di Lorenza Fumelli 23 Agosto 2011

Pssst… hey, dico a voi, se tra una partita a racchettoni e una grigliata di pesce riuscite ancora a fare un piccolo sforzo di memoria, volevo chiedervi quanti libri di Eno e di Gastro sono acquartierati nella vostra libreria? Pochi, un certo numero, tanti, tantissimi? Personalmente, un eccesso. Faccio un piccolo inventario: tutte le annate di 2000 vini dalla Grande Guerra in poi, la guida Tre Bicchieri, SloWine, una divertentissima copia dell’Annuario di Luca Maroni, la guida 99 Champagne, una decina di libri sui cocktail. Manuali su: formaggi, conserve, antipasti, spezie, un saggio oversize dedicato alle cocotte e uno sulle terrine. La cucina dei Tabarchini, Sua Maestà il Baccalà, le ricette dei bistrot, le ricette delle osterie, le ricette di Ada Boni, le ricette di Moreno Cedroni e quelle di Igles Corelli.

Testi in lingua spagnola, inglese, francese, cinese e giapponese. Monografie su crudi, crumble, pesce, tapas, sushi, insalate, oli e un librino sui cucchiai all’italiana (?). Cucinare in cinque minuti, cucinare a impatto zero, cucinare per prevenire i tumori e poi le guide: Slow Food, Gambero Rosso, Espresso, Michelin, Identità Golose, Mangiarozzo, Touring e ogni info possibile immaginabile su osterie, alberghi, b&b, ristoranti, bar, botteghe, tuguri e bla bla. Se li ho letti tutti? Ma che scherziamo? Sfogliati forse, ma onestamente i libri che consulto più spesso si possono contare sulle dita di una sola mano, letteralmente. Eccoli:

Roma per il goloso, La Pecora nera Editore.

Una guida è una cosa utile, deve poter essere consultata per necessità, perché se ne sente il bisogno e questa, per chi vive a Roma, è un bel esempio di vademecum semplice e facilmente utilizzabile. Solo botteghe del gusto selezionate con criterio e per tutte le esigenze, divise per quartieri. Lode alla Pecora Nera.

Alberghi e ristoranti d’Italia 2011, Michelin.

Potrei fare la gastrofighetta schizzinosa e dire che “io la guida Michelin la uso solo come ferma porte”, solo che sarebbe falso. Falsissimo. E’ la mia bibbia dei sogni proibiti, ispirazione per itinerari gastronomici spesso largamente fuori budget, terreno di fantasie perverse che hanno il gusto di realizzarsi di tanto in tanto. Quindi: Michelin sia.

Il piacere del vino, Slow Food editore.

Siccome non ho avuto la fortuna di seguire un corso da sommelier, spesso mi ritrovo a rileggere questo testo di degustazione for dummies per imparare o ripassare qualcosa di utile sull’assaggio del vino. Il rischio di essere sbeffeggiata dai molti amici eno-talebani è dietro l’angolo, quindi in genere preferisco consultarlo di nascosto.

Libro Sei, Cucina e Vini editore.

Irrinunciabile testo di riferimento per chi vuole scrivere di gastronomia grazie alla splendida penna di Alessandra Meldolesi e alle foto che-di-meglio-non-ce-n’è realizzate da Bob Noto. Lo uso per spiegare ai miei amichetti meno malati di me cos’è la cucina di ricerca e soprattutto perché mi ha rapito il cuore.

Il talismano della felicità di Ada Boni, Editore Colombo.

Banale, direte voi. Ma andiamo! Chi è che non consulta il ricettario per antonomasia almeno per le preparazioni classiche? Naturalmente in combinata con blog, riviste, testi specifici e consigli di amici e parenti. Massimo rispetto per la signora Ada e per il suo linguaggio vintage.

E veniamo a voi. Soffrite del mio stesso disturbo ossessivo-compulsivo che vi spinge al possesso di tutti i libri di enogastronomia in commercio? E alla fine del giorno, quali sono i testi che consultate più spesso?

[Crediti | Immagine: Flickr/Emily Carlin]