di Prisca Sacchetti 19 Agosto 2010

La giornata alla Vucciria, nel cuore della città vecchia di Palermo, comincia molto presto. Alle 4 il pescato è scaricato; alle 5 spuntano le ceste di frutta e verdura; alle 6 arrivano i primi compratori. Domenica a parte, è così invariabilmente da 700 anni.

Alla Vucciria si possono comprare un’infinità di cose: pasta, cereali, sacchi di fagioli, pacchetti di erbe secche, scarpe, calzini, accendini a forma di pistole, grappa, vino, CD, dipinti della Madonna, capperi sotto sale, zucchine lunghe come il braccio di un bambino, casse di carciofi ancora attaccati ai gambi, pomodori (grandi, piccoli, essiccati, sottolio, in lattina), e praticamente ogni altra cosa che riuscite a pensare.

A passeggiare per il mercato sono soprattutto i palermitani, come previsto, gli uomini indossano la coppola e le donne abiti neri pesanti. Dei turisti nessuna traccia, arriveranno solo più tardi. Il centro del mercato è Piazza Caracciolo, la piazza dei pescatori. I tavoli traballanti poggiano su vecchie casse d’acqua guardati a vista da uomini con il grembiule rosso e gli stivali di gomma. Il pescato è esposto su lastre di ghiaccio che i teloni penzolanti dei banchi proteggono a malapena dalla luce bianca e bellissima. I pescatori affettano il pesce spada con tagli precisi mentre i gatti randagi girano intorno, poi avvolgono i gamberetti nella carta bianca per i primi clienti. Ogni tanto bagnano con un po’ d’acqua le loro prede: triglie, gamberi, calamari, branzino e marlin.

Qualcuno tra i più anziani dice che tutto sta finendo, il mercato non resisterà alla speculazione edilizia arrivata ormai fino alla piazza. I fruttivendoli hanno paura perché i clienti diminuiscono e gli speculatori avanzano.

Nel primo pomeriggio si formano piccole file intorno ai banchi del famoso cibo da strada palermitano. Gli snack più richiesti sono i calamari fritti, “pani e panelle” (frittelle fatte con la farina di ceci), e “pani e cazzilli (polpettine di patate). All’improvviso la Vucciria riacquista la vivacità perduta. Per attirare l’attenzione dei passanti i venditori usano le abbaniate, litanie chiassose simili alle arie dell’opera lirica. Come molte altre a Palermo, si tratta di una tradizione importata dal nord Africa.

Verso sera, dopo che i pescatori hanno lasciato i banchi, si diffonde per il mercato il fumo delle griglie appena accese dove cuoce la cena degli anziani, che dopo torneranno a casa, o di qualche giovane coppia appena uscita dal lavoro. Sulla brace ogni specie di interiora, fegati, reni, polmoni, intestino. Per affrontare il rito del barbecue i venditori sono attrezzati di tutto punto. Allineate accanto alla griglia, ciotole di sale, spicchi di limone, e fette di pane aiutano a sveltire il consumo di questo improvvisato happy hour.

Uno dei ristoranti più amati del mercato, aperto solo a pranzo, è la Vecchia Trattoria di Totò, in Via Cortellieri 5 (tel. 333 43 83 399), dove Enzo serve una pasta con le sarde molto amata dagli habitué. Appollaiata su un balcone proprio in piazza Caracciolo c’è la Trattoria Shanghai, ingresso in Vicolo Mezzani, 34 (tel. 091-58 97 02), che appartiene alla stessa famiglia da più di 40 anni. Qui tra l’arredamento eclettico e l’odore di aglio hanno mangiato gli attori de Il Padrino e il pittore Renato Guttuso.

Quando si fa buio, inizia la caccia grossa dei gatti agli scarti dei pescatori. Di notte la Vucciria appartiene a loro.

[Il post è apparso originariamente sul blog Spigoloso che riprende gli aggiornamenti dal 1° settembre, le immagini sono di Teresa De Masi]