di Prisca Sacchetti 14 Settembre 2012
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Levarsi dalla testa l’idea di imitare Gabriele Centazzo, l’imprenditore di Pordenone presidente di Valcucine, che ha comprato tre pagine su Corriere e Repubblica di oggi per indignarsi e sognare un “nuovo Rinascimento italiano”. Costa come una manovra economica e rischia di avere lo stesso indice di gradimento.

Potreste leggere su Twitter commenti infastiditi (“Ma che palle le lezioncine da self made man” – Phoenomena) oppure analisi in 140 caratteri sul desolante digital divide (“Imprenditore PAGA 3 pagine per manifesto che NON mette gratis su web” – mfioretti, invece le ha messe, su apposito sito). Però, aspettiamo a calcolare il rapporto costi-benefici, intanto qualche giornale inizia a domandarsi chi diavolo sia Gabriele Centazzo.

Se vi state chiedendo per quale motivo parliamo di lui, dovete sapere che tra i rinascimenti evocati nelle tre pagine scritte fitte fitte, tra infinite proposte per “risollevare le sorti dell’economia e della cultura italiana” –dai nuovi modelli di auto consigliati a Marchionne ai complimenti per Eataly–, c’è anche, come poteva mancare, il cibo.

Ora, se leggendo quanto segue sentite un fremito, un turbamento improvviso e tumultuoso, sapremo che sta iniziando una nuova avventura. Ma fateci sapere cosa ne pensate in ogni caso.

“…Tornando alla metafora delle colonne, ho messo come possibilità di sviluppo del lavoro la genuinità. Penso che l’Italia, spesso schiava delle leggi standardizzanti europee, debba avere, almeno sul cibo, il coraggio di emanare leggi molto più severe, per bandire ad esempio tutti i coloranti, conservanti, gli insaporitori chimici e tutte quelle diavolerie che vengono usate nei ristoranti.

Ritorniamo al cibo genuino, indipendentemente dalle leggi europee! Com’è ridotto il settore del gelato? Intrugli di polveri e concentrati fanno rabbrividire l’insegna che ormai troneggia quasi in ogni gelateria italiana: “Gelato Artigianale”. Eppure, in anni non lontani, i gelatieri italiani conquistavano il mondo con la loro qualità.

Sempre in tema di enogastronomia constato, per fortuna, quanto successo stanno avendo Slow Food e Eataly, che recuperano la vera artigianalità e le varietà genuine della storia dei cibi e dei vini italiani. Il governo deve avere il coraggio di emanare leggi che rendano il cibo italiano il più genuino al mondo. Sono certo che provvedimenti del genere, che non costerebbero nulla allo Stato, genererebbero un potente volano per il turismo, che potrebbe dar lavoro a migliaia di giovani.

Attraverso la genuinità, si potrebbe dar vita anche alla nostra agricoltura agonizzante, sviluppando con intelligenza e creatività il biologico, per diventare i primi al mondo in questo settore.

Non avanzo istanze generiche, chiedo provvedimenti da attuare subito. Lo Stato deve organizzare un’agenzia per la difesa dei brevetti, del design, della tipicità del cibo italiano”.

Gabriele Centazzo, designer e presidente della ValCucine.

[Crediti | Link: Twitter, Rinascimento-Italiano, Wired]

commenti (7)

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  1. Non appena ho letto nel manifesto la parola genuino, ho capito tutto…
    GENUINO non si addice più nemmeno per i piatti utili allo svezzamento…

    Si, signor Centazzo, bandiamo tutti i conservanti, così poi vediamo quanto sarà “genuino” il nostro cibo coperto dal velo di muffa, al secondo giorno di supermercato.
    Mi dispiace dover pensare a quanti soldi abbia dovuto spendere Centazzo per pubblicare un manifesto che non ha un senso logico.
    Non conosco il resto del manifesto ma, la parte gastronomica la trovo un po’ da discorsi della nonna che si coltiva il basilico in balcone.

    1. il cibo con la muffa? ma cosa dici?
      io mangio solo cibo senza conservanti e ti assicuro che in frigo non ho nessuna muffa. ci vuole educazione alimentare per capire che i conservanti non servono MAI al consumatore ma solo all’industria e ai produttori.

    2. Gianluca, apprezzo molto il tuo stile alimentare. Io però quando rifletto sulle scelte alimentari non penso alle mie ma a quelle della collettività.
      Purtroppo tornare alla tecnologia alimentare di 60 anni fa non credo sia possibile, ne tantomeno utile, quantomai economicamente sostenibile.
      Quello che volevo dire è che bisognerebbe trovare il giusto compromesso….

      Quando pensavo alla muffa, mi riferivo ai supermercati… che facciamo, li chiudiamo tutti e torniamo al mercato rionale?

      Sarebbe un’idea favolosa ma so che non è quella la direzione adatta per crescere tutti insieme e quindi rimango con i piedi per terra e accolgo i conservanti, sperando però di avere sempre la possibilità di scegliere.

    3. Perchè tornare al mercato rionale non è la direzione adatta per crescere tutti assieme? E soprattutto cosa vuol dire “crescere tutti assieme”?

    4. Non sono contro l’idea del mercato rionale o qualsiasi altra forma di consumo decisamente più sostenibile. Anzi!
      Mi piacerebbe vedere l’Italia supportare queste forme di economia agricola, anche perchè siamo tra i pochi Paesi che possono permetterselo.
      Questo però non dovrebbe vincolare la possibilità di far sviluppare l’industri agroalimentare, altra eccellenza italiana. Il nostro export non gira tutto sulle materie prima ma anche sui prodotti lavorati. E’ ovvio che mi suona il campanello d’allarme se si parla di eliminare i conservanti. A quel punto voglio fornita l’alternativa valida. Tutto qua.
      Quel tutti assieme si riferisce all’agricoltura e all’industria (che non sempre è paragonabile al diavolo).
      La cosa migliore sarebbe trovare il modo di sostenere entrambe, facendo attenzione alla qualità dei prodotti, permettere al consumatore di scegliere cosa mangiare e offrirgli le comodità.
      Noi qui siamo tutti bucolici gastroappassionati ma se uno – per ragioni sue – vuole la Nutella e una busta di pasta surgelata, avrà pure il diritto di comprarla! 🙂

      L’idea che mi sono fatto leggendo lo stralcio di manifesto è che si voglia lasciare spazio solo per una parte di sistema facendo percepire tutto il resto come sbagliato.
      Vorrei andare a fare la spesa al mercato sotto casa con i prodotti locali ma vorrei anche poter lasciare lavorare l’industria alimentare che spesso fa cose di cui oggi non tutti possono fare a meno.

    5. noto che quando si parla di conservanti molta gente fa confusione e mette tutto nello stesso calderone.
      la nutella non contiene conservanti, la pasta surgelata non lo so – dipende che marca – ma comunque magari di quella ne facciamo anche a meno.
      ma non è che per mangiare cibo senza conservanti devi andare al mercato, si può fare tranquillamente al supermercato.
      gli unici alimenti che NECESSITANO di conservanti sono salumi e insaccati, per il resto, facendo un pò di selezione, si può trovare tutto senza conservanti anche al supermercato.

  2. Non avete letto l’articolo intero perchè nessuno in rete lo ha pubblicato intero e dat giudizi su uno stralcio. Questo è il pressapochismo italiano di cui si parla nell’articolo, quel pressapochismo che ha portato il nostro paese allo sfascio. Che delusione. Quante verità fastidiose e coraggiose sull’articolo in questione.