere chi si sbraccia per farsi portare qualcosa, allora accendo il telefono e chiamo il ristorante per chiedergli di mandarmi un cameriere. Ma lì mi provocano loro…….

    3. Avatar Titty ha detto:

      Ma io sono educatissima a tavola e fuori 🙂
      Nel commento di prima semplicemente ironizzavo sul mio lato acido che, anche se servita male, non uso mai nei confronti dei ristoratori e dei camerieri. Mi limito a evitare il posto in futuro.

      Te l’ho già detto altrove: con la storia delle telefonate ti ho eletto a mio personale eroe 🙂

  3. caro Lungo, un buon post che mi sento di condividere … ma ristorante o riunioni di lavoro il concetto non e’ poi molto diverso: se sei li’ parla con la gente che hai intorno … se spippoli il bberry per tutto il tempo levati dalla riunione

    “umano troppo umano” questo eterno insoddisfatto desiderio di altrove ?

    1. No, ma che si possa vivere meglio anche grazie a noi qui dove siamo, questo sì.

  4. Avatar Marialba Italia ha detto:

    Quoto tutto…La cosa che m’infastidisce di più e a tal punto da evitare chi la usa è: la musica a palla di quella che per fare un’ordinazione devi urlare se basta. Un Ristorante, parlo per me, dovrebbe essere come una casa ma di quelle accoglienti dove ti gusti in santa pace qualche cosa di buono, ti fai coccolare da chi ti serve e se sei fortunato condividi con chi sta al tavolo accanto un sorriso.

    1. La musica è una palla. Va bene per i pub, non per i ristoranti. Accetto anche per i ricevimenti, guarda, ma non di più….

  5. Avatar Viola ha detto:

    io non sopporto più le persone che continuano a smanettare con il cellulare mentre siamo fuori, le trovo di una maleducazione insormontabile

    capisco le urgenze, il medico reperibile che deve tenere in vibrazione, il supermanager stressato (ma allora, cosa esce a fare e poi sono tutte questioni indispensabili quelle all’ora di cena?), e capisco anche la mamma che aspetta sms dai figli in giro

    però c’è modo e modo: il telefono si può tenere in tasca, silenzioso e ci si alza e allontana da tavola per fare/rispondere a telefonate veramente urgenti

    1. Ma hai visto che hanno superato anche la divertente macchietta fatta da Verdone in “Viaggi di Nozze”?

      Gente così mica dura tanto, il cuore non è un organo con cui ci si scherza tanto. Sono matti, alcuni ti fanno proprio ridere per la posizione delle dita con cui tengono il telefonino al fine di farti vedere che modello superfico hanno. Poracci.

  6. Avatar Me Medesimo ha detto:

    Ma ‘ste foto meravigliose che introducono i post, dove le prendete?!

    1. Avatar Me Medesimo ha detto:

      Avevo un vago sospetto…….

  7. Avatar Francesco ha detto:

    Suvvia, si sta esagerando.

    Capisco l’educazione ed il galateo, ma il cellulare in vibrazione non dà fastidio a nessuno e se si risponde è perchè la telefonata è importante, altrimenti può aspettare.

    E quanto fastidio può dare la sagoma del cellulare sul tavolo?

    E poi perchè accanirsi contro i cellulari quando in certi ristoranti la reflex è d’obbligo (e molto meno giustificata)?

    Si scriva sul menù che si invitano gli ospiti a spegnere o mettere in vibrazione il cellulare e si è risolto il problema. Tutto il resto lasciamolo alla discrezione (ed educazione) di ciascuno. Senza chiavi e cassettini.

    1. Avatar Viola ha detto:

      ti dirò: ancora più dei cellulari sul tavolo (e accidenti, teniamoceli in tasca, oltretutto rovinano la mise en place) c’è una cosa: chi fotografa al ristorante!!!!!!!

      non parlo di una fotina ricordo per il compleanno, ma di chi sistematicamente fotografa tutto, piatto per piatto

    2. Avatar jade ha detto:

      io quando vado in giro fotografo qualche piatto, ma con l’iPhone e senza flash, quindi, a parte i miei commensali che un po’ mi sfottono, non se ne accorge nessuno e onestamente non credo di dare noia al prossimo

    3. Avatar Domenico ha detto:

      E mi permetto di aggiungere che anche se fosse, direi che son tutti problemi loro… 😉

    4. Avatar MAurizio ha detto:

      Oddio. “Paradossalmente” a me darebbe più fastidio il fotografo solitario del tavolo accanto (“Che fotografa ?” “Chi fotografa ?” “Ci ha trovato una mosca ??” “E’ della CIA o del Gambero Rosso ?”) che per altro fa un’attività per la quale sarebbe opportuno ed educato chiedere il permesso al titolare. Tra l’altro può essere fonte di “disguidi” non da poco. Magari a fianco c’è il “vip” che teme di essere paparazzato, la coppia “clandestina” o peggio che mai qualcuno che potrebbe pensare ad altre “cattive intenzioni”.
      Certo se c’è la tavolata familiare o di amici scattare foto è diventato quasi un obbligo. Ma il “furtivo” scatto di ciò che si ha nel piatto … magari “avvertito” con la coda dell’occhio da chi sta al tavolo accanto (comprendi l’azione ma non hai visto esattamente chi e cosa è stato fotografato) può risultare fastidioso.

    5. Avatar jade ha detto:

      MAurizio, premetto che non frequento (tranne un paio di rari casi) posti pluristellati. Credo che un caffé di Cracovia non se ne abbia a male se fotografo la tazza, o Shake Shack non mi quereli se fotografo il vassoio con l’ultima patatina.
      Vip non ce ne sono, quindi anche il rischio scoop è scongiurato.
      Personalmente, se vedo una persona che fotografa un piatto, mi vien più da pensare che stia mangiando qualcosa di interessante, più che aver trovato capelli o mosche. E quindi divento curiosa.

    6. Avatar MAurizio ha detto:

      Anche io nell’ultima vacanza in famiglia avro’ scattato centinaia di foto “a tavola”, tra nipotame e piatti interessanti (compresa un’eccellente pasta al granchio servita direttamente nel carapace).
      Ma qui parliamo in generale di comportamenti “degli altri” che possono dare fastidio. Ma mentre il telefonino poggiato sul tavolo o che vibra difficilmente infastidirà quelli del tavolo accanto, lo stesso telefonino utilizzato come videocamera potrebbe urtare la suscettibilità dei vicini. Poi, ripeto dipende dal contesto. Se è in atto una chiassosa festa di famiglia o ci sono comunque tavolate di allegroni, non sarà certo qualche squillo o scatto a determinare un disturbo aggiuntivo. In altri contesti telefonare o fotografare potrebbero risultare altrettanto sgraditi dai vicini di tavolo.

    7. Avatar qui ha detto:

      Caro viola, dovresti saperlo ormai che il senso delle vista nella nostra societa,e piu importante del gusto per quasi tutti!..fare,ricercare e ritrovare una foto.. Quanto e piu facile di fare,ricercare e ritrovare nella memoria un esperienza di gusto?..se per caso si e riusciti a memorizzarla..

  8. Avatar cristina ha detto:

    Sì, non se ne può più. A me manda in bestia quello che al tavolo si fa chiamare/chiama e poi si dilunga in conversazioni fancazziste per far sapere agli altri cose che di certo nessuno gli chiederebbe mai. Mi manda in bestia chi spippola per messaggiare e ha già la forchetta in mano (“se non lo faccio ora, poi mi scordo”), chi addirittura controlla FB sul blackberry.
    Per non parlare di quando detto maledetto blackberry suona sul tavolo ogni qualvolta viene lasciato un “commento” sulla propria pagina FB.
    Le foto? A volte ne sarei davvero molto molto tentata. Ma poi penso che bisogna essere certi dei propri ricordi… Se una cosa ti è piaciuta, ce l’avrai negli occhi per sempre (e nel palato, of course).