di Francesco Zoffoli 7 Gennaio 2013
ciliege

Buongiorno, sono Francesco Zoffoli, ingegnere gastrofanatico con il tic della fotografia. Vi invito a seguire il primo episodio di Fotografare il cibo, corso di fotofood da oggi su Dissapore una volta alla settimana. In Italia si pubblicano libri di cucina in quantità anomala. E le riviste non sono da meno. D’accordo, come approfondimento editoriale prêt-à-porter non è strepitoso. Ma pensateci, sono migliaia di pagine stampate in cui le immagini, apparentemente semplici, quasi uno scatto e via, riempono i libri relegando il testo a piccole porzioni di stampa. Torte guarnite con decorazioni cremose, piatti di pasta seducenti, carni ancora sfrigolanti e macedonie succose: caleidoscopi colorati che deliziano gli occhi prima ancora del palato.

Solo a sfogliarli, e non abbiamo ancora letto mezza pagina, ci mettono una fame da lupi. Ma sono solidi testi di cucina o ammalianti libri fotografici?

Voilà la foto è servita, oserei dire, e la ricetta?

1/3 tecnica fotografica
1/3 presentazione del piatto
1/3 illuminazione

crema di noccioleTutto qui? Troppo poco per liquidare l’ossessione contemporanea da cui nessuno sembra immune: fotografare il cibo. Chi di noi nel 2012 appena salutato non ha pubblicato sul blog, su Facebook, Twitter, Foursquare, Pinterest e Flickr almeno una foto scattata al ristorante o nella cucina di casa? Complice, certo, l’evoluzione tecnologica: il 2012 è stato l’anno di smartphone e tablet, tutti ormai possiedono dispositivi dotati di fotocamera e visto che “una foto comunica più di mille parole”… Per non citare le app specifiche che nascono come funghi, da Foodspotting all’italiana Cibando.

Ma come possiamo migliorare la qualità delle nostre fotografie prima e dopo lo scatto?

La ricetta perfetta inizia prima di mangiare. Prediamoci un momento, osserviamo. Sono gli occhi che comunicano al cervello se una cosa può essere appetitosa o meno, la prima selezione avviene con gli occhi, uno sguardo evoca sensazioni, richiama alla mente i sapori, ci fa ricordare un’esperienza sensoriale.

Nella comunicazione, che sia uno scatto al ristorante da postare su Facebook o la foto per il proprio blog, serve lo stesso amore che gli chef mettono nella scelta degli ingredienti e nella preparazione dei piatti.

Eppure esiste una differenza tra l’occhio umano e l’obiettivo. Quando guardiamo con gli occhi la fame e la gola fanno brutti scherzi: il cervello taglia dalla scena tutto il superfluo facendoci concentrare solo sui particolari. Con la fotografia questo non accade, l’obiettivo coglie tutta la scena e quando riguardiamo la foto siamo distratti dai troppi dettagli.

Se con una buona foto attiriamo attenzione, con una riuscita male, chiaramente, otteniamo l’effetto contrario. Si potrebbe obiettare che basta far venire l’acquolina in bocca a chi guarda, purtroppo tra la teoria e la pratica, lo sappiamo, c’è poca differenza in teoria ma molta in pratica.

budinoIl cibo, fotograficamente parlando, è un soggetto particolare, ricco di colori, di texture, di superfici lucide e opache, di particolari da dover mettere in risalto e spesso le foto fai da te diventano una banale vista dall’alto della tavola.

Ma cosa significa fotografare il cibo? Cosa, precisamente, vogliamo rappresentare? Per prima cosa passione per la cucina, per le sensazioni che trasmette un piatto, quindi curiosità su come viene preparato. Gli ingredienti, la loro origine, la storia della ricetta, la tecnica, cosa lo chef vuole mettere in evidenza, tutti questi particolari permettono di apprezzare maggiormente ciò che stiamo mangiando. La fotografia, immortalando con la luce ogni più piccolo dettaglio, cristallizza la sensazione.

Conoscere la preparazione del piatto e gli ingredienti è anche un buon inizio per capire cosa mettere a fuoco, cosa esaltare e cosa nascondere, e quindi cosa evocare con la fotografia. Cerco un dettaglio, un messaggio da trasmettere, una storia, lo faccio scegliendo la luce, l’inquadratura, il particolare, l’ottica giusta, il punto di messa a fuoco, poi inspiro … trattengo il fiato … chiudo gli occhi e infine scatto.

Di volta in volta evidenzio la cremosità, la croccantezza, la freschezza, l’assonanza tra gli ingredienti e la loro armonia, cerco di disegnare con la luce un messaggio appetitoso che letto dagli occhi sia destinato deliziare il palato.

Per chi ama l’enogastronomia, fotografare il cibo significa soprattutto conoscere. Stabilire rapporti complici e un po’ goliardi con gli chef, i ristoranti, la cucina, il vino e le tradizioni del posto.

Ci rileggiamo settimana prossima, quando parleremo di come si sceglie una fotocamera.

[Crediti | Tutte le immagini sono di Francesco Zoffoli]