di Prisca Sacchetti 10 Agosto 2012
Ristorante L'Esquilino, Roma

Forse è stato un colpo di sole. Ma la sentenza che ha mandato assolti otto ventenni dopo un’abbuffata di amatriciana e coda alla vaccinara al ristorante L’Esquilino di via Cavour, in centro a Roma, è veramente indigeribile.

Ormai siamo così attappetati che se al momento del conto, 240 euro incluso lo spumante, qualcuno tenta di dileguarsi senza pagare, con il personale che prova ovviamente a trattenerlo, e quel qualcuno per tutta risposta inizia a far volare tavoli, sedie e bottiglie, lo processiamo per direttissima con una sfilza di accuse (danneggiamento, rissa, tentata estorsione) e poi lo assolviamo «perché il fatto non costituisce reato».

R-I-P-E-T-O: perché il fatto non costituisce reato. A Roma, almeno.

Di questo passo Abdul Halim, il gestore del ristorante, che basito ha commentato «Il giudice avrà avuto le sue ragioni, intanto mi tengo il danno», sarà costretto ad accontentare l’importuno ronzare di chiunque voglia mangiare, anche se con le tasche vuote, come gli otto ragazzi in attesa di imbarcarsi per Civitavecchia e lavorare sulle navi da crociera.

Forse però potevamo osare di più. Potevamo, per esempio, non spiegare la sentenza che ha strabiliato il pm e gli stessi avvocati. Fatto. Anche quello. Ne sapremo di più con il deposito delle motivazioni. Sì, tra due settimane.

Nel frattempo non pagare il conto al risotrante non è reato, anche questa è Roma.

[Crediti | Link: Il Messaggero. Immagine: Il Mattino]