di Massimo Bernardi 15 Luglio 2010

Il primo sintomo è la definitiva scomparsa di qualsivoglia senso di responsabilità. Lavoro? Puah, se ne riparla al ritorno. Famiglia? Agosto… non ti conosco. Le vacanze sono tutto ciò che ho sempre voluto (cit.) ma il gastrofanatico non può abbandonarsi al primo carboidrato che capita. Eccovi perciò i più risolutivi (e aggiornati) indirizzi dell’estate 2010 divisi per città/regione. Fatene buon uso, questo è solo il volume uno. E al solito, in caso manchi qualcosa di decisivo, fatevi sotto.

COSTA SMERALDA E SARDEGNA.

Fior d’Acqua a Porto Cervo | Avvertenza: siete a Porto Cervo, spendendo 70 € al ristorante sarete considerati turisti avveduti. Buon pretesto per provare la solida cucina di pesce che fa largo uso di ingredienti locali.
Casablanca a Baia Sardinia | Vista da urlo e cucina mediterranea senza trascuratezze, conto tra i 60/70 €.
Su Gologone a Oliena | Alle porte del sopramonte con escursioni da brivido al canyon del Gorropu, a Tiscali, al monte Corrasi. Ingredienti locali, buon servizio e cadré molto curato. Prezzi medio/alti.
La Gritta a Porto Faro | Cucina sarda, posizione incantevole vicino a Palau e un conto medio compreso tra i 60/70 €.
Da Gianni a Porto Teulada in fondo al fiordo di Posto Budello | Crudi e cotti locali per iniziare, spaghetti con le sarde e fregola con i granchi che mmm, avanti così. Gianni ha un caratteraccio, ma vabbè. Conto intorno ai 70€.
Il Cormorano a Castelsardo | Solida cucina di pesce con slanci creativi abbinata a una tra le migliori cantine della regione. Terrazza con vista, prezzi alti (85/90€).
Al Porto, il ristorante dell’Hotel Pop a Cala Gonone | Accurata cucina locale sulla terrazza con vista a 40/50 €.
L’antica Hostaria a Sassari | Anonimo nell’aspetto ma un indirizzo sicuro per i robusti piatti di pesce e di carne presentati in modo fantasioso. Il conto non supera i 50€.
La Ghinghetta a Portoscuso | Stesso nome del faro sul canale tra Portoscuso e l’isola di San Pietro, di fronte a Carloforte. Serve i migliori piatti di tonno della zona in un piccolo casolare ristrutturato (forse una tonnara) con ineffabile vista sull’arcipelago. Caro (75/80€).
Da Achille a Sant’Antioco | Il più affidabile locale del paese, è il ristorante del primo albergo di Sant’Antioco, l’Hotel Moderno. Cucina di pesce in un ambiente non esattamente invitante, e ampio uso di ingredienti del posto. Conto compreso tra i 50/60€).
Lisboa a Cagliari | Uno dei migliori ristoranti della regione curato dal numero uno degli chef locali, Roberto Petza. Menù con molti riferimenti alla gastronomia locale, e sorprendente rapporto prezzo/felicità: 35/50€.
Letizia a Nuxis | Capra, cinghiale, frutti selvatici raccolti nei dintorni, erbe che profumano i formaggi, tutti odori di Sardegna che ti restano nel cuore.

VENEZIA

Ostaria da Rioba nel sestiere di Cannaregio, zona Rio della Misericordia | Consigliata dallo spritz in poi per i classici della cucina veneta tipo Risotto con le schie (gamberetti di laguna) e piatti inconsueti come la Crema di zucca con i funghi chiodini. Se non si abusa della carta dei vini la spesa è tra i 30 e i 35€.
All’Aciugheta, in zona Castello | Deve il nome all’abitudine veneziana di bere un frizzantino al banco mangiando acciughe. Pizzette, cicheti (stuzzichini) e cucina tradizionale tra travi di legno e cotto veneziano. Si spendono in media 20-25€.
Al Mascaron in Calle Lunga Santa Maria Formosa | Probabilmente la migliore accoglienza di Venezia (dove il personale dei ristoranti non si segnala per la cortesia) anche quando il locale è pieno, è la tipica osteria veneta ma di ottimo livello. Conto medio: 30/40€.
Pronto Pesce Pronto al mercato di Rialto | Aperto da qualche anno è un posto curioso, non un ristorante ne’ un bacaro, più una specie di rosticceria dove il pesce scelto con cura è cucinato in modo semplice ma inappuntabile. Da provare.
Ristorante la Madonna in calle della Madonna | Una classica trattoria di pesce veneta dal menu ultra tradizionale. Per molti veneziani il pescato di giornata è tra i migliori della città anche per la vicinanaza con il mercato ittico.
Dalla Marisa al ponte dei tre archi nel sestiere di Cannaregio | La più autentica tavola veneziana – risotto in caroman cucinato con la carne di pecora castrata, fagiano ripieno arrosto, ottimo vino sfuso – gustata sulla fondamenta rinfrescati dalla brezza della laguna. P-r-e-n-o-t-a-r-e. Si spendono tra i 30 e i 40€.
All’Arco in calle Arco a San Polo | Infilato in un minuscolo vicolo vicino al ponte di Rialto, tenta i veneziani con i cicheti esposti sul bancone del bar: scampi, calamari, speck e gamberi accompagnati dal pane abrustolito. Di tanto in tanto ma solo per gli introdotti, spettacolari panini caldi con senape e salsiccia di manzo bollito.
Naranzaria in San Polo 130, Rialto |  Le naranzarie erano i magazzini per la conservazione degli agrumi, oggi grazie al romantico affaccio sul Canal Grande, è una delle osterie più ambite di Venezia. La sola che affianca sushi e tabulé ai sapori classici della cucina locale.

RIMINI

Guido sul Lungomare Spadazzi in località Mirmare | Paste schiette, pesce crudo o esaltato da cotture perfette, Guido si riconferma il ristorante migliore di Rimini. Il conto medio è tra i 50 e i 60 euro.
Osteria del Povero Diavolo a Torriana | Ex trattoria ristrutturata in modo semplice dal brillante proprietario Fausto Fratti. Niente fronzoli. Sorprendente l’andirivieni di piatti grazie alla mano e alla freschezza di idee del giovane chef Piergiorgio Parini. Si spendono 60 euro.
Brodo di Giuggiole in via Soardi a Rimini | A Rimini si può mangiare di nuovo in centro senza morire, anzi. Pane e dolci fatti in casa, vini al bicchiere e piatti di carne molto curati ma il conto è la parte migliore, difficilmente supera i 30 euro. Sì, T-R-E-N-T-A.
Pizzeria O’ Malomm nella comunità di San Patrignano | Impasto soffice di scuola napoletana rispettoso del disciplinare SGT. Scelta ampia, pure troppo, anche nel budget: si va da 4 a 25 euro. Inevitabile l’assortimento di piade, cassoni e taglieri di salumi. Conto sui 30 euro senza rimpianti.
Sol y Mar in Lungomare viale D’Annunzio tra Rimini e Riccione | Al netto dell’ambiente modaiolo in una zona tranquilla del lungomare, per provare i crudi di mare con la birra e le paste inedite tipo i tagliolini di kamut con ragù di pesce azzurro. Spesa sui 50 euro (non fatevi rovinare l’appetito dai 3 euro di coperto).

NEW YORK

– ITALIANI | Pitti per la pasta mentre per il brunch americano “with an italian twist” c’è l’Aurora del cuoco romano Gaspare Villa a Brooklyn. Conto medio tra i 20 e i 30$. Ma il migliore “italiano” di New York resta probabilmente Del Posto, il cavernoso ristorante di Mario Batali (socio di Oscar Farinetti nel nuovo Eataly New York), nonostante i prezzi esorbitanti dei vini. Spesa media intorno ai 50$. Sorella a China Town è un’osteria piemontese alla moda che affianca al vino una selezione di tapas elencate nel menù sotto il delizioso capitolo “qualcosina”. La spesa è tra i 30 e i 40$.
– FRANCESI | Non odiate i vip di stanza al Balthazar di Soho, unitevi a loro. Mai un passo falso, il pane è squisito, si mangia bene, il servizio è attento e la carta dei vini ampia. Spesa tra i 60 ei 90$ a testa. Per un conto più alla portata, sempre a Soho, i bistrot Pastis e Lucky Strike appartengono alla stessa proprietà.
– STEAK-HOUSE | Di là dall’East River c’è Peter Luger, forse sopravvalutato e comunque carissimo. Il consiglio è di attraversare la strada per entrare da Dressler (insieme a Luger unico stellato di Brooklyn).
– DAVID CHANG | Lo chef più mitizzato degli ultimi anni merita un paragrafo a parte. Tre anni fa tutto cominciava al Momofuku nell’East Village (60$) mentre lo scorso febbraio al 15 della 56esima strada, dentro il Chambers Hotel, il cuoco di origini coreane ha aperto il quinto ristorante, Ma Peche , il bistrot francese come lo intende lui (50$). Il Milk Bar offre la pasticceria italiana della bravissima Cristina Tosi.
– HAMBURGER | Per il vero hamburger americano il consiglio è Diner, a Brooklyn, un blocco di distanza dal Williamsburg Bridge. Menu del giorno scritto a penna sulle tovaglie e rischio elevato che prima o poi si materializzi Fonzie. Si gode e ci si diverte da matti da Burger Joint, locale all’interno dell’hotel Le Parker Meridien. Scioccanti gli hamburger di Shake Shack, 5 moderni chioschi (rassomiglianti all’Anikò di Senigallia) sparsi per la città. Tutto è cominciato all’angolo sud del Madison Square Park. Se credete, provate l’haute-burger del Minetta Tavern dove il  burger black label costa 26$.
– PIZZERIE | Con due sedi, nell’East Village e a Williamsburg, Motorino è già un piccolo impero: pizze rigorosamente napoletane seguite come dessert da un bombolone alla crema. Kesté è l’affollata pizzeria del Greenwich Village che sforna pizze neapolitan style sotto l’egida del pizzaiolo Roberto Caporuscio da Latina. Il romano Andrea Del Monte, uno dei proprietari del ristorante stellato Aquolina, ha appena aperto Campo de’ Fiori, a Brooklyn, nella zona di Park Slope, pizzeria ispirata alla piazza omonima anche nell’arredamento. Il bar del locale serve il famoso espresso del caffè Sant’Eustachio.
– GASTROPUB | Il Breslin , tra la Broadway e la Quinta, proprio nel famoso Flat Iron Building, punta tutto su sontuosi piatti di carne e birre artigianali fatte su richisesta da un birrificio di Brooklyn. Ma il padre di tutti i locali del genere è Spotted Pig, il solo pub di New York con la stella Michelin.
– SPICE MARKET | Pare che il turista italiano non possa lasciare New York senza essere stato allo Spice Market, mega-ristorante di ispirazione asiatica aperto nel 2004 nella zona alla moda del Meatpacking district. Dove si va per ammirare la scena, per i cocktail alla frutta e la cucina fusion, un tempo brillante. Ah, certo, qui si sono girate alcune scene di Sex & The City.

PARIGI.

 

Per i classici della cucina francese, escargot (lumache) cassoulet (filetto d’anatra) e tarte tatin (dolce alle mele caramellate) un buon indirizzo è Benoit in Rue Saint-Martin 20. Spesa tra i 60/70 euro.
– Da non perdere nel cuore del Left Bank parigino, vicino al Carrefour de l’Odéon, un ristorante che è brasserie di giorno e gastro-pub (o gastro-bistrot, à la parigina) da cena fino a notte fonda. Si chiama Le Comptoir du Relais, aperto da Yves Camdeborde, il profeta del gastro-bistrot. Con 45 euro di spesa media si mangia la migliore carne alla griglia di Parigi.
– Obbligatorio un passaggio serale da Inaki Aizpitarte, chef basco de Le Chateaubriand, al 129 di Avenue Parmentier. Divertente, vivo, non caro (40 euro).
– Se siete dalle parti di Montmartre per un brunch andate a Le Miroir, un autentico bistrot parigino al 94 di Rue des Martyrs guidato da Sébastien Guénard, ex chef de La Tour d’Argent. Conto medio 30/40 euro.
– Nella zona più chic dell’alto Marais c’è Chez Omar al 47 di Rue de Bretagne, è un ristorante nordafricano nella cornice di un vecchio bistor parigino. Cous cous e grigliate vivamente consigliate.
– Il percorso di iniziazione ai macaron deve necessariamente cominciare da Pierre Hermé, in Rue Bonaparte, anche se la migliore pasticceria parigina è quella di Philippe Conticini, in Rue du Bac 93. Una sola parola: orgasmica.
– Gli adepti di un celebre dolce parigino, il Montblanc, si dirigano verso Angelina, in rue de Rivoli di fronte ai giardini Tuileries.
– Esperienza insolita: un pranzo al Marché des Enfants Rouges che si trova in Rue de Bretagne 39. È un mercato poco battuto dai turisti in cui si può mangiare all’aperto scegliendo tra specialità marocchine e cucina biologica. L’atmosfera è impagabile nonostante sia molto economico.