di Giampiero Prozzo 2 Dicembre 2010

L’indirizzo è un bel test anche per il più scafato dei navigatori ma ‘stavolta spengo il tom-tom e seguo l’amico insider che battendo la zona per motivi familiari mi porta dritto al parcheggio. Lontana anni luce dagli splendori mondani della costiera Michelin, la Taverna Estia è a Brusciano, pendici del Vesuvio, odore di asfalto ed erba bagnata a pochi passi dallo stadio comunale. Lo stile è quello che un piazzista immobiliare con poca fantasia definirebbe “rustico-elegante”: pavimento in cotto, travi a vista, camino acceso, un bel giardino al di là dei vetri inquadrato da ornie di mattoni. Tutto molto rassicurante.

Non un luogo che genera endorfine, più un posto da tutti i giorni dove aspettarsi un affettuoso ragù della domenica, ma proprio mentre lo pensi atterra l’alieno: Tuorlo d’uovo marinato, schiuma d’acqua di pomodoro e sedano croccante. Ovvero “Apparentemente un uovo” come recita il menù.

Okay riformulo il giudizio. Un intervento chirurgico in cantina. In una jeep con il tight.

Voi quindi procedete consapevolmente: se ordinate “La mia acqua pazza” aspettatevi il crudo di pesce e l’arrivo in tavola del sifone. Se azzardate la tradizione, la melanzana violetta si spoglia e si riveste in rosso con le bucce del pomodoro disidratate, il bignè è al nero di seppia con ricotta e salsa di peperoni.

Per capire basta chiedere, fare qualche domanda. “Sono le due anime che convivono” attacca Mario Sposito, maitre, sommelier e fratello di Francesco, lo chef bambino: a 25 anni la prima stella Michelin, a 29 il relatore di Identità Golose più giovane di sempre. Il padre Armando ha “trasmesso la passione”, inventando la Taverna Estia dove oggi lavora tutta la famiglia. Un posto che beneficia di una terra fortunata, “uno scrigno di tesori”, e del talento precoce di un ragazzo che ha iniziato presto “a giocare con l’azoto e a  guardare lontano”.

Francesco Sposito è come una spugna, curioso, informato, non va dai colleghi per mangiare, no, lui studia e apprende.

Quando si avvicina al tavolo gli lancio sguardi torvi solo per qualche temperatura perfettibile, minuzie, so benissimo di avere davanti uno chef da quartieri alti, come conferma la piccola pasticceria che vorrei portarmi a casa.

Il conto non proprio economico (sui 100 euro) vi assicura un tasso di eccitazione sopra la media, sulla via del ritorno statene certi, inizierà un rumoroso dibbbattito sui vertici della ristorazione campana.