di Leonardo Romanelli 4 Agosto 2011

Si può padroneggiare un noto ristorante di pesce nella Versilia pullulante di vip senza essere snob, esageratamente istrionici, addirittura volgari? Per rispondere a questa domanda basta una parola: Romano. Non dobbiamo scomodare rinomati opinionisti per sapere che il ristorante della famiglia Franceschini avvicenda novità e classici con grazia e l’avvedutezza di una carta dei vini che genera endorfine. Il segreto sta in una divisione dei compiti scientifica: Franca in cucina, Romano in sala con Roberto, al quale spetta la responsabilità della cantina.

Il fritto da antipasto è una meraviglia per come scricchiola gradevolmente sotto i denti, specie se solleticato da una briosa bollicina. Poi si inizia. Va da se’ che il crudo non manca, ma rivolgere l’attenzione al resto diverte di più: i calamaretti ripieni di verdure e crostacei sono puro godimento, e resistere al demone febbrile degli scampi con pomodoro fresco e fagiolini, semplici ma assoluti, è un vero problema.

La pasta è tutta una griffe, ogni formato ha il suo produttore di fiducia, Romano medesimo per quella fatta in casa. il “fusilloro Verrigni” con triglie, traina e scorfano è voluttà mentre sui secondi comanda il mercato. Le cotture classiche non difettano, ma gli sparnocchi al miele di castagno sono il motivo del perché sottoscrivo Romano ogni volta che si può. Si arriva ai dolci ancora con le voglie, scegliete dal menu qualsivoglia parola straniera, dal crumble al parfait è tutto delizioso.

Distacco, apatia, indifferenza per le sorti del mondo, ecco cosa prova l’eno-ardente davanti alla carta dei vini di Romano. Ampia, esauriente, istruttiva, piena di champagne mai ovvi, con tanti vini rossi, suddivisa a dovere. Eppure, se vi pare il caso, potete metterla da parte e arrivate al vostro vino parlando con Roberto. Quello della casa è fatto dallo stesso Romano a Montecarlo… Montecarlo di Lucca, chiaro, ‘che a pullulare di vip basta e avanza la Versilia.

[Crediti | Link: Romano. Immagini: A life worth eating]