di Antonio Tomacelli 15 Maggio 2009

Max Laudadobermann LaudadioA questo punto dell’inchiesta “Fornelli polemici” di Striscia la Notizia si impone uno Stop&Go: sul sito del programma è apparsa per la prima volta una velenosa replica al giornalista del Corriere del Mezzogiorno Antonio Fiore e il fatto merita una riflessione. Ricapitoliamo, dunque. Dopo 35 giorni di continui martellamenti sulla chimica in cucina Max Laudadio sta perdendo le granitiche certezze degli inizi e somiglia sempre più ad un TomTom con le pile scariche. L’inchiesta si trascina senza reati in vista e lo scontro con Fiore in particolare, ci ha rivelato un Max Laudadobermann nervoso ed incapace di riportare l’osso al padrone Ricci.

Il battibecco fra i due, avvenuto durante la presentazione a Napoli del libro di Ferran Adrià, è terminato in sostanziale parità. Se da una  parte Fiore ha invocato sul suo giornale il diritto al silenzio —”Di fronte a questo tipo di squadrismo, o meglio di «bullismo» televisivo rivendico il pieno diritto di non rispondere a una domanda solo perché chi la pone la grida all’infinito”— dall’altra Striscia ha accusato il critico di omertà —”Le falsità dette da Fiore in conferenza stampa sul modus operandi di Striscia, sono state smentite in trasmissione”. Insomma, Laudadobermann è sempre più cattivo e insoddisfatto, forse perché  la domanda chiave sulla liceità degli additivi nel piatto non riceve la risposta che lui vorrebbe.

A questo punto Max, ci permettiamo di darti un consiglio: non fare la domanda giusta alle persone sbagliate: sono i politici che fanno le leggi, non i cuochi o i giornalisti del settore. Casualmente da qualche giorno c’è “un nuovo Ministro in città” e, combinazione, è una tua ex collega di rete (televisiva). Indirizza meglio il tuo ringhio, la legge che regola l’uso degli additivi al ristorante, chiedila a lei!