di Camilla Baresani 20 Settembre 2012
parma&Co.

Dialogo da treno: “Io costringerei tutti quelli che deturpano con le scritte muri, serrande e cartelli a ripulirli a spese proprie, in pieno giorno, additati al pubblico ludibrio”. “E io invece vieterei l’uso improprio dell’aggettivo goloso (sosta golosa, menu goloso, tartina golosa) e le attività commerciali italiane che terminano in &Co.: Mutande&Co., Aragoste&Co., Parma&Co.”.

Ma niente da fare, sono solo chiacchiere da treno: le manie e le mode sono invincibili. Tuttavia, dovendo fare un appunto al locale che stiamo per consigliarvi, è quello del fastidio che procura sia pronunciarne il nome (“Sei a Milano? Allora ci vediamo da Parma&Co”) sia scriverlo, con quella ”&” che sulla tastiera non si trova mai. Che poi, cosa vorrà dire? Parma e Piacenza, il Ducato? Parma e Pomponesco? Boh. Fatevelo spiegare, quando ci andrete, e sicuramente riceverete una risposta gentile.

Perché il proprietario sta sempre lì, e si dà un gran daffare a trovarvi un tavolo, a spiegare le magnificenze del maiale nero brado, del parmigiano di sola vacca bruna stagionato 36 mesi, di culatelli, strolghini e culacce. Una trentina di salumi scelti tra i migliori prodotti nel parmigiano e serviti con giardiniera e gnocco fritto; tortelli d’erbette e di patate, cappelletti in brodo, melanzane alla parmigiana, minestrone con le croste di parmigiano, trippa, cotechino e (&?) lenticchie, peperonata con patate e (&?) polpette, finocchi o cardi gratinati. E poi crostata di prugne e marasche, torta sbrisolona. Si bevono, ovviamente, lambrusco e gutturnio.

Tutto è molto buono, buono, o quantomeno discreto, senza inciampi. Nel menu, rigorosamente parmigiano, compare anche un’incongrua bresaola; sono i guasti della dieta Dukan nella città più permeabile d’Italia alle parole d’ordine del momento: “dopo 5000 richieste”, il proprietario ha dovuto cedere alla bresaola per non perdere clienti.

Il quartiere è bello, uno dei pochi dove si giri volentieri a piedi. Il locale è vivace, con colori e trovate sceniche divertenti, e con un magnifico bancone ottocentesco, di marmo scolpito a mucche e fiori. Oltretutto Parma&Co è situato nel punto migliore di corso Garibaldi, su un grande marciapiede con tavolini ben esposti al sole, e ora che non fa più troppo caldo ci si sta volentieri a guardare il viavai di belle ragazze e di gente dall’aspetto interessante.

Se sedete all’interno, evitate i seggiolini finto campagnoli: sono così bassi che anche se siete alti 1,80 il tavolo vi arriverà al petto, come capita ai bambini. Tutto quello che mangiate potete acquistarlo, affettato e non cucinato, al banco salumi. Conto sui 24/35 euro.

[Crediti | Dalla rubrica “Cibo e Oltre” di Camilla Baresani su Sette, inserto del Corriere della Sera]